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CITIZEN KANE [Quarto Potere] - (1941) di e con Orson Welles

Il più grande esordio registico di tutti i tempi, fra i pilastri del Cinema stesso


LA TRAMA E’ SEMPLICE: un giornalista cerca di ricostruire la storia della vita del potente magnate dell’editoria Charles Foster Kane, raccogliendo le testimonianze e i racconti di chi lo conobbe o ebbe a che fare con lui.


ANALISI & CONSIDERAZIONI: aveva solo 25 anni Orson Wells quando girò il suo esordio alla regia e al tempo si era fatto una nomea esibendosi a Broadway e prestando la sua voce a diversi radio-sceneggiati. Non aveva alcuna esperienza ancora dietro la macchina da presa eppure, armato di uno script inattaccabile (sviluppato assieme al veterano Mankiewicz) e circondandosi dei giusti collaboratori, rivoluzionò la 7^Arte a tal punto da inventare il linguaggio cinematografico moderno come lo conosciamo.


Supportato dal direttore della fotografia Gregg Toland e dal montatore Robert Wise [successivamente anch’egli regista di spessore di titoli quali “West Side Story” e “Star Trek”] rese la sua opera 1^ un terreno fertile per sperimentare quanto fino ad allora non era stato mai tentato o non era mai stato portato fino a questi: scavò nei pavimenti di scena affinché la m.d.p. potesse eseguire delle riprese stando pressoché a raso-terra; usò la profondità di campo, chiaro-scuri, le inquadrature e i grandangoli per donare una maggior imponenza ed immersione a ciò che veniva messo in scena (dagli spazi circostanti ai personaggi) e catturare più momenti possibili in pochi scatti; sfruttò abilmente i piani-sequenza; aumentò il voltaggio del ritmo e disseminò simbolismi con l’oggettistica, dai rompicapo per indicare la complessità nel ricostruire la storia del protagonista, alle cianfrusaglie e gli specchi riflettenti con le quali costui riempie la propria dimora e tenta di soffocare la propria solitudine.


Sul piano stilistico, mescolò in maniera avvincente il Noir investigativo/giornalistico/procedurale e il Dramma epico.


Il tutto elevato a potenza dalla colonna sonora orchestrale immane dell’anch’egli esordiente Bernard Hermann (successivamente compositore di fiducia di Hitchcock, degli stessi Wise e Mankiewicz e di Truffaut), in grado come pochi di trasmettere in maniera talmente palpabile grandeur epica, tensione, tragicità, vivacità e sfarzo. Un’unione di immagini, atti, intenzioni e sonorità che ancora a distanza di anni lasciano atterriti.


Mentre sul piano tematico affrontò in anticipo di anni quel Sogno Americano di cui lo stesso protagonista diviene la personificazione; trattò del potere della stampa e di come questo possa essere manipolato in base a chi ha le mani in pasta; il potere dell’informazione e della comunicazione; dell'influenza pubblica, delle promesse elettorali e il fiuto nel sapere da dove crearle ed ottenere consensi; di come difficilmente si possa delineare e scavare affondo nel vissuto e nella psicologia di qualcuno per poche pagine (con delle semplici testimonianze fornite da altri).


Cercò inoltre di offrire il ritratto di una figura complessa e stratificata: strappato alla propria infanzia per perseguire la grandezza, una volta divenuto ambizioso sceglie di cambiare le cose ma finirà per farsi logorare a sua volta dal capitalismo, non si farà problemi a sfruttare i mezzi a sua disposizione come anche le persone per poi metterli da parte come dei balocchi che non lo stimolano più (come un eterno bambino che forse non è mai cresciuto), per poi circondarsi di cianfrusaglia inutile per sopperire una celata nostalgia desolante verso i confortanti ricordi e piaceri dell’innocenza che gli furono preclusi affinché arrivasse dove doveva.


Dove alla fine l’ultimo desiderio, la Rosabella, non è associato ad una qualche misteriosa figura femminile ma ad un semplice slittino. Un’oggetto rudimentale simbolo della purezza d’un tempo ormai remoto più umile eppur più felice e spensierato. Un simbolo di cui purtroppo si perderà le tracce e che verrà gettato tra le fiamme di una fornace in quanto considerato inutile.


Merito di una sceneggiatura a 4 mani a dir poco intoccabile (indipendentemente che il merito per le idee immesse vertano più verso Mankiewicz o Welles, sta di fatto che senza l’apporto di entrambi e senza le soluzioni tecniche innovative di quest’ultimo coadivuato da Toland & Wise, difficilmente avremmo avuto un film così) e di un validissimo fattore umano fornito dagli attori che vi hanno partecipato e della performance superlativa per magnetismo e carisma dello stesso OrsOne che anche grazie al make-up risucì a trasfigurarsi e farsi portatore delle metamorfosi del personaggio attraverso i tempi.


Malgrado l’ottima accoglienza pubblica, il successo al box-office e le molteplici nomination agli Oscar, la pellicola non incontrò da subito i favoritismi del pubblico e la figura politica di William Randolph Hearst tentò di boicottare e denunciare la pellicola per diffamazione ma si vide costretto a retrocedere.


In conclusione, a distanza di 82 anni “Citizen Kane” (o "Quarto Potere" che dir si voglia) è una delle opere più potenti e rivoluzionarie della Storia della 7^Arte, fondamentale tanto per la tecnica quanto per i contenuti, la narrazione e l’inventiva che vi stanno dietro. Assieme agli esperimenti audio-visivi di George Méliès, un manifesto immortale sull’importanza del mezzo cinematografico <amato o odiato che possa risultare> e di tutte le sue possibilità.


Una testimonianza intramontabile con cui tutti non possono che finire con il confrontarsi.

VOTO: 10


#OrsonWelles #GreggToland #RobertWise #BernardHermann #Mankiewicz #Rko


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