ENTER THE VOID di Gapar Noé - Trascendenza e Allucinazione che si fanno Arte



TRAMA: La nostra storia è ambientata a Tokyo e ha per protagonista il giovane Oscar, trasferitosi lì, attratto dalle sostanze enteogene, assieme alla sorella Linda (che frequenta e si guadagna da vivere nei night club) con la quale condivide la stanza d’uno squallido appartamento.


Un giorno lui e l’amico Alex vengono contattati da un loro conoscente (tale Victor) affinché gli consegnino della ‘robbah’ in un locale chiamato “The Void”. L’incontro però si rivela essere una trappola della polizia (organizzata con la collaborazione forzata di Victor).


Una volta barricatosi nella toilette del locale, Oscar tenta disperatamente di liberarsi della roba che ha con sé ma viene freddato attraverso la porta dalle forze di polizia e cade agonizzante. Ciò però gli farà vivere un’esperienza extra-corporea siderale tra passato, presente e futuro.



ANALISI + CONSIDERAZIONI: Contro ogni aspettativa e con un budget di soli 12 milioni di euro, il cineasta franco-argentino, alla sua 3^ regia, corona un suo sogno nel cassetto, in seguito alla lettura del “Libro Tibetano dei Morti” che tanto attrasse Philip K. Dick, firmando uno dei film più visionari e sbalorditivi di questo millennio.


Un’esperienza extra-corporea mista ad un trip pesantemente allucinato traslati in pellicola. Un’opera affascinante, trascendentale e disturbante che parla di vita attraverso la morte e di morte attraverso la vita, giungendo infine a “qualcosa” che potrebbe avvicinarsi al concetto di re-incarnazione. Il tutto senza lesinare sui tecnicismi, i simbolismi e gli eccessi.


Il comparto visivo curato dalla BUF Compagnie (più alcuni guizzi estetici dati dalla fotografia di Benoit Debie] ed impreziosito dalla direzione artistica di Marc Caro [co-autore e scenografo di “Délicatessen”, “La Cité des Enfants Perdus”, “Alien 4” e “Dante01”] travolge ed immerge con una potenza inaudita, con dei giochi di luci al neon e colori accesi atti ad illuminare, riscaldare e a rendere ancor più aliena/suggestiva/indefinibile una Tokyo quasi sempre notturna e la sua movida.


La regia di Noé dispensa saggi di bravura e duttilità tra piani sequenza ora più larghi ora più stretti, riprese aeree, riprese in soggettiva (come un entità esterna invisibile) e riprese “corporee” (pure interiori fino a mostrare il concepimento e la nascita di un feto). Mentre le musiche ed il sonoro fanno da collante, elevando ancor di più il livello complessivo di tutto ciò.


Dove il significato di “Enter/entrare” rappresenta più un essere “gettati” nella vita, nelle sue gioie e nei suoi dolori, per poi venire ri-gettati nell’aldilà e in ciò che viene dopo. Dove l’uso esplicito dei corpi e di ciò a cui vengono sottoposti non trascende MAI nella pornografia o nel Trash fini a sé stessi, in quanto gli spettatori vengono “catapultati” in altri corpi e questi corpi durante gli amplessi divengono luci perpetue che illuminano e ravvivano ulteriormente gli spazi circostanti. Un mix di naturalezza ed estasi primordiali come di violenza tanto insensata da risultar realistica proprio perché crudele, ingiusta, e per l’impotenza che la visione di tutto ciò scatena. Ma è anche grazie ai rapporti, quelli fatti veramente per amore e con chi davvero ci si sente d’amare, che avvengono i miracoli della vita e della creazione.


Nel caso steste pensando che in mezzo a tutto ciò non vi sia spazio per lo sviluppo narrativo o la caratterizzazione dei personaggi, non temete, Gaspar ha pensato anche a questo! Tutti i personaggi, persino quello più marginale sono definiti in maniera efficace. Protagonista è Oscar, ormai reso ad una presenza costante ma esterna ed intangibile, come protagonista è sua sorella Linda (interpretata da Paz De La Huerta), presenza tangibile, sensuale e dolente ma portatrice del miracolo della vita.



Entrambi li vediamo muoversi e venire sballottati tra passato, presente, futuro e ipotesi di cose che sarebbero potute essere. Orfani prematuri e inevitabilmente orfani di loro stessi ma legati da una solenne promessa. Una promessa che ancora tutto può nonostante le ingiustizie del fato e dell’esistenza terrena.


Gli stessi personaggi si fanno anche carico dei messaggi sociali che l’autore vuole trasmettere, quali il degrado che le droghe causano nelle vite degli individui. Emerge poi anche il ritratto di una società che brama il piacere, la lussuria e lo sballo ma che ormai ha dimenticato quel sentimento che tutto muove, tanto da risultare deumanizzata.


“Enter the Void” è un masterpiece psichedelico senza freni che coinvolge ogni senso, che lascia senza fiato e senza alcun appiglio. Welcome to the Void... enjoy the show and Good Luck!


VOTO: 9/10

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