CABAL (1990) - di Clive Barker


Tra mostruosità e predestinazioni messianiche oltre la vita: il film più ambizioso del creatore di “Hellraiser”



TRAMA: La storia è quella di Aaron Boone, un ragazzo tormentato da strane visioni ed incubi nei quali vede creature raccapriccianti e si sente come richiamato da un luogo sconosciuto chiamato Midian.


Nel frattempo la cittadina nella quale vive è scossa da una serie di efferati omicidi. Su consiglio della fidanzata, si fa mettere in terapia da un inquietante psicanalista (il Dr. Decker, che più avanti si scoprirà essere il serial killer che terrorizza la città) che invece di aiutarlo, amplifica le sue angosce.


Un giorno Aaron recndosi in un vecchio cimitero in disuso scopre che Midian si trova al di sotto di esso e che lì vi abitano le creature dei suoi sogni. Da una di queste viene morso e scappa ma la polizia che sopraggiunge (guidata da Decker) lo crivella di colpi credendolo l’artefice delle stragi accadute.


Dato per morto, si risveglia in obitorio ormai non più uomo ma un essere ibrido - con dei particolari motivetti tatuati su tutto il corpo -, decide così di tornare a Midian e condurvi un’esistenza notturna, in quanto verrà considerato come colui che un giorno li guiderà nel mondo esterno.


Intanto la di lui fidanzata comincia ad indagare sul suo caso, decisa a riscattarne il buon nome e far luce sui misfatti, finendo col raggiungere anche lei il mondo sotterraneo. Ciò però porterà al violento scontro tra le autorità capeggiate da Decker (assieme ad uno sceriffo nazistoide ed un prete invasato) contro la popolazione "mostruosa" che abita Midian.


CAST/REGIA/TECNICI: a rivestire i panni del protagonista abbiamo Craig Shaffer, non un nome particolarmente conosciuto o blasonato ma fisicamente adatto alla parte assegnatagli e sufficientemente carismatico da riuscire a rendere molto bene il suo Aaron Boone che con le sue istanze, i suoi dubbi e la sua forte determinazione man mano che la pellicola procede dopo la sua “rinascita” finisce per convertirsi in una figura di proporzioni quasi bibliche, in quanto diviene una sorta di messia.


A prestare l’anima contorta e volto ad un antagonista d’eccezione vi è il visionario cineasta canadese David Cronenberg [lo stesso di “Scanners”, “La Mosca”, “ExistenZ”, “Videodrome” ed “History of Violence”] sul disturbante Dr. Philip (K.) Decker. Psicanalista di giorno/spietato serial-killer mascherato quando calano le ombre (ma anche nel tempo libero, eh).


Sguardo gelido apparentemente impassibile, presenza magnetica, abile manipolatore e furia omicida sadica e sfrenata quando indossa la sua inquietante maschera, oggetto col quale ha come un rapporto di dualismo, talvolta ci conversa e si risponde da solo. Una mente malata che crede di essere egli stesso la morte in persona, il cupo traghettatore delle anime e il solo che può permettersi di giudicare i peccatori.


E se pensate che il personaggio più ripugnante sia lui, aspettate di vedere lo sceriffo reazionario ed estremista e un prete non proprio sobrio che funge molto spesso da seme della discordia (l’esatto opposto di ciò che nella società egli dovrebbe rappresentare).


Nei panni di Lori Winston, la ragazza di Aaron, troviamo Anne Bobby, personaggio grazioso ed amorevole ma con una sua inaspettata utilità alla vicenda. Se Boone diviene una figura messianica, ella diventa dapprima un angelo benevolo/un’ancora di salvezza e normalità in mezzo a cotanto delirio e poi una moderna Maria Maddalena, in quanto desidererà diventare una creatura notturna proprio per restare al suo fianco.

La 2^ regia da autore completo del mastermind Clive Barker è a dir poco affascinante ed ispiratissima, non solo si rivela abile nel creare mondi alternativi così fantasiosi e dettagliati eppur così paralleli alla Nostra realtà, ma li immerge anche in una serie di concetti universali, regole/usi/costumi/tradizioni (con la figura mitologica di Baphomet come propria divinità) e multi-etnicità.

