DUNE (2021) - di Denis Villeneuve



Cos’è Dune? Un pianeta sì (altrimenti detto Arrakis), ma meglio dire il capostipite della fantascienza moderna. Romanzo cult di Herbert, ha creato un mondo complesso ed affascinante che ha dato spunto ad una delle saghe letterarie oggi di maggior successo.


Non è cosa facile trasportarlo su video considerando che chiunque avrebbe difficoltà a capire da dove iniziare, vista la complessità narrativa. Anche i più grandi ci hanno provato, tra tutti ricordiamo Lynch che nell’84 fece uscire un film controverso e dell’aria di un mega-kolossal.


Fu costretto però, per ordine delle major, a ridimensionare la durata e tutte le scene girate. La sua iniziale trasposizione del libro completo di Herbert era di 6/8 ore, poi ridotte alle 2 visionabili. Una menzione speciale va anche alla versione di Jodorowsky che possiamo visionare solo come documentario causa progetto che mai ha visto luce.


Villeneuve prende in mano le redini e gira solo la parte 1 del romanzo sperando in un successo al botteghino per poter proseguire nel ciclo del protagonista Paul Atreides. Ebbene il successo c’è, anche in periodo di Covid, ed il film viene nominato agli Oscar tra i primi dieci guadagnandosi ben 6 statuette. Un cast di primo livello sicuramente ha aiutato all’affermazione del progetto tra star promettenti (Chalamet & Zendaya) e nomi di vecchia data (Bardem, Momoa, Brolin).


Il suo grande merito è quello di dare semplicità ed organizzazione alla trama. Tutto viene spiegato man mano per introdurre il mondo di Dune anche allo spettatore più estraneo. Atmosfere cupe, fotografia, costumi, effetti speciali e sonoro da urlo regalano maestosità a questo kolossal. L'aspetto mancante, forse volutamente, è l’emotività umana. Il clima asettico e desertico di Dune si traduce in poca intimità. L’unico momento con batticuore è forse dato dalla preoccupazione di Lady Jessica per il figlio Paul durante la scena del Gom Jabbar (scatola).


Villeneuve sceglie di privilegiare la rappresentazione e la trama e lo fa magnificamente, con una tecnica ineccepibile, forse proprio cercando di evitare gli errori del suo predecessore che usava spesso riprese in primi piani di maestosi costumi e personaggi.


Sono state rivolte molte critiche alla pellicola, vista da alcuni solo come una lunga introduzione senza imponente trama. E in effetti chi ha letto i libri di Herbert sa che è stato trasmesso solo il 5% delle nozioni, a volte giustamente, anche perché troppa carne al fuoco per un film di due ore e mezza risulterebbe solo un polpettone che rischia di far passare in secondo piano i concetti essenziali.


Il tema della mancanza dell’acqua è ad esempio un pilastro su cui si fondano le azioni e le scelte dei protagonisti del libro e qui è solo accennato. Il ruolo rilevante della Spezia che, come droga, produce notevoli effetti sull’organismo umano, qui non viene spiegata in modo esaustivo. Detto ciò è chiaro che la trasposizione è davvero complessa e Villeneuve e il suo team hanno prodotto in ogni caso un ottimo risultato.


La guerra tra le due casate si somma alle numerose vicende, e alla fine ad emergere è il tema più importante: sarà Paul il Kwisatz Haderach (Messia)? Dobbiamo noi popolo sperare e/o idolatrare sempre qualcuno che dall’alto governi la nostra vita? Sarà pronto Paul della dinastia Atreides alla sfida?


Il finale viene interrotto sul più bello alimentando la voglia dello spettatore a volerne di più (e magari a leggere quel capolavoro di libro). Spero che per tanti sia cosi e non se ne siano pentiti.


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