IO E ZIO BUCK – Un piccolo omaggio alla nostra infanzia



Bob e Cindy Russell si sono recentemente trasferiti da Indianapolis alla periferia di Chicago per motivi di lavoro, con i loro tre figli Tia, la maggiore, Miles (un Macaulay Culkin alla seconda esperienza cinematografica e prima del successo planetario di “Mamma, ho perso l’aereo”) e Maizy.

Informati di un attacco cardiaco che ha colpito il padre di Cindy, i Russell decidono di partire immediatamente, a tarda notte, per raggiungerlo.


Dopo aver vanamente pensato di chiedere ad alcuni vicini di badare ai propri figli, Bob propone di chiedere a suo fratello Buck di trasferirsi temporaneamente da loro per prendersi cura dei ragazzi. Cindy è contraria all’idea di lasciare i figli con il cognato, ma nessun altro può occuparsi di loro ed è costretta ad accettare.


Buck, pigro, goffo e obeso, vive in un piccolo appartamento a Chicago ed ha appena accettato, seppur controvoglia, di lavorare nel negozio di pneumatici di Chanice, sua compagna da anni, che vorrebbe sposarsi e creare con lui una famiglia.

Arrivato a casa del fratello al volante della sua fatiscente Mercury con il motore “imballato” e il tubo di scappamento “scoppiettante”, Buck sin dal primo giorno lega con Miles e Maizy, mentre Tia si mostra, così come con i suoi genitori, particolarmente ostile nei confronti dello zio.


Nei giorni successivi, Buck affronta una serie di situazioni in modo particolarmente singolare, ai limiti della comicità: porta i bambini al suo bowling preferito (dove conosciamo l’assurdo ed esilarante personaggio di “Bello”, e Roger “Vacci piano con la coca”), prende a pugni un clown ubriaco che avrebbe dovuto intrattenere i ragazzini alla festa del nipote, rimprovera la vicepreside della scuola che ritiene troppo severa e rigida sul comportamento di Maizy e mette il bucato ad asciugare nel microonde, non riuscendo a far funzionare l’asciugatrice.


Quando poi Buck incontra Bug, il ragazzo di Tia, ne riceve subito una pessima impressione e avverte la nipote che il giovane è interessato a lei solo per il sesso, me lei – sempre più chiusa e maldisposta nei suoi confronti - non gli dà retta.


[Bug: Vuole una messa a punto? Eheheheh! Buck: E tu vuoi una messa nera caro? Eheheheh! Bug: Non la seguo! Buck: Mordile ancora la faccia in pubblico e sarai tu la vittima sacrificale! Eheheheheh!” … questo è il dialogo del loro primo incontro]


Un giorno, preoccupato del fatto che Tia è fuggita per andare a una festa, Buck decide di andare a cercarla anziché partecipare a una corsa di cavalli che gli avrebbe fornito parecchi soldi. Riesce ad intrufolarsi alla festa e pensando che Bug si stia approfittando di lei in una camera da letto, forza la porta, armato di un trapano, trovando invece Bug con un’altra ragazza. Quando Buck riesce infine a ritrovare la nipote che vaga piangendo per la strada, la ragazza si scusa con lui riconoscendo che aveva ragione.


Nel finale il padre di Cindy si riprende, così lei e Bob tornano da Indianapolis. Quando entrano in casa, Tia sorprende la madre con un abbraccio. Buck parte poi con Chanice, con cui si era riconciliato, per Chicago, dopo essersi promessi con Tia di vedersi presto in città per un caffè ed aver scambiato con lei un affettuoso saluto.


Devi sapere che c’è una pecora nera nella tua famiglia…che però ti vuole un sacco di bene!


[“Senti, io mi conosco, so come sono fatto, capisci? Adoro i miei amici, adoro la mia libertà, poter scaraventare le mazze nel baule della macchina e andare a giocare a golf quando mi pare e piace! Non faccio male a nessuno, non vedo dove sia il problema!...Chanice, sarò sincero con te: se trovassi una scusa per non venire da te (a lavorare, n.d.a.) domani, la userei! dice Buck alla sua compagna, all’inizio del film]


Io e zio Buck è la storia di un uomo.

