top of page
Post: Blog2_Post

EVANGELION 3.0 + 1.0 - (2021) di Hideaki Anno + Kazuya Tsuramaki + Mahiro Maeda [Amazon Prime]

La Fine delle Fini e una Nuova Alba


Ci sono voluti 26 anni, tra ripensamenti, momentanee rinunce, rinvii e spergiuri per arrivare a questo momento. 13 Agosto 2021 questo è l’anno in cui Evangelion giunge finalmente alla conclusione che il suo stesso artefice aveva pianificato da molto tempo, dopo lunghe e interminabili riflessioni ed epifanie personali (oltre che dalle pressioni insistenti di un fandom fin troppo bramoso ed esigente).


Se con la serie originale e i 3 film precedenti Hideaki Anno voleva mostrare gli aspetti più bassi, contorti ed infimi reconditi nell’animo e nella psiche umana (facendo trasparire qualche lieve sprazzo di speranza di tanto in tanto) era proprio perché ai tempi non si sentiva bene col mondo e con sé stesso. Stavolta il visionario autore/animatore decide di trattare della rivalsa degli individui e del loro operato.


Vuole farci toccare con mano la speranza e le sue possibilità anche nei frangenti più disperati. Mostrandoci la forza della comunità che unisce tutti in nome del senso della sopravvivenza e della conservazione, dove tutto finalmente è condiviso e non ci si può permettere di sprecare.


Di come l’umanità nonostante le tragedie ed i rischi d’estinzioni ai quali và spesso incontro, non si sa come trovi la forza per rialzarsi e la volontà di andare avanti. Aggrappandosi ai pochi brandelli rimasti della speranza, anche quando pare irraggiungibile, e la voglia di concretizzarla e renderla possibile per non lasciare che sia una semplice chimera o un argomento nel quale crogiolarsi o di cui riempirsi solamente la bocca.


Come il calore e la rigogliosità della natura che si riappropria del suo posto nella società ed è proprio in questi sprazzi nei quali Anno sembra rammentare il proprio passato come animatore presso le produzioni Ghibli sotto l’ala protettiva di Miyazaki.


Mentre la Scienza dietro quei repellenti esseri mecha-organici degli Evangelion, i piani della Nerv, le motivazioni ignote dietro gli attacchi degli Angeli e la sete di una certa conoscenza proibita, stavolta vengono mostrati in tutta la loro inconciliabilità. Di come questi scatenino facilmente conflitti, aberrazioni ideologiche, decisioni controverse (indipendentemente dai fini) e lo sterminio sia del genere umano che di quello alieno-invasore.


Un gran lavoro viene svolto sui personaggi che costituiscono il cuore pulsante dell’epopea tanto quanto i concetti: da una Asuka sempre più grintosa ed assetata di rivalsa a una Rei cerca una propria identità e di un suo senso d’essere ma soprattutto comprendere cosa significhi essere umani, ottenendo finalmente la dignità che da tempo avrebbe meritato cessando di essere un pretesto per far venire a galla i complessi edipici e le pulsioni carnali di Shinji.


Misato da agente motivata ma privatamente casinista diviene più fredda ma soprattutto una leader intrepida e motivata che per lo meno agisce alla luce e senza secondi fini, convivendo con il peso della perdita del proprio amato e di non potersi riconciliare con il figlio da lui avuto, ignaro della loro esistenza.


Persino Gendo per quanto biasimabile e machiavellico ottiene degli approfondimenti inaspettati che riescono ad umanizzarlo e a gettare una luce tutta nuova sui suoi maneggi senza però giustificarli. In fin dei conti anch'egli è alla ricerca di qualcosa che forse non (ri)troverà e nel farlo interferisce con forze che lui stesso non può davvero controllare. Non più soltanto un individio animato da malsani deliri d’onnipotenza e assolutismo ma un Uomo smanioso di essere Creatore ma incapace di essere Padre/Genitore, profondamente solo e che ancora non si da pace per la perdita dell’unica persona al mondo che lo abbia amato.


Quanto a Shinji, ormai vero e proprio alter-ego dello stesso Hideaki Anno, dopo una mezz’ora iniziale in stato catatonico, finalmente lo vediamo tirar fuori una forza d’animo insospettabile nel affermare sé stesso, per quelle che sono le giuste cause da servire e per preservare quella speranza che ha potuto assaporare dopo tanti rammarichi e battaglie, divenendo a sua volta portatore di questa nuova luce.

