HARDWARE - (1990) di Richard Stanley

Low-Budget, Serie B, Carne, Metallo e un po di sana violenza Hardcore per il Giusto Godimento


TRAMA: In una terra di nessuno sporca, desertica, deflagrata e in pieno clima post-atomico, un rigattiere/ex-militare (con tanto di mano meccanica) compra da un viandante solitario dei pezzi non ben identificati d'un vecchio automa per farne dono alla sua fidanzata, una sedicente scultrice che crea delle piccole opere d'arte con i rifiuti.


Peccato solo che man mano che questo androide venga assemblato, si riattivi e si scopra essere una vecchia unità per uso militare programmata per ripararsi con ogni materiale che trova e squartare qualsiasi cosa che cammini o respiri nelle vicinanze.


Ciò porterà ad una vera e propria guerriglia urbana, con i nostri 2 protagonisti che cercano di sopravvivere mentre la macchina omicida semina il devasto tra l'enorme condominio dove abitano e il quartiere.


ANALISI + CONSIDERAZIONI: un esordio incredibile per l’allora ventiquattrenne regista sudafricano, che con poco & niente ma munito d’inventiva e voglia di fare, sforna un caposaldo Im-Pre-Scin-Di-Bi-Le sia del genere cyber-punk distopico che del filone B-Movie (se non addirittura dei western metropolitani). Il tutto condito con una sana dose di cattiveria e satira.


Splatter quanto serve, simbolista e surreale (quasi Kubrick-iano sotto quest’ultimo aspetto), intenso e battagliero (quando si giunge al centro dell’azione pulsante), ipnotico ed immersivo nel tratteggiare con dense colorazioni rossastre un mondo sporco e desertico ormai allo sbaraglio.


Incarnando l’orrore sia tra le mura opprimenti dove si svolge una buona metà della storia, che nel sadico mostro meccanico che vi si aggira. Un meccanismo inesorabile che non si ferma davanti a niente e nessuno (non si limita ad ammazzare ogni cosa che gli capita a tiro ma ne fa scempio), dal nome biblico M.a.r.k.13, i cui strumenti di morte sono trattati alla pari d’un estensione degli…ehm…attributi sessuali(?!) e che simboleggia la decadenza d’un America allo sbando nella bandiera che gli viene disegnata sul teschio. Di come tutta questa violenza e brutalità siano in realtà effetti e conseguenze di tutta una serie di macchinazioni provenienti da alte sfere governative di cui s’ignora l’esistenza.


Unico elemento puro e salvifico? L’amore fra il protagonista e la sua donna, in particolare l’evoluzione di quest’ultima da sedicente artista dall’aura pura (e parallelamente “oggetto del desiderio” d’un vicino di condominio guardone e depravato), a vittima terrorizzata e in seguito vendicativa guerriera urbana.


A completare il tutto una colonna sonora abrasiva dove possiamo trovare i Ministry, Iggy Pop & The Stooges, P.I.L., Motorhead, Fields of Nephilim e Gwar. Non a caso ci sono i camei di Iggy nei panni d’uno sciroccato DJ radiofonico locale, Lemmy in quelli d’un bizzarrio tassista/gondoliere (che con la propria vettura traghetta i passeggeri tra mari di liquame) e Carl McCoy nei panni del errante nomade che dona al protagonista i resti del robot.


Gli anni passano, certe cose invecchiano...ma non HARDWARE! Semmai più invecchia più è affascinante! A distanza di 29 anni ancora colpisce, ancora sa far male e ancora vi terrà incollati dalla tensione fino alla fine.

VOTO: 8+


#RichardStanley #Ministry #Stooges #PublicImageLtd #Motorhead



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