HOLY MOTORS (2012) di Leos Carax

Aggiornamento: 15 apr

La 7^Arte attraverso l'odissea di più vite, realtà e identità che s'intersecano nel lasso di una singola giornata


TRAM0NE: Assistiamo a 24 ore di una delle giornate tipo di tale Monsieur Oscar, curioso personaggio che nel giro di tale lasso temporale cambia 10 identità differenti per altrettanti stili di vita e chiavi di lettura. Il tutto affiancato dalla misteriosa assistente Céline che di volta in volta lo scorta in limousine (veicolo dove il Nostro può disporre di tutti i suoi costumi, trucchi e accessori) per le strade di Parigi. Il motivo di tutto ciò? Starà a Voi scoprirlo durante la visione.

COSE Che COSANO: film fortemente corporeo questo “Holy Motors” e come tale cambia di volta in volta (anche quando si ripete).

Dopo un incipit onirico iniziale, dove lo stesso regista attraversa una dimensione astratta popolata da spettatori apatici, ai seguenti 115 minuti, siamo testimoni della surreale routine del protagonista. Da affarista finanziario a vecchia mendicante; da padre di famiglia assorto dal proprio lavoro a vecchio morente su letto d’ospedale; da killer di periferia a fisarmonicista sovversivo; da performer per la realtà virtuale che dà vita a creature irreali al grottesco ed indecifrabile Merde (personaggio indefinibile già incarnato da Lavant in uno dei 3 segmenti del distopico film antologico “Tokyo”) che dopo aver urtato qua e là la quiete pubblica, rapisce una modella (Eva Mendes) e la porta nelle fogne dove abita.

Fino a tornare alla fabbrica dalla quale era partito ed incontrare una vecchia fiamma (una graziosa Kylie Minogue).

Ad ogni “fine turno”, il Nostro torna nella limousine che lo scorta per le strade della città e dentro la quale cambia identità. Accumulando spossatezza, bevendo, fumando, nutrendosi a stento, immettendo nei propri personaggi una linfa vitale che sottrae a sé stesso e venendo rinfrancato dalla sola presenza dell’affezionata autista Céline [una sempre grande Edith Scob, pace all'anima sua].


Ma fondamentalmente questo è il Nostro protagonista: uno/nessuno/centomila. Un performer solitario ed imperterrito che recita su di un palco che è la vita e continua a farlo anche se gli spettatori lo ignorano. E lo fa per la stessa ragione che fin dall’inizio lo animava (e che tutt’ora anima il regista): la bellezza del gesto e dell'arte in movimento.

Come d'altronde è sempre stato il cinema stesso: movimento, metamorfosi, sperimentazione e anche intrattenimento. Un contrapporsi di realtà e finzione con cui rendere possibile l'impossibile e creare miracoli audiovisivi. Croci & Delizie per chi vi si misura e decide di vivere di queste.

Con la messa in scena che attraversa e si modula in base ai generi messi in gioco [dal melò al noir e il polar, passando per il grottesco, il drammatico e l’action a qualcosa che si potrebbe vagamente pensare come fantascientifico o di fantasia] e alle forme d’arte alle quali strizza l’occhio [dadaismo, cubismo e surrealismo]. "Holy Motors” cerca d’instaurare un contatto col pubblico e scuoterlo dall’apatia grazie alla forza anarchica e dissacrante delle proprie idee, dei simbolismi e di lcune delle trasfigurazioni più spinte del protagonista.

La distopia e la frammentazione di un'identità che diviene più cose nel tempo eppur nessuna di queste in una città mutaforma nella quale non sempre ci si sente di appartenere, il tutto filtrato attraverso la lente di una messa in scena che non ha mai fine, di fronte agli sguardi attoniti di maschere mute. Dove si vorrebbe ri-vivere ancora determinati momenti ma il tempo del riposo ancora tarda ad arrivare. Il mezzo stesso con il quale il Nostro transita non a caso è una limousine. Così sfarzosa ed elegante eppur così decadente e vuota all'interno, un po come la fine di ogni epoca. Con tanto di conversazione finale tra limousine parlanti <cos?!>

Merito della performance mutante del attore-feticcio Denis Lavant e munito della sana dose d’ispirazione, passione, inventiva ed imprevedibilità, il transalpino Leos Carax firma uno dei film più importanti del 21°secolo (anche se non per tutti) e allo stesso tempo una delle più belle dichiarazioni d’amore verso la 7^Arte.

VOTO: 9/10

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