FRANCE - (2021) di Bruno Dumont

Il lato oscuro del giornalismo, dei media, dell'informazione e di un'intera nazione


La trama ruota attorno al folle mondo mediatico nel quale sguazza e opera France (una perfettamente sfaccettata Léa Seydoux, doppiata da Domitilla D'Amico), giornalista di punta di una delle principali reti televisive francesi all-news 24 ore su 24. Passando da dibattiti politici al gossip fino a reportage nelle zone martoriate dalla guerra e dai quali si verificano fenomeni immigratori massivi.


La sua vita professionale procede alla grande e nulla sembra inttaccarla, finché un giorno non causa un'incidente stradale e questo andrà a minare fortemente la sua reputazione pubblica e professionale.


Dumont non ne ha per nessuno (né per i personaggi, né per il proprio Paese né tanto meno per il sistema culturale al quale ormai siamo più avezzi) e ce lo fa sentire tutto.

La sua "France" è una riflessione spietata contro il sistema mediatico, ciò che propina alle masse e il potere occulto che questi esercita.


Fin dove arriva la finzione e com'è realmente la realtà? Potenzialmente tutto può considerarsi reale, solo che una volta filtrato dalle telecamere viene allestito come un set cinematografico che fa trapelare e ingigantisce ciò che gli fa più comodo pur di fare sensazioni e ascolti. Tanto da non riconoscere più dove risieda la finzione e dove la veridicità.


Come in alcuni accesi scontri politici tra partiti opposti che apparentemente si odiano e fomentano gli schieramenti ma alla fine entrambi confluiscono nello stesso squallido magna-magna. Come una recita.

Eppure non vi è mai il coraggio di guardare dritto negli occhi la miseria e quanto di sbagliato ci sia al mondo, preferendo ragionare con l'edulcorazione.


La gente ci gode a vedere la sofferenza e l'astio, vuole qualcuno da esaltare, qualcuno da odiare o contro chi puntare il dito, ma non ha mai veramente la forza di toccarli con mano e reggerne la gravità.


In mezzo a ciò troviamo la protagonista (che si chiama come il suo stesso paese e lo simbolizza). Personaggio audace e sprezzante che ha dato tutto e si è concessa anima e corpo allo showbiz pur di trovare la luce nelle venerazioni mediatiche. Quasi alla maniera della Pulzella d'Orleans che ha dato tutta sé stessa per la libertà della propria nazione e per farsi portavoce della parola dell'Altissimo, inimicandosi tutti coloro che credendosi investiti dalla stessa autorità divina la giudicarono blasfema e recidiva per poi canonizzarla secoli dopo.


Pur di raggiungere una tale beatitudine superficiale-terrena è disposta a tutto, anche a recarsi in terre deflagrate dai conflitti e dove la gente la odia, tanto da rinunciare agli affetti di una vita familiare-matrimoniale sempre più distante e priva di senso d'essere.


Eppure basterà una sola giornata sbagliata a mandare in crisi l'immagine che si era creata e la sua stabilità. Oltre a far luce sugli aspetti più infimi di un mondo idealizzato che inghiotte e risputa come più gli aggrada chi l'ha servito e venerato, allo stesso modo dell'informazione che viene sfruttata come più fa comodo dai suoi stessi consumatori.


Questa crisi la renderà vulnerabile come non si era mai sentita, le farà desiderare di tornare a provare il dolore, a riscoprire e ricercare cosa sia un affetto e forse le verrà concessa qualche barlume salvifico per voltare pagina e ricominciare. Ma terrorizzata dalle prospettive un mondo che forse non conosce e non le interessa più e dal vuoto oblio oltre l'utopia che si è creata e ha alimentato, si rigetterà in quel marciume di cui ormai non può più fare a meno e nel quale si sente protetta/immune da qualunque conseguenza.


Tutto questo viene messo in scena con fare sapiente e provocatorio (seppur un po meno ispirato rispetto a "Jeannette/Jeanne" e "Ma Loute") da Dumont, che non si fa problemi a mostrare con forza lo squallore che permea la vicenda, senza lesinare su inquadrature ricercate. Aiutato inoltre dalle musiche evocative ed incalzanti di Christophe. Oltre che dalle ottime performance degli attori.


Un nuovo titolo lucidamente eretico come colui che l'ha realizzato e la sua poetica artistica. L'informazione così come la finzione sono mezzi dannatamente potenti e possono creare assuefazione.

VOTO: 8


#BrunoDumont #LéaSeydoux #ViveLaFrance



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