DARKEST HOUR – L’ora più buia


Un’aura di solennità pervade per tutto il film il grande Gary Oldman. Una trasformazione incredibile, una dimostrazione di talento unica per un attore che spesso è stato sottovalutato se si pensa a quelle capacità interpretative che si erano già viste negli anni ’90 grazie soprattutto a Luc Besson, che in “Leòn” e “Il Quinto Elemento” lo aveva eletto tra i migliori attori di una nuova generazione.


Ma il buon Gary, tranne che in "Dracula di Bram Stocker" di Francis Ford Coppola (dove tratteggia il mitologico re dei vampiri con una maestria incommensurabile), per il resto della sua carriera era sempre stato relegato nel ruolo di attore non protagonista, come nella saga del Cavaliere Oscuro diretta da Nolan, dove era il leale commissario Gordon, o nella saga fantasy di “Harry Potter”, nel ruolo del tormentato, ma amorevole, padrino del maghetto nato dalla penna di J.K. Rowling.


Nel 2011 la svolta: Gary Oldman diventa “la primadonna” di un film che ha ottenuto critiche assai lusinghiere e positive, “La Talpa”, dal romanzo omonimo di Le Carrè, che lo porta a contendersi con Jean Dujardin, George Clooney, Brad Pitt e Demiàn Bichir la statuetta come miglior attore protagonista durante la notte degli Oscar 2012. Vinse Dujardin, ma molti non si sarebbero scandalizzati se a vincere fosse stato l’enigmatico Oldman.


Nel 2017 arriva però l’occasione che gli potrà dare le tanto agognate glorie della celebrità definitiva, e il regista Joe Wright lo sceglie per interpretare il ruolo di colui che molti definiscono il fautore della vittoria dell'asse Anglo-Americano-Francese-Sovietico contro il Nazifascismo e il Giappone di Hirohito: Sir Winston Churchill.


Il film, che scorre senza noia, è tutto tranne che una agiografia del simpatico Churchill, anzi, si mettono in risalto i tanti pregi, come la grande cultura, l’intelligenza, l’ottimismo, ma anche i suoi enormi difetti, come quelli dell’alcolismo, il fumo, l’ira e il suo atteggiamento alquanto dispotico con i suoi sottoposti. L’unica persona che riesce a tenerlo a bada è la moglie, donna forte e di sani principi.


Churchill è anche un pigro incrollabile, usa delle stenodattilografe per preparare i suoi discorsi, e dopo un iniziale rapporto alquanto complicato con la nuova e giovane stenografa Miss Layton, riesce piano piano a instaurare un rapporto quasi paterno con la ragazza, che ha un fratello disperso in Francia.


Churchill è osteggiato dal suo predecessore, Lord Chamberlain, che si era dimesso per il fallimento della sua politica di pace verso Italia e Germania, e anche da Lord Halifax, grande amico del re Giorgio VI, invidioso della carica che il nostro Winston ha ricevuto dalle mani reali.


Il gabinetto di guerra è in costante allarme, la situazione nel 1940 fa presagire un predominio definitivo dell’asse Roma-Berlino, ma Churchill non si abbatte, anche grazie all’aiuto dello stesso Giorgio VI, che diventa suo grande amico. Proprio su consiglio di quest'ultimo il protagonista, in una scena davvero da incorniciare, prende la metropolitana per chiedere il parere delle persone comuni.


Quel simpatico vecchietto con la bombetta e il sigaro si fa portavoce del popolo, che lo incoraggia con ardore e grande sentimento patriottico, e in un emozionante discorso alla Camera esprime la sua contrarietà a quelle possibili trattative di pace con Hitler e Mussolini che Chamberlain e Halifax volevano obbligargli a firmare. Egli dichiara che mai e poi mai la grande Inghilterra, e con essa tutto il Regno Unito, si sarebbe arresa, nemmeno di fronte all'invasione del territorio da parte del nemico.


Un trionfo per Churchill, che nell’ora più buia è riuscito a brillare grazie alla sua tenacia, alla sua intelligenza ed al suo acume.


Gary Oldman ha tratteggiato alla perfezione ogni piccolo particolare, ogni minuzia, dell’uomo storico Churchill. Grazie a un trucco spettacolare, ad una adesione al metodo Stanislawski davvero eccezionale, sembra di trovarci proprio davanti al vero Sir Winston: riesce a essere divertente, antipatico, patetico, orgoglioso, tenace, intelligente nello spazio di un solo film, e noi spettatori lo vediamo quasi come un nostro amico, un nostro conoscente, o come un nonno.


La notte degli Oscar 2018 ha tributato il giusto riconoscimento alla carriera spettacolare e, ripeto, sottovalutata di Oldman, che con un discorso pacato e commovente è sembrato quasi voler ringraziare il suo alter ego cinematografico. Davvero un bel film.

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