BATTLE ROYALE - (2000) di Kinji Fukasaku

Generazioni al Massacro


TRAMONE: in una distopica nazione asiatica non ben specificata, dove gli adulti e le autorità stanno progressivamente perdendo potere, il tasso di disoccupazione è al 15% e la criminalità giovanile si fa sempre più forte, il governo decide di varare una misura con la quale vengono estratti a sorte di un determinato numero d’ignari studenti delle superiori e delle medie per partecipare ad un crudele gioco di sopravvivenza che si svolge su di un’isola monitorata.


Tale competizione prevede che in 3 giorni i ragazzi si eliminino a vicenda (grazie anche ad armi ed accessori di sopravvivenza che gli vengono assegnati in maniera casuale) finché non ne resterà solo uno che avrà così l’opportunità di tornare a casa “temprato” dall’esperienza. Se allo scadere del 3°giorno resteranno in vita più soggetti del previsto, il comitato (di cui fa parte il freddo e calcolatore Professor Kitano, interpretato proprio dal grandissimo attore/filmaker ‘Beat’ Takeshi) farà detonare le cariche esplosive poste sui collari fatti indossare ai ragazzi.

ANALISI & CONSIDERAZIONI: Il Nuovo Millennio è da poco cominciato, la nuova ondata del cinema nipponico è pronta a prendere piede e chi meglio di uno dei maggiori registi popolari quali poteva dare il miglior calcio d’inizio?


Alla veneranda età di 70 anni, si affaccia al 2000 con la trasposizione d’un celebre manga che a distanza di anni avrebbe fatto scuola e influenzato molte altri titoli a venire (basti pensare alla saga di “Hunger Games” con Jennifer Lawrence). Dando vita ad una pellicola talmente spiazzante e personale che alcune majors tentarono di limitarne la distribuzione, ma in un modo o nell’altro (anche a distanza di anni), finì per arrivare a tutti e ottenere uno status di cult (lo stesso Tarantino la omaggerà nel 1°Kill Bill includendo una letale regàzzina armata di catena).


Una storia di sopravvivenza all’ultimo sangue e azione distopica con la quale raccontare sia una crudele storia di formazione sia mettere a nudo una società avanzata ma smarrita che sottostà a regolamenti retrogradi dettati da una mentalità disfattista da cane-mangia-cane.


L’isola stessa diviene sia terreno di sperimentazione che un personaggio fisico e geografico che stimola inaspettati cambiamenti interiori. Dove i più intellettuali sviluppano tendenze omicide e gli animi più fragili, se non reggono, scelgono di farla finita da sé (richiamando l’harakiri delle ere passate). Dove le amicizie si scoprono fragili e mettono tutti contro tutti.


La forza di “Battle Royale” sta soprattutto nei concetti e nella loro rappresentazione.


Fukasaku ritrae una società il cui progresso cela arrivismi e iper-competitività, dove le genti che lo abitano e chi li governa sono allo sbaraglio e si vedono costretti a castrare qualsiasi aspirazione. E invece di cercare soluzioni civili adatte al loro tempo, ammettere i propri sbagli e trovare alternative, è più semplice crogiolarsi nel decadimento dando la caccia ai presunti trasgressori e sacrificare coloro che dovrebbero rappresentare il futuro.


Costringendoli a sterminarsi a vicenda e premiare i pochi sopravvissuti che dovranno convivere con simili turbe, incentivandoli a credere che sia meglio così, rendendoli da animali in gabbia a traditori provetti e carnefici compiaciuti.


Quanto alla scrittura, il cineasta riesce a delineare benissimo i personaggi e la loro coralità, fornendoci l’interesse e la curiosità di seguirli senza però affezionarci troppo ed empatizzando fin dove necessario, rammentando che sono più o meno tutti destinati a diventare carne da macello.


Pur facendo il tifo per il terzetto che alla fine si ergerà a protagonista e cuore della vicenda, il personaggio più sfaccettato è soprattutto quello interpretato dalla vecchia volpe Takeshi Kitano <l'unica cosa che gli fu imposta per il ruolo fu: “studia la parte ma comportati e agisci come faresti normalmente”>, sorta d’inflessibile controllore a sua volta vittima del sistema con il quale ha scelto di collaborare per rassegnazione e mancanza di vedute più ampie.


Mentre sul piano tecnico, la mano del Kinji possiede uno stile sobrio ed elegante, l’azione è ben presente e ben girata ma mai pomposa, tamarra o esagerata, la tensione c’è tutta e le esplosioni di violenza potrebbero verificarsi da un momento all’altro, il ritmo talvolta si fa più indiavolato e altre volte più lento o contenuto. Il sangue scorre quando necessario, non vengono fatti sconti per nessuno e quando meno ce l’aspettiamo trovano spazio anche improvvisi squarci surreali o deliranti.


Le musiche sinfoniche incalzano e danno una marcia in più al ritmo e ai momenti più spiazzanti, arrivando ad includere persino brani di Giuseppe Verdi e sonorità più moderne. Mentre la fotografia dai toni densi arricchisce quanto viene messo in scena.


Grazie all’unione di tutti questi elementi, seppur perdendo la satira dell’opera cartacea, “Battle Royale” non è solo una delle pellicole più potenti dell’ultimo ventennio ma è anche uno dei migliori testamenti artistici che questo regista potesse lasciare, dato che purtroppo perirà a causa di un cancro al pancreas 3 anni dopo (già durante le riprese di tal pellicola non stava benissimo ma impiegò tutte le sue forze per realizzarla e portarla a compimento).


Nella sua violenza “B.R.” è anche il raggiungimento di una profonda ricerca interiore di un’intera carriera, la ricerca di uno slancio vitale più possibilista e speranzoso verso il futuro, pur non lesinando su moniti e critiche alla società nel corso della storia (negli anni della 2^Guerra Mondiale, Kinji fu uno dei pochi superstiti della sua classe durante un bombardamento da parte di forze alleate).


Dove gli sbagli del passato finiscono per ricadere sulle generazioni future, corrompendole con le ambizioni e la mancanza di sensibilità. Un contesto che lascia poco spazio alla fiducia per il futuro ma proprio per questo è necessario sopravvivere, battersi e tentare il più possibile per risvegliare le coscienze, sensibilizzare senza risultare moralisti, far sì che gli sbagli più atroci non vengano ripetuti e non si dimentichino e per garantire un avvenire migliore sia per noi che per chi ci succederà.


In questo sta la grandezza del film e questo è il miglior canto del cigno che un filmaker potesse dare.

VOTO: 9


#Japan #KinjiFukasaku #TakeshiKitano


4 visualizzazioni0 commenti

Post recenti

Mostra tutti