IL PADRONE DI CASA (1991) – Anche i locatori hanno un cuore



Il padrone di casa (The Super) è un film del 1991 diretto da Rod Daniel e che vede Joe Pesci (fresco vincitore del Premio Oscar come miglior attore non protagonista per la sua interpretazione in “Goodfellas” n.d.a.) nel ruolo del protagonista, attorniato da una folta gang di attori e caratteristi americani tra cui spiccano il sempre magistrale e molto italo-americano Vincent Gardenia (due volte candidato agli Oscar e comparso, tra gli altri, ne “Il giustiziere della Notte”, “La piccola bottega degli orrori” e “Stregata dalla luna”, n.d.a.) e Ruben Blades (“Mo’ better blues”, “Predator 2” e “C’era una volta in Messico” n.d.a.).


Big Lou è un proprietario immobiliare senza cuore e senza scrupoli che ha, sin da piccolo, allevato suo figlio Louie per farlo diventare come lui.

Per metterlo alla prova, gli regala un palazzo in pessime condizioni; come il padre, anche Louie si disinteressa dei problemi degli inquilini, badando solo alla riscossione degli affitti.

In seguito all'intervento di un’affascinante avvocatessa del Comune di New York, Louie è condannato da un tribunale a vivere in uno dei suoi appartamenti fatiscenti, finché non avrà effettuato le riparazioni necessarie.


L'inizio non è dei migliori, ma col tempo Louie entra in sintonia con i residenti e con i loro problemi fino a salvare lo stabile dal tentativo, messo in piedi dal padre, di dargli fuoco e a finalmente trovare la stima anche dell’ingombrante ed arrogante genitore.


Louie: “E’ una vita di merda!!!”

Inquilino: “…E devi pure morire!”

Louie: “E io ti raddoppio l’affitto, testa di cazzo!”

Inquilino: “E io ti faccio DUE assegni scoperti, stronzo!!!”


Esistono films che segnano la tua fanciullezza, che hai visto centinaia di volte, ma rivedi sempre con estremo piacere.

Il Padrone di Casa è uno di questi, per me.


Joe Pesci è molto efficace (come molto spesso gli accade) nel ruolo di questo giovane immobiliarista, segnato da una figura paterna a dir poco ingombrante ed invadente.

Sin da piccolo Louie vive nel mito paterno: Big Lou è un locatore senza alcun tipo di scrupolo o rimorso di coscienza, totalmente fossilizzato sul rendere la sua “impresa” fruttifera, a discapito dei disagi e delle sofferenze patite dai suoi inquilini, spesso causate da marchiani inadempimenti del proprietario di casa.


Il protagonista vive e cresce in questo contesto e ciò segna profondamente il suo carattere, rendendolo una sorta di copia minore del burbero padre… anche se forse non è così, almeno non in toto


Louie è costretto da un provvedimento del Tribunale della Grande Mela ad affrontare la dura realtà delle cose: esistono persone che, anche per sua colpa, soffrono… soffrono il freddo, gli stenti della vita di strada, cercano di sbarcare il lunario in qualsiasi modo, scavando nei meandri del proprio animo alla ricerca della forza per condurre una vita nonostante tutto dignitosa.


Louie fino a quel momento non aveva alcuna idea di cosa fosse il mondo al di fuori della sua sontuosa residenza dei quartieri alti, al di fuori della sua lussuosa Ferrari, al di fuori del rapporto con la sua tanto svampita quanto procace compagna.


Nonostante sia più volte vittima di piccole ripicche e addirittura di truffe e furti da parte della gente del quartiere, che vede in lui una sorta di ricco aguzzino (almeno all’inizio), Louie gradualmente si avvicina ai disagi dei suoi “coinquilini”, trova in loro qualcuno con cui scontrarsi e confrontarsi, trova conforto in quella che – da parte loro – diverrà piano piano una calorosa accoglienza.

Ciò anche grazie alla figura dell’avvocato Naomi Bensinger, che Louie cercherà fino all’ultimo di sedurre in maniera piuttosto comica.


Anche Il padrone di casa è dunque la storia di un percorso di crescita: da figlio di papà, viziato ed arrogante, Louie diventa un uomo, un uomo pieno di comprensione ed empatia nei confronti proprio di coloro i quali gli avevano fatto causa costringendolo ad intraprendere quel percorso.


Il rapporto col padre, segnato dallo sdegno che Big Lou nutre nei confronti del figlio determinato a porre rimedio ai suoi inadempimenti, trova una svolta proprio alla fine del film: il protagonista salva lo stabile da un tentativo di incendio architettato proprio dal genitore e, dopo un monologo di Louie, i due si abbracciano affettuosamente nella consapevolezza di volersi davvero bene.


Big Lou ha capito che suo figlio è maturato e tiene grandemente alla vita delle persone che vivono nel suo palazzo ed è, per questo, fiero di lui.

Le riparazioni allo stabile e la riacquisita libertà da parte del protagonista sono la ovvia conseguenza di questa “crescita”.


Numerose sono le scene esilaranti che caratterizzano il film, rendendo la pellicola una commedia molto gradevole e divertente, ma ricca di significato.

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