BREAKFAST CLUB (1985) - di John Hughes


La Quintessenza del Brat-Pack tra cultura, contesti sociali, stili di vita, sentimenti, crescita e grandi speranze



TRAMONA: Siamo a Chicago, nella primavera del 1984. 5 studenti diversi (il teppista John Bender, Claire una delle ragazze più popolari della scuola e di buona famiglia, lo sportivo Andrew, il secchione Bryan e la sfuggente Allison) dello stesso istituto vengono obbligati dal Preside (che di tanto in tanto li verrà a controllare) a scontare le reciproche punizioni disciplinari in Biblioteca nel giorno di Sabato.


Ivi usciranno solo quando avranno consegnato un tema scritto dal titolo “Chi Sono Io?”. Ognuno di loro sembra non avere nulla da spartire con l’altro ma tra qualche bisticcio e qualche provocazione, finiranno per socializzare, confidarsi e mettersi a confronto.


PERCHE’ CONTINUA ad ESSERE Un EVERGREEN? Ciò che Hughes mette in scena è quasi un palco teatrale della vita, delle passioni di gioventù e dell’auto-analisi, dove dei ragazzi si confrontano col mondo esterno, con gli altri e il proprio io. Il tutto alla maniera di un novello Godard. Limitandosi a seguire ed accompagnare gli attori attraverso la sua sceneggiatura con un lavoro di regia tanto semplice quanto essenziale. Riuscendo ad infondere curiosità ad una narrazione che gira attorno un gruppo di ragazzini che per un’ora e 40 non fanno altro che discutere e straparlare, si mettono a nudo, si liberano dei loro fardelli e stabiliscono chi/cosa vogliano davvero essere. L'unica nota negativa, se proprio vogliamo trovarne una, è la mancanza di più tentativi di fuga dall'istituto.

I tratti iniziali dei personaggi vengono delineati come in un western urbano. Tutti loro hanno paura di non riuscire a realizzarsi e di “non esistere” agli occhi propri ed altrui, ma ancor di più sono terrorizzati all’idea di diventare come i loro genitori o come gli altri adulti.


Andrew (interpretato da Emilio Estevez, non ancora affermato filmaker, con la voce di Mauro Gravina) fa di tutto affinché suo padre apprezzi i suoi sforzi e le sue imprese come giocatore di football e, per provare a seguire le orme paterne quando questi era studente, bullizzò un coetaneo senza che questi avesse fatto nulla per meritarselo; Claire (un’adorabile Molly Ringwald doppiata da Fiamma Izzo) è l’oggetto dei litigi e delle attenzioni dei propri genitori, tende a guardare tutti dall’alto verso il basso e fa di tutto per non perdere il proprio status di ragazza popolare, ambita e privilegiata (talvolta mentendo circa la propria emancipazione "intima” e marinando la scuola per fare shopping); Bryan (Anthony Michael Hall con la voce di Fabio Boccanera) è un bravo ragazzo un po schivo ma pressato dai propri genitori affinché abbia sempre una media altissima e ha tentato il suicidio per un’insufficienza, solo che il mezzo col quale tentò di compiere il gesto estremo si rivelò un lancia-razzi; Allison (Ally Sheedy con la voce di Giuppy Izzo), la tipa stramba nonché bugiarda cronica è completamente ignorata da tutti, persino dai propri genitori, e si scoprirà non aver combinato nulla, semplicemente non aveva di meglio da fare e li ha voluti seguire per passare il tempo. Anche se la palma al mattatore della storia, il personaggio più rappresentativo e che più ruba la scena è sicuramente il John Bender di Judd Nelson (doppiato dal grandissimo Tonino Accolla, buonanima).


John è un cane sciolto che però abbaia e all’occorrenza morde o si prende le cose con la forza per un senso di auto-difesa indottagli da un padre violento (spesso ubriaco, molesto ed irascibile) e una madre anaffettiva (a sua volta vittima dei soprusi del capofamiglia). Incarna la voglia di spaccare tutto dei giovani e degli outsiders in cerca di rivalsa e il suo temperamento, per quanto irritante, è quello di uno spirito libero dalle repressioni imposte dalla società benpensante. Deride e colpisce cons sprezzo i nervi dei club didattici che per certi versi rappresentano la società americana di quei tempi, sempre più lontana dal sogno americano che un tempo l’animava e che non sarebbe più tornato. E’ anche grazie alle sue bravate e provocazioni che gli altri trovano il coraggio di gettare le maschere e mostrare la propria vera indole. Facendo cadere ogni pregiudizio e ponendo tutti su un piano nel quale nessuno è peggiore o migliore o più diverso.

Da questo lungo soggiorno passato in biblioteca ne usciranno tutti trasformati: Andrew capirà di non dover dimostrare più niente a nessuno e di essere sé stesso; Allison imparerà ad aver più amor proprio e far sentire la propria presenza nel mondo che la circonda, oltre ad instaurare una relazione con Andy; Bryan si renderà conto che tutto ciò che farà da lì in poi dovrà farlo soprattutto per sé stesso, che non è il rendimento scolastico a valorizzarlo e che per quanto tardivo nelle relazioni qualcosa di buono col tempo gliene verrà; Claire imparerà ad essere meno superficiale, a farsi più intraprendente e farsi valere senza il bisogno di ostenti e s’innamorerà di John (suo esatto opposto); quest’ultimo imparerà ad aprirsi di più, si renderà conto che c’è speranza anche per lui e che non è destinato a diventare od essere considerato un poco di buono.

Lo stesso preside/orco/aguzzino/sceriffo è una figura titubante. Non comprende le generazioni successive alla sua e le etichetta come potenziali teppisti fin tanto che il bidello della scuola non gli farà a notare che nel bene e nel male, chi più chi meno, i ragazzi sono sempre gli stessi, semplicemente sono state le sue scelte di vita e la carriera che ha deciso d’intraprendere ad averlo cambiato ed invecchiato.


Ciò a cui assistiamo è un’atto di profonda auto-analisi scaturita dalla ribellione ad un mondo che non sembra voler comprendere questi ragazzi e di un momento storico che devono cercare di rendere proprio. Tutti cambiamo e i cambiamenti spaventano, certe cose rimangono e altre si perdono MA sta ad ognuno di Noi mantenere la propria essenza maturando ed evolvendo, sta a Noi dare una svolta e, allo stesso tempo, cercare di conservare le cose che riteniamo importanti.


Chi invece vuol catalogare determinate persone secondo schemi o stilemi identificativi predefiniti lo fa spesso per comodità, superficialità e mancanza di lungimiranza. Siete liberi di vederci come più vi fa comodo ma se non sarete in grado di guardare oltre, ogni vostra lamentela sarà vana e continuerete a vederci così. Siete voi ad averlo scelto, come noi ciò che sceglieremo e cercheremo di diventare senza aspettarci che vada bene a tutti.

“Breakfast Club” è un’invito a scavare in noi stessi e negli altri, non nascondere le proprie debolezze ed essere padroni del nostro cambiamento e del nostro fato attraverso il tempo. La voglia di mostrare di che pasta siamo fatti, affrontare di petto e di testa la vita, decidere cos’è meglio per Noi e come vorremmo far diventare il nostro mondo. Praticamente IL Teen-movie perfetto e un manifesto indelebile dei suoi anni, arricchito da una colonna sonora da urlo figlia dei suoi tempi.

VOTO: 8+

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