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LAST NIGHT in SOHO - (2021) di Edgar Wright

A volte Soho può essere troppo per tutti


TRAMONE: Eloise “Ellie” Turner, è una studentessa orfana di madre che dalle campagne della Cornovaglia si trasferisce a Londra per inseguire il proprio sogno di diventare fashion-designer. Non trovandosi bene nel campus studentesco e con le persone che lo frequentano, affitta la stanza di una vecchia signora che abita nella zona.


Di notte sogna di essere catapultata negli anni ’60 e di seguire il cammino di tale Sandy, talentuosa ragazza di belle speranze che cerca a sua volta di sfondare nel mondo dello spettacolo, ma che perse precocemente la vita in circostanze misteriose (si ipotizza un omicidio). Queste visioni oniriche influenzeranno Ellie nelle proprie creazioni dal gusto vintage, finché tali immersioni nel passato cominceranno a concretizzarsi minacciosamente nel presente, portando la ragazza ai limiti della paranoia e a non distinguere più la realtà che vive consciamente (oltre a farle scoprire i degradanti retroscena dietro lo showbiz d'un tempo).


E come se non bastasse il presunto omicida di Sandy sembrerebbe ancora a piede libero. Ma se non fosse veramente lui, che n’è stato di Lei?


COSE Che COSANO: A 4 anni da “Baby Driver”, il sempre validissimo Wright torna con quella che si potrebbe tranquillamente considerare la sua opera tecnicamente e artisticamente più matura. In una sospensione tra presente e passato dalle innumerevoli sfaccettature, dove nulla è sempre come sembra e tante meraviglie possono celare retroscena terrificanti.


Decidendo di non giocare più con i generi ma di immergervisi completamente. Lo humor e il senso del grottesco vengono ridotti in favore di una maggior eleganza e suggestione. Il ritmo si fa meno serrato e più esplorativo, mettendosi al servizio delle visioni allucinate, delle distorsioni percettive e della psicologia dei personaggi, per poi incalzare quando il tutto si fa più inquieto e turbolento.


Per non parlare della fusione di immagini, colori, editing e musiche nelle scene ambientate nel passato o dove convergono le dimensioni, specialmente nelle scene di ballo dove anche in momenti di sfarzo come questi si annida la tensione nel trovarsi sul filo di un rasoio che non possiamo vedere.


Merito anche dei vfx della DNEG, del fotografo di fiducia di Park Chan-Wook che con i suoi giochi di luci al Neon aumenta la carica lisergica del tutto e delle musiche metamorfiche di Steven Price che si amalgamano perfettamente a ciò a cui stiamo assistendo.


A dir poco perfetta la scelta di ambientare il tutto nella fascinosa Soho (con tanto di richiami e iconografie dei suoi anni di maggior splendore), ai tempi capitale artistica-culturale del Regno Unito, brulicante di sogni e possibilità in attesa di essere concretizzate. Divertendosi a celebrarla come più si conviene e ad omaggiare l'immaginario glamour con il quale crebbe.


Anche se un plauso lo meritano soprattutto gli interpreti scelti: da una Thomasin Mckenzie [doppiata da Sara Labidi] (dallo sguardo elfico ed innocente e il fascino pulito) a dir poco perfetta nel tratteggiare la fragilità, l’illusione, come anche la gran forza d’animo e il coraggio, della protagonista; alla sempre più brava Anya Taylor-Joy [doppiata da Letizia Ciampa], dalla presenza magnetica e dallo sguardo che buca lo schermo, nei panni dell’inafferrabile e promettente Sandy.


Bella prova anche per l’ottimo Matt Smith [doppiato da Maurizio Merluzzo] (celebre 11^incarnazione del Doctor Who) nei panni di un soggetto tanto fascinoso quanto crudele e carnalmente insidioso. Passando anche per un inquietante Terence Stamp sul vecchio Lindsay, la recentemente scomparsa Diana Rigg (di Bond-iana memoria) sulla Sig.ra Collins <eehh vedrete> e una volutamente odiosa Synnove Karlsen.


Edgar Wright, dal canto suo, si diverte a giocare con le allucinazioni e le idealizzazioni di una giovane mente innamorata perdutamente di un periodo e un immaginario che non ha vissuto sulla propria pelle ma che vorrebbe concretizzare nella propria realtà quotidiana. Immergersi in uno specchio immaginifico per rifugiarsi e nascondersi da una vita che non piace e dalla quale veniamo ostacolati, sperando di trovare tutto di cui abbiamo bisogno solo lì.


Immaginari bellissimi e pieni di possibilità che però finiranno per confondersi e moltiplicarsi con il vissuto reale della protagonista, con effetti tutt’altro che benefici sulla sua salute mentale.


Non sempre è oro tutto ciò che luccica e il periodo storico tanto glorificato dalla protagonista, ha i suoi pericoli e i suoi pesanti scheletri nell’armadio, celando le non poche ingiustizie e bestialità che si aggirano nello showbiz, nel mondo della moda e negli scomodi compromessi che vengono stipulati.


Dove le illusioni possono diventare letali, i fantasmi del passato perseguitare, i sogni di successo potrebbero portare a soluzioni controverse e i malintenzionati più furbi sono pronti ad avventarsi come orripilanti predatori sulle loro speranzose ma ignare vittime.


Inoltre il Nostro in alcuni momenti sembrerebbe voler omaggiare e strizzare l’occhio a “Inferno” del nostro Dario Argento e “Perfect Blue” del visionario Satoshi Kon.


Quindi tutto perfetto e missione compiuta? Beh, NI’. Come il fascino contrapposto ad orrore ed ambiguità che vengono trattati, lo stesso film purtroppo soffre un po di tali derive dal punto di vista della scrittura. Certi risvolti più orrorifici e fantasiosi avrebbero necessitato di un maggior studio per risultare coerenti con la narrazione, il suo sviluppo e le sue finalità e avere un maggior senso d’essere. In più con questo voler essere tante cose in un solo titolo, si rischia di non mettere sempre ben a fuoco tutto quanto e di strafare per poco.


A salvare però tale altalenanza sostanziale e a reggere il gioco sