L’Allievo (1998) - Il Male della porta accanto


L'allievo (Apt Pupil) è un film del 1998 diretto da Bryan Singer (regista, tra gli altri, de “I soliti sospetti” “X-men”, “Operazione Valchiria” e “Bohemian Rhapsody”), tratto dal racconto di Stephen King Un ragazzo sveglio, inserito nella raccolta Stagioni diverse del 1982.


Todd Bowden, giovane e brillante studente di liceo, rimane particolarmente colpito quando, durante la lezione di storia, viene affrontato il tema dell'Olocausto, al punto da decidere di approfondire per conto proprio lo studio di quel periodo.


Dopo molti pomeriggi trascorsi in biblioteca, Todd nota sull'autobus che lo riporta a casa un uomo anziano in cui crede di riconoscere un ex ufficiale delle SS, visto in una foto. Dopo altre verifiche, ha la certezza che si tratta di Kurt Dussander, un criminale nazista immigrato illegalmente negli Stati Uniti e che da anni vive indisturbato sotto il falso nome di Arthur Denker.


Todd lo avvicina, gli fa capire che conosce la sua vera identità e lo costringe, con il ricatto, a raccontare le atrocità commesse in passato, assicurandogli in cambio il silenzio sulla sua vera identità. Dussander accetta, poi a poco a poco, si insinua nella vita del ragazzo, ne conosce i genitori, ne condiziona la vita e il rendimento scolastico. Piu avanti Dussander, colpito da un infarto, viene ricoverato in ospedale.


Qui prima un paziente e poi alcuni agenti federali ne accertano finalmente l'identità. Dussander verrà processato per i crimini commessi, ma Todd è pronto, da buon allievo, a mandare avanti la lezione del maestro...in un finale ricco di colpi di scena.


Attento al nazista che cova in te e intorno a te, attento al fascino maliardo del Male, che spesso si nasconde dietro il volto perbene ed educato di una persona qualunque, come un vicino di casa…


Bryan Singer, con questo film, ci conduce attraverso gli orrori celati nelle pieghe dell’anima umana, facile preda delle corruzioni di un Demonio dei nostri giorni.


Un mostro tangibile, concreto nella sua subdola crudeltà e che qui ha il volto elegante di Sir Ian McKellen (famoso al grande pubblico per il suo “Gandalf” nella saga de “Il signore degli anelli” e de “Lo Hobbit” e per aver interpretato il ruolo di “Magneto” nella saga degli “X-Men”, n.d.a.).


Il suo Kurt Dussander è l’esempio del fascino del Male: nonostante un’anima nera e profondamente intrisa del sangue delle centinaia, se non migliaia, di persone della cui morte atroce si è reso responsabile durante la guerra, egli ha i modi e l’aspetto della persona qualunque, che mangia, beve e fuma troppo, veste abiti acrilici, guarda la televisione. Una persona normale, come tanti, con celato dentro, però, un profondo abisso di orrori.


A essere fortemente contagiato da questo subdolo fascino è un brillante ragazzo di sedici anni, Todd Bowden (il compianto Brad Renfro, già visto in “Sleepers” di Barry Levinson, n.d.a.), che riconosce in lui un ex ufficiale delle SS, costringendolo col ricatto a confessargli le atrocità commesse in passato.


Un racconto che diviene, mano a mano nel corso del film, una pericolosa lezione di vita cui il giovane si adegua con naturalezza, salvo poi solo in parte tornare indietro: il calo nei voti, dovuto ai lunghi pomeriggi passati a casa di Dussander ad ascoltare le sue “storie”, la tendenza sempre più forte di Todd ad allontanarsi dagli amici e qualche “problemino” con le ragazze lo spingono a riflettere su quanto sta facendo…


Tuttavia, è proprio il boia nazista a dargli una mano a riprendere le redini della sua vita, anche sentimentale, a rimettersi in pari con lo studio e a tornare uno studente modello.


Il percorso intrapreso da Todd è, a questo punto, irreversibile: aiuta Dussander a nascondere il cadavere di un senzatetto e minaccia di denunciare per abusi sessuali un insegnante che aveva scoperto il suo profondo legame con il vecchio nazista… Todd ha assorbito molto bene la lezione del suo maestro e, pur forse non essendone pienamente consapevole, è pronto a portarla avanti.


Il Male in questa pellicola ha un’identità precisa, ancora purtroppo ben presente nella nostra Società. Il nazismo è un ‘morto-vivente’, pronto a risorgere nel giardino della casa accanto, ad agguantare il cuore e la mente di un adolescente che potrebbe essere nostro figlio o nostro fratello, un bravo studente con tutte le carte in regola per diventare un cittadino “modello”, un membro della futura classe dirigente.


Probabilmente a rendere questa truce ideologia così affascinante per i giovani sono un’iconografia ancora di forte impatto visivo unita ad alcuni prepotenti impulsi dell’essere umano: l’esaltazione della violenza e la voglia di sopraffazione, mista ad una smodata ambizione che non ammette alcun tipo di ostacolo. Un cocktail terribile che trova il suo simbolo nella svastica nazionalsocialista, un simbolo che ha segnato in maniera profondamente negativa la storia non solo di una singola nazione, ma di tutto il mondo in maniera incontrovertibile.


Questa sorta di “piacere seduttivo del Male” è in qualche modo alimentato quotidianamente dalla televisione, attraverso notiziari sensazionalistici che propongono, in tutto il mondo, overdosi di sangue e morte di ogni tipo. Una violenza decerebrata, buttata lì spesso gratuitamente, senza senso, divenuta ormai irrinunciabile cibo per le menti di milioni di persone sparse in tutto il globo.


C’è da sottolineare, tuttavia, che L’allievo non ha grandi pretese storiche o storiografiche, ma è sostanzialmente una storia sul rapporto padrone-servo/servo-padrone, sulle dinamiche del controllo psicologico, evidenziato dal singolare compiacimento prima di Todd nel piegare il vecchio boia nazista alla sua volontà, poi dello stesso Kurt Dussander nel travestirsi da ufficiale delle SS, nel battere i tacchi, come faceva un tempo, a profondersi nel famoso saluto col braccio disteso per aria e a controllare la vita del suo “allievo”.


Il film, alla fine, è un modo non eccessivamente disturbante (fatto salvo per la scena in cui il vecchio nazista prova a bruciare vivo un gatto nel suo forno, n.d.a.), per lanciare l’allarme su quel ventre che continua a sfornare mostri non appena ci distraiamo.


Un ulteriore modo per farci capire che è sempre il momento buono per dire un secco e deciso NO a una siffatta ideologia!

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