Dall’insicurezza all’accettazione dei propri sbagli e delle proprie debolezze/inettitudini, il Nostro trova la forza di tenere la testa alta, dimostra maggior comprensione e trova il coraggio di perdonare (sia gli altri, compresi gli angeli e il suo stesso padre, che sé stesso).


Persino il personaggio di Mari ottiene la valorizzazione che merita: pur non avendo doppie facce o drammi interiori e presentando un temperamento estremamente espansivo, più volte dimostra di comprendere l'animo degli altri. Diviene sia l'Iscariota che tradisce d'un Dio auto-proclamato (Gendo e la Nerv), sia la Maria Maddalena del Cristo-Uomo (Shinji) a cui riaccende l'ardore e porge la mano per entrare in una nuova era.


E se Anno dimostra in buona parte della scrittura di sentirsi davvero bene, di essersi gettato alle spalle tutti i pesi e le pretese accumulati nella carriera e di voler andare avanti, lo stesso può dirsi della regia e nella messa in scena nelle quali viene coadivuato dal bravo Mahiro Maeda [a sua volta autore del maestoso “Gankutsuo – Il Conte di Montecristo”, di 2 segmenti di “AniMatrix” e di una sequenza animata di “Kill Bill”] e da Kazuya Tsuramaki [regista di "FLCL" e “Dragon Dentist”].


Mettendo al servizio dell’essenzialità e della necessità i virtuosismi, i toni, l’uso di inquadrature/campi e persino l’uso della cgi. Anche quando l’azione si fa più frenetica e lo spettacolo sempre più grande e stordente non risulta mai davvero confusionario. Anche se si rischia di strafare più del dovuto, anche sul piano concettuale. Persino quando si lasciano un po prendere la mano tra invenzioni visive, simbologie, svarioni e significati intrinseci, Anno/Maeda/Tsuramaki si rivelano degli Artisti con la “A” e con un talento spropositato.

Arrivando persino a sconfinare nel meta-cinematografico.


Mentre le musiche e il sonoro non fanno altro che cucirsi alle perfezione ad ogni frame.


L’epica epopea di Evangelion giunge così al termine, un po simile e un po diversa a come abbiamo imparato a conoscerla col passare del tempo. Così come il suo autore che ha scelto di infischiarsene dei manierismi e dalle pretese che il fandom pensa di dover attribuire a tutti i costi alla sua persona e alle sue opere, per poter evolvere come individuo e come creativo.


Gli Evangelion sono sì strumenti da combattimento e distruzione ma il più delle volte si rivelano catalizzatori di sofferenza e impotenza. Per un mondo che voglia proclamarsi davvero felice e libero e per le persone che davvero vogliono fare la differenza, è fondamentale trovare la forza di dirgli addio una volta per tutte e chiudere ogni faccenda lasciata aperta, anche se ciò dovesse portare ad altre domande.


Saranno domande le cui risposte e conclusioni saremmo noi soli a doverle trarre, magari senza accanimenti o eccessive pippe mentali. Ma non è neanche detto che a tutto bisogni trovare delle risposte (soddisfacenti o meno per tutti). Come anche nella vita sono più le domande che le risposte che finiamo per trovare (volte queste ultime si trovano nelle prime) e non sempre raggiungiamo gli epiloghi voluti da come ce li eravamo figurati.


O anche semplicemente sono i creativi che si divertono ad incasinare le cose per il gusto (sadico) di spiazzare, senza dover per forza fornire delle spiegazioni.


Il congedo che il protagonista e lo stesso Anno rivolgono agli Eva e a tutto ciò che ha portato a questa catarsi è più di quanto sentito, liberatorio e commovente si potesse trasmettere.


Dolore (tanto), orrore, spleen ma anche riscatto, gratitudine (anche per le cose brutte e le scelte più sofferte che aiutano a crescere spronandoci ad essere migliori), la ritrovata gioia nel fare le cose, la ricerca del libero arbitrio, una comprensibile vena di nostalgia e la convinzione di poter andare oltre.


Un congedo e un ringraziamento a noi stessi, a chi ci ha seguiti ed accompagnati in questo viaggio e chi ha reso possibile tutto questo. Nel bene e nel male, ora e per sempre, per tutti i secoli dei secoli.


Siate Felici, goodbye Evangelion.

VOTO: 9


#Evangelion #HideakiAnno #MahiroMaeda #KazuyaTsuramaki #AnimeManga #Mecha


4 visualizzazioni0 commenti
bottom of page