Un uomo che “si gode la vita”, un uomo che fugge gli impegni come la peste, ma che si trova catapultato per puro caso in una realtà piena di responsabilità e di doveri, anche e soprattutto di carattere morale.


Come altri personaggi, analizzati nelle mie recensioni precedenti, anche Buck Russell è il protagonista di un percorso, un percorso di pura maturazione: fumatore e bevitore incorreggibile, refrattario a qualsivoglia impegno lavorativo, amante delle corse di cavalli truccate (sua unica fonte di guadagno), pigro ed indolente, Buck è stato lentamente ed inconsapevolmente (almeno per lui) allontanato dalla sua famiglia, relegato nel ritaglio di una foto piegata in modo tale da non far notare la sua presenza al matrimonio del fratello.


Già lungo il tragitto verso casa del fratello e della cognata, ci rendiamo conto che Buck non ha contatti con loro da anni e la mattina successiva ne abbiamo la conferma quando Miles, trovando Buck in cucina intento a preparare la colazione, chiede alla sorella maggiore, testualmente: “Ho uno zio?”. Nonostante le vecchie abitudini siano dure a morire (Buck e il suo sigaro sono praticamente inseparabili), l’uomo bada ai nipoti ed alla casa come fosse una vera e propria esperta massaia, al netto delle numerose e comiche stranezze che compie.


L’unica persona immune al suo “fascino” è Tia.

La rabbia adolescenziale, il bisogno di indipendenza e la ricerca di nuove esperienze della ragazza la rendono a dir poco ostile nei confronti dello zio. I due sono coinvolti in una sorta di partita a scacchi in cui, tra reciproci colpi bassi, l’uno cerca di averla vinta sull’altra.

Quando l’uomo si rende conto che la nipote sta per diventare una vittima della sua stessa rabbia, accantona per sempre la sua vita di prima per poterla salvare: le corse di cavalli, la svogliatezza e la pigrizia, il fumo, l’alcool, la libertà tipica dello scapolo incallito passano in secondo piano.


Buck si mette strenuamente a cercare la nipote e, una volta trovata, le confessa di volerle bene e le fa un “piccolo presente”. La pace tra i due segna il punto di svolta finale della maturazione di Buck: grazie a Tia, egli riesce a riappacificarsi con Chanice, con la quale prende finalmente l’impegno di andare a lavorare e costruirsi una famiglia. Tia – anche lei fortemente maturata, grazie alla dolcezza ed all’affetto dello zio - rompe le proprie difese e trova il coraggio di sciogliersi in un commovente abbraccio con la madre, appena tornata da Indianapolis.


Io e zio Buck è anche la storia di una famiglia.

I Russell hanno lasciato gli affetti più cari per motivi lavorativi e vivono in una situazione di latente conflitto con la loro figlia maggiore, che imputa loro di essere andati via da Indianapolis, la città che Tia considerava a tutti gli effetti casa loro; Buck è sostanzialmente un estraneo per loro, un personaggio equivoco da evitare per le sue abitudini di vita e per le persone che frequenta.

Proprio grazie a lui, tuttavia, essi riescono a superare l’ostacolo più grande: riconquistano inaspettatamente (per loro) l’affetto della figlia, finendo – probabilmente – per rimodulare la loro opinione su Buck.

La famiglia finalmente si ricompone e si allarga a Buck e Chanice, cosa che i Russell mai avrebbero pensato sarebbe successo.


Il saluto finale tra Buck e Tia, immortalato nella foto in epigrafe, è un condensato della dolcezza e dall’affabilità di un uomo, specchio dell’attore che lo ha interpretato.


Mi piace ricordare John Candy così… come John Hughes lo ha ritratto in questa scena: non solo un attore versatile e un comico eccezionale, ma come un uomo di una simpatia estrema in grado di farci sorridere sempre.

Ci ha lasciato troppo presto, ma il suo ricordo vive forte in chi – come me – è cresciuto anche con i suoi films.



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