ATHENA - (2022) di Romain Gavras & Ladj Ly [Netflix]

Aggiornamento: 25 set

Tragedia Epica Greca e Guerriglia Urbana su di un palco periferico pronto ad esplodere


La TRAMA E’ SEMPLICE: la morte di un ragazzino delle banlieu avvenuta in circostanze misteriose dopo un’alterco con la polizia, riunisce i suoi 3 fratelli maggiori: Abdel che presta servizio come militare, Moktar ch’è invischiato in attività criminali o illecite e Karim divorato dalla vendetta. Tutti e 3 vorrebbero far giustizia e vendicare la morte del loro parente ma mentre i primi 2 cercano di tenere sotto controllo le crescenti tensioni degli abitanti del quartiere e dei propri conoscenti e familiari, il 3° invece alimenta il fuoco della rivolta. E quando la loro comunità si barricherà in una vera e propria fortezza sotto assedio, il sanguinoso scontro con le autorità sarà inevitabile.


ANALISI & CONSIDERAZIONI: sin dal titolo, ciò che Gavras (dal background di videoclipparo) e Ly (fattosi la gavetta come documentarista) mettono in scena è una rivisitazione dell’Iliade e altri miti greci con un linguaggio tra il post-moderno e il post-videoclip.


Sul piano tecnico si vola su livelli altissimi dove i virtuosismi, i saggi di bravura e di stile si sprecano: come in un dipinto di Delacroix nulla è immobile, così come non lo sono il susseguirsi degli atti, il cammino dei personaggi e la documentazione frenetica di ciò che sta accadendo.


E la m.d.p. agisce di conseguenza: con i suoi piani sequenza (notevoli in tal senso i 15 minuti iniziali), le sue inquadrature ricercate, i movimenti di macchina e le carrellate riesce a farci immergere al massimo nella vicenda e a rendere tangibili e palpabili le sensazioni suscitate dai personaggi e dalle situazioni. Anche quelle date dagli elementi: dalla densità dei fumogeni all’espandersi delle fiamme dei molotov e le esplosioni colorate dei fuochi artificiali, dal clangore degli scudi e degli strumenti da sommossa alla sofferenza degli arti che si spezzano e del sangue che sgorga.


Riuscendo a trovare l’equilibrio perfetto anche nel caos e nella frenesia, riuscendo a rendere l’azione sempre nitida e coinvolgente, senza lasciare che la spettacolarità sia fine a sé stessa.


Mentre i canti di battaglia, il battere martellante delle superfici e le cariche battagliere richiamano le guerre di epoche passate. Trasmettendo l’epica tanto nelle dimostrazioni di forza quanto nella paura, nella paranoia e nella disperazione che anticipano quanto deve abbattersi.


Fenomenale e al cardiopalma poi la colonna sonora imbastita da Gener8ion a base elettronica, musica lirica e cori gregoriani, non si poteva chiedere di meglio!


Dal canto loro i personaggi riescono a veicolare la confusione e la lacerazione che la calamità, le divisioni degli ideali e le loro responsabilità comportano. Anche se alcuni di questi potevano essere approfonditi meglio o gli si potevano apportare maggiori sfaccettature.


Mentre sul piano tematico, come per “Les Misérables” del solo Ly di 2-3 anni prima, viene ribadita l’inesistenza tra buoni o cattivi fra chi provoca le rivolte, chi cerca di sopprimerle o chi vi prende parte, ma solo cattivi coltivatori. L'estremismo deplorato che muove le fila e agisce indisturbato non ha un unico schieramento e non và da una sola parte.


Da una parte vi è la diffidenza di nei confronti di una parte della città considerata senza speranza e di chi la abita, che fa vedere di tutta l’erba un fascio, permette abusi di potere e dispiega un quantitativo di forze spesso eccessivo. Dall’altra le rivolte che pur partendo dai migliori propositi e dall’impossibilità di potersi esprimere, aberrano il messaggio di cui vorrebbero farsi portatori e lo sperperano a causa dell’auto-distruttività dei loro portabandiera che alla fin fine non sono altro che persone plausibilmente disperate ma lasciate completamente a sé stesse, alla propensione per lo scontro e alle loro paure.


Ciò che li circonda è uno Stato indifferente e passivo (sia verso gli uni che verso gli altri) a cui non interessa guardare, ascoltare o andare oltre. E ad aleggiare nell’aria vi è il crudele ripetersi degli sbagli compiuti nella storia dell’umanità.


Malgrado un minor numero di riflessioni e un maggior studio dei personaggi, “Athena” è una pellicola potente, catartica e spiazzante che non fa sconti e si fa portavoce di temi universali che travalicano i tempi in cui la storia è ambientata.


Un altro titolo imperdibile per questa annata, un altro degno erede de “La Haine” di Kassovitz e uno dei migliori film francesi del Nuovo Millennio assieme ai “Miserabili” che lo precedettero.

VOTO: 8/9


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