C'ERA UNA VOLTA IN AMERICA - Una riflessione a posteriori


Non poteva esserci un canto del cigno più bello di "C'era una volta in America" per Sergio Leone!


Eppure non tutti sanno che il film ha avuto una gestazione lunga e complicata e che alla sua uscita negli USA non ha raccolto un grande successo di critica e di pubblico. Soltanto la tenacia del regista originario di Torella dei Lombardi ha fatto si che l’opera avesse la meglio sulle ritrosie della produzione capitanata da Aaron Milchan.


Analizzando a posteriori il percorso della produzione, della distribuzione e dell’accoglienza di questa pellicola non possiamo evitare di notare il fatto che il film, nel corso del tempo, si è prestato a differenti interpretazioni; la critica si è mostrata spesso divisa ed ognuno ha cercato di intendere la pellicola secondo il suo personale punto di vista. Ma proprio questa scia fatta di opinioni ed interpretazioni che il film ha lasciato dietro di sé ha contribuito poi nel tempo ad alimentare sempre più un successo che è arrivato, di fatto, in un secondo momento. Esaminando quindi ex post questo percorso travagliato, il pensiero che ci assale è che forse era proprio questo l’intento di Sergio Leone: dare vita ad un opera che facesse parlare di sé, che lasciasse spazio all’interpretazione, e che fosse in grado di suscitare sentimenti contrastanti.


In ogni caso, al di là delle opinioni personali e venendo all’opera in sé, l’elemento oggettivo ed innegabile è dato dal fatto che il principale punto di forza del film è sicuramente individuabile nella presenza di attori di grande spessore che hanno dato vita a delle prestazioni memorabili: Robert De Niro, in una delle sue prove più liriche ed emozionanti, nel ruolo del gangster David Aaronson "Noodles"; James Woods, alla sua prima grande prova, superata a pieni voti; Elizabeth McGovern che interpreta una Deborah magnifica.


Inoltre il delizioso cammeo di Joe Pesci nel ruolo di Frankie Monaldi e lo spassoso commissario di polizia di origine italiana intepretato da un grandissimo Danny Aiello costituiscono significativi e peculiari elementi che arricchiscono il contesto complessivo.


Quanto alla resa cinematografica il riferimento principale è senz’altro alle magnifiche scene della giovinezza di Noodles e Max, e all'amore del primo verso la bella Deborah. Numerosi sono gli elementi stilistici che riescono a coinvolgere a più riprese. Ogni scena sembra dar vita ad un microcosmo in cui lo spettatore finisce per perdersi, catturato e avvolto da un susseguirsi di emozioni: il Cantico dei Cantici; la salita al potere dei quattro amici, orfani del piccolo Dominic, ucciso dal delinquente Bugsy; i colpi agli ordini della mafia; la "caduta degli dei"; l'omaggio a Kubrick con l'utilizzo sagace e comico della "Gazza Ladra" di Rossini nella scena dello scambio delle culle nella clinica; l'atmosfera quasi trasognante e rassegnata nel finale del film; il rifiuto di Noodles di ammazzare Max che aveva "rubato" la sua vita; la misteriosa fine di Max e l'enigmatico sorriso finale nell'oppieria cinese di Noodles. Scene che fanno di questa pellicola uno dei capolavori del cinema italiano di tutti i tempi, se non addirittura il capolavoro assoluto.


Se ci soffermiamo su tutti questi elementi viene spontaneo domandarsi come sia stato possibile che il film, al momento della sua uscita, non abbia ottenuto il successo che meritava. Una necessaria considerazione da fare è che la pellicola venne vergognosamente mutilata dalla produzione per il mercato statunitense, tanto che alcune scene risultavano incomprensibili per gli spettatori essendo state addirittura eliminate parti contenenti elementi principali della narrazione o eventi chiarificatori.


Fortunatamente il film negli ultimi anni è stato sottoposto ad un restauro che ha tenuto conto delle direttive del regista. Questa riedizione ha dato una nuova linfa all’opera, e l'aggiunta delle scene tagliate nel 1984 rende ancora più bello il contesto!


Un motivo in più per riprendere la visione di questo capolavoro senza tempo, che dopo quasi 40 anni desta sempre meraviglia ogni volta che viene proiettato.

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