LA HAINE di Matthieu Kassovitz (1995)

La Cronaca di una Società contorta stipata in uno spazio ristretto pronto ad esplodere, che precipita da 50 piani d’altezza


TRAMA: Parigi, 1995, la storia è quella di 3 ragazzi che abitano le banlieu, in un clima di perenne tensione tra la polizia e i manifestanti della periferia. Tensione che degenera quando, durante una ronda, un agente finisce col ridurre in fin di vita un ragazzo di nome Abdel che era stato fermato per dei controlli.

I nostri scapestrati protagonisti sono: Vinz [Vincent Cassell], di famiglia ebraica, irrequieto e testa calda (rasata), al quale piace passare per un duro (in possesso d’una pistola persa da un poliziotto, che brama di poterla usare per raddrizzare i torti o vendicarsi qualora Abdel muoia sotto i ferri); Said [Saïd Taghmoui], di origini arabe, che cerca di campare come può ma spesso finisce per combinare più casini che altro e Hubert [Hubert Koundé], ragazzo africano, il più assennato di tutti (quello che per lo meno cerca di tenerli a bada e fuori dai guai) che desidererebbe solo vivere una vita tranquilla e coronare il proprio sogno di diventare pugile professionista (sogno che gli viene precluso a causa della distruzione, durante degli scontri notturni, della palestra che gestiva).

Li vediamo trascorrere le loro giornate a bighellonare in giro, atteggiandosi e straparlando. Quando poi comincia a girare la voce che il ragazzo pestato dagli agenti di polizia potrebbe non sopravvivere, d’allora seguiranno situazioni sempre più agitate tra controlli che finiscono male, paranoie serpeggianti, piccole regolazioni di conti da sistemare e disperati tentativi di uscire da tutta questa malora e trovare una nuova strada.

ANALISI & CONSIDERAZIONI: In un bianco e nero alienante, alternando passaggi con la telecamera a mano (volutamente minimalisti) a sinuosi ed eleganti piani sequenza (e senza farsi mancare qualche simbolismo), un allora ventottenne Kassovitz (alla sua 2^regia) inscena una storia di crudele realismo (ispirata a fatti realmente accaduti nel periodo) e spleen esistenziali, dove l’inquietudine è alle stelle ed il pericolo è in agguato dietro ogni angolo.


E come protagonisti sceglie un terzetto multietnico che ben riflette una Società (quella francese… ma non solo quella, pensiamo anche all'Italia) che dell’integrazione aveva fatto un suo vanto, ma si ritrova a dover fare i conti col razzismo e la xenofobia che finiscono per dilagare.

Lo stesso Vinz allora come al giorno d’oggi verrebbe considerato come un ignorante represso (e forse anche lo è), eppure la sua rabbia pronta ad esplodere proviene dalle radici più recondite della natura umana, quelle che spingono gli individui a diventare delle belve pronte a sbranare e prevalere sugli altri. Non ci sono buoni o cattivi, né antieroi, e se ci sono si confondo in continuo tra loro stessi. Tutto è dannatamente imprevedibile.

L’Odio attira Odio, che siate dalla parte del giusto o da quella del torto, da qualunque ceto sociale od etnia voi proveniate, non ha importanza, questo s’insidia e corrode fino al nucleo. È ovunque ed è così facile ricadervi. Gli unici modi per debellarlo sono l’adattamento alle situazioni ed il raziocinio, trovando la forza di metter da parte ogni orgoglio o pulsione primordiale.

"Fino qui tutto bene...fino qui tutto bene Ma il vero problema non è la caduta, quanto l'atterraggio" PS: lo slang parlato in originale è il “verlan” <tradotto: “all’inverso/alla rovescia”> che consiste nell’invertire delle sillabe per creare della parole nuove, mentre in italiano un triplo plauso và a Roberto Pedicini, Loris Loddi e Fabio Boccanera (diretti da Rodolfo Bianchi) sul terzetto di protagonisti (rispettivamente Vinz, Said e Hubert).

17 visualizzazioni0 commenti

Post recenti

Mostra tutti