LA MONTAGNA SACRA (1973) - di Alejandro Jodorowsky

Noi dobbiamo distruggere il nostro io, vacillante, inquieto, incerto, pieno di desideri, distratto, confuso. Quando il nostro io pensa: questo sono io, questo è mio, si autolimita e dimentica il grande io.



La montagna sacra (The Holy Mountain) è un film datato anni '70 che ancora oggi riesce a far parlare di sé: si tratta infatti di una pellicola così ambigua e dissacrante da avere un impatto visivo e psicologico davvero notevole.


Il regista, Alejandro Jodorowsky, è un artista poliedrico che si è dedicato non solo al cinema, ma anche alla scrittura, alla poesia e alla sua risaputa passione per i tarocchi. Un personaggio che ha una visione del cosmo sicuramente interessante sotto tutti i punti di vista.


La mia conoscenza di questo regista, tantissimi anni fa, è stata del tutto casuale e singolare. In alcuni dei miei racconti contenuti nella raccolta “I Racconti dell'Apocalisse” ho descritto delle scene che vedono comparse di uomini con deformazioni fisiche e affetti da nanismo; questo ha portato alcuni miei lettori dell'epoca ad individuare una certa somiglianza con le pellicole di Jodorowsky.


Subito sono andato a documentarmi sul regista ed ho scoperto qualcosa di davvero impressionante. Dopo il successo abbastanza underground del suo film precedente El Topo (un western atipico) il manager dei Beatles rimase così attratto da questa pellicola che decise di produrre il secondo lavoro di Jodorowsky: La montagna sacra appunto. Ma vediamo nello specifico che tipo di opera stiamo trattando.



TRAMA: La vicenda narra di un ladro con le sembianze di Gesù Cristo che vaga per le strade facendo incontri strani e trovandosi in situazioni folli. Epica la scena del calco fatto sulla sua persona per avere dei souvenir.


Jodorowsky con questo film distrugge la religione, se ne prende gioco in qualche modo. Il vagare del protagonista lo porta fino all'arrivo in una torre, dove al suo interno vive un alchimista interpretato proprio dal regista.


Qui all'interno della fantomatica torre vedremo delle scenografie che lasceranno davvero il segno sia per il loro impatto fotografico sia per i colori sgargianti e per i simbolismi che ne possiamo cogliere. I colori psichedelici e le inquadrature simmetriche ancora oggi danno filo da torcere a tantissime altre pellicole.


Dopo le iniziazioni di rito che il ladro vagabondo deve affrontare, lo stesso viene assoldato dall'alchimista per far parte del suo progetto. Insieme ad altri personaggi dovranno raggiungere insieme la Montagna Sacra. Qui vivono i nove saggi che custodiscono il segreto dell'immortalità. La squadra messa su dall'alchimista dovrà sconfiggere i saggi per sottrargli il misterioso segreto.


Le sette persone che precedentemente l'alchimista aveva preso con sé, sono tutti benestanti e potenti della terra, tra i quali ricchi imprenditori, luminari, artisti, insomma i più facoltosi di tutti i campi. Spogliati di ogni bene, prendono parte alla missione.


Emblematica la scena del rogo delle banconote, per togliere il bene materiale ai partecipanti. Ma l'alchimista non si limita solo a questo: per poter essere pronti gli adepti dovranno bruciare anche l'io. Questa è un'altra scena che rimane nell'imaginario collettivo degli spettatori. L'alchimista induce a bruciare dei manichini nudi fatti ad immagine e somiglianza di ognuno al fine di annullare l'io ed elevarsi all'io superiore.


Il simbolo dell'enneagramma viene ripreso in questo film con il disegno dei nove punti che rappresentano la personalità, il tavolo dei nove saggi ha appunto la stella disegnata. Una volta pronti gli adepti partono alla conquista della Montagna Sacra. Ma una volta arrivati in cima cosa succederà?



CONSIDERAZIONI: Be', se non avete visto il film fermatevi qui perché quello che sto per dirvi ha dell'incredibile. Il finale di questo film è unico, non penso ci siano altri finali del genere nella storia del cinema. In cima alla montagna i nove saggi incappucciati non sono altro che dei fantocci seduti intorno al tavolo che simboleggia l'enneagramma e a quel tavolo c'è anche lui, Alejandro Jodorowsky che chiude dicendo: L'immortalità non esiste, questo è soltanto un film.


Zoom indietro fantastico, destabilizzante, psicotropo, psicomagico (essendo lo stesso Jodorowsky sostenitore della psicomagia). Un'esperienza da fare almeno una volta nella vita. Un film sicuramente da non perdere per chi ama le pellicole di un certo tipo, quelle che ti lasciano il segno anche dopo vent'anni. Lo vidi appunto tantissimi anni fa e ora, complice la mia rubrica Movie Reviews sono andato a ripescarlo tra quelli che meritano di essere commentati.


Un saluto e alla prossima

_____________


Acquistando uno dei prodotti della sezione SHOP contribuirai a sostenere il progetto CultMovie!


Iscriviti al canale Youtube per restare aggiornato su tutti i prossimi contenuti video.

Grazie per i tuo sostegno!


51 visualizzazioni0 commenti

Post recenti

Mostra tutti