CRY MACHO (2021) - di Clint Eastwood

"Sei in ritardo, Mike?" "In ritardo per cosa?"



TRAMA: Mike Mylo è un anziano ex campione di rodeo, con un passato complicato e tragico, che viene incaricato dal suo datore di lavoro di andare in Messico a riprendere il figlio, a sua detta trascurato dalla madre.


L'uomo, nonostante l'iniziale riluttanza, accetta l'incarico e si reca in Messico per trovare il giovane Rafael, il cui unico amico è un gallo, campione di combattimenti clandestini, a cui ha dato il nome di "Macho".


Tra varie peripezie e diversi incontri, nasce un rapporto di amicizia tra il giovane Rafo e il vecchio gringo.



CONSIDERAZIONI: È qualcosa di commovente vedere questa leggenda del cinema mondiale arrancare e biascicare poche parole con fatica.


A primo acchito, i 91 anni di Clint Eastwood si notano e non poco. I movimenti sono più lenti e la voce ormai si è fatta sempre più roca e flebile. Eppure quanto orgoglio, quanta forza c'è in quegli occhi meravigliosi e quanto mai espressivi! Mettersi in gioco a quest'età è da encomiare, nonostante un film che non passerà alla storia come il suo migliore.


Ma la maestria della fotografia di Ben Davis che riesce a catturare bellezza dei paesaggi e i tramonti; il crescere del rapporto con il giovane Rafael; e la elegiaca pagina della storia d'amore con la vedova, padrona di una tavola calda messicana e che lo fa innamorare di quel magnifico e abbandonato villaggio di frontiera al confine con il Texas, sono gli esempi più lampanti che testimoniano quanto Clint Eastwood sia un vero uomo di cinema, un autore straordinario, che quantomeno riesce a rendere godibile nell'ultima parte una pellicola che soprattutto all’inizio stenta ad appassionare - a causa anche di una sceneggiatura questa volta non memorabile di Nick Schenck, il quale in passato, sempre grazie a Clint, ci aveva regalato invece gioielli come "The Mule" e "Gran Torino".


Un film che poi è un racconto di quanto il tempo sia inesorabile, e quanto ogni nuovo avvenimento deve essere colto in pieno, per non vivere ancora più nel rimpianto di ciò che poteva essere e invece poi non è stato.


"Cry Macho", come detto, non è un film memorabile, ma è sicuramente un motivo valido per vedere forse un'ultima volta, davanti alla cinepresa, quel giovanotto che va per i 92, lanciato in Italia da Sergio Leone, e che grazie alla sua intelligenza, alla sua determinazione e al suo talento, ha saputo scrivere una grande pagina di storia per il cinema mondiale, assurgendo nell'Olimpo dei più grandi registi di tutti i tempi.


Ovviamente ci auguriamo che non sia il suo ultimo film, e speriamo che il nostro vecchio Clint ci meravigli ancora una volta, e continui a raccontare storie americane di gente comune come solo lui sa fare.

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