Per non parlare del popolo di freak che abita Midian, un trionfo di freak d’ogni tipo e varietà [uno è tipo un rasta tentacolare; un altro ha il corpo scorticato; un altro ancora ha delle serpi che fuoriescono dall’addome; uno assomiglia ad un diavolo vero e proprio (con tanto di corna e fauci), un’altra invece, di sesso femminile, è un ibrido tra un’arpia e un istrice; poi ci sono i Berserk che sono instabili creature da combattimento… c’è di tutto ed è reso in maniera minuziosa].


Grazie anche ad un simile world-building che Barker riesce a donare bellezza e originalità alla mostruosità. Il tutto supportato da una fotografia dai toni caldi e cupi, perfetta per il contesto generale dell’opera.

Di fronte a cotanta magnificenza le musiche di Danny Elfman non potevano essere da meno con quel loro misto di gotico vibrante ed irrequieto, tribalismo, epica e dolcezza con spruzzate Jazz/Funky/New Wave (ai tempi aveva cominciato il suo sodalizio con Tim Burton grazie a “Beetlejuice” e “Batman”, successivamente avrebbe musicato il “Dick Tracy” di e con Warren Beatty, “Darkman”, “L’Armata delle Tenebre” e “Spiderman 1&2” per Sam Raimi, “Sospesi nel Tempo” per Peter Jackson e “Men in Black”).

Buono anche il doppiaggio e l’edizione italiana curata da Pino Colizzi con un Mario Cordova ruspante su Boone, una Giuppy Izzo allora poco più che ventenne su Lori ed un Carlo Valli da brividi su Decker.


CONSIDERAZIONI: forte del successo riscosso con il crudele “Hellraiser” e della sua fervida verve creativa, il buon Barker decide di adattare per il grande schermo uno dei propri romanzi, quello più visionario ed ambizioso, con l’intenzione di creare una trilogia, peccato però che la sua stessa originalità non fu compresa e venne repressa dalle aspettative e pretese dei produttori, che lo forzarono ad apportare modifiche e tagli e presentarono l’opera come un Horror, cosa che in realtà non era (seppur non lesinasse in fatto di trovate macabre, raccapriccio, momenti di tensione e splatteramenti).


Neppure la critica e il box-office premiarono i suoi sforzi ma grazie al sostegno, il seguito e il gradimento del pubblico che la pellicola ottenne lo status di cult e permise il rilascio di molteplici versioni di essa contenti scene aggiuntive che conferivano all’opera una maggior completezza e ricchezza.

Ciò che Barker mise in scena era un Dark Fantasy avvincente ed avventuroso (con pennellate di romanticismo, Thriller e violenza) dai forti risvolti etici-sociali tutt’oggi attualissimi, dove veniva invischiata pure la religione (il cammino del protagonista e dei freak per certi versi ricorda quasi certi passaggi del Vangelo), la paura del diverso (disagio dovuto anche allo sdegno e allo scherno dei quali fu vittima in seguito ad un’intervista nella quale pacificamente ammise la propria omosessualità), la facilità nel puntare il dito contro un qualche capro espiatorio e la difficoltà nel accettare o distinguere ciò ch’è giusto e cosa è sbagliato.


Ma soprattutto emerge la capacità di presentare un’esistenza “altra” dopo la morte, differente da come spesso viene concepita: le creature che popolano Midian vivono ben oltre la concezione di vita/morte/aldilà e per questo vengono temute e disprezzate. Per quanto grottesche e diffidenti risultano più pure e spirituali rispetto alla “gente normale”; anzi proprio questi ultimi si riveleranno essere i veri “mostri” della vicenda.


Poi oltre ai sotto-testi e alla fervida fantasia, di per sé il film in questione può contare su un’ottima messa in scena ed un ritmo generale più che buono.

Tematicamente Barker era già avanti per i suoi tempi, peccato che questa sua genialità e profondità non sempre gli sia giovata nel mondo del cinema, ma talvolta il tempo rende giustizia e il sostegno di chi davvero apprezza o desidera capire certe cose alla fine ripagano.

VOTO: 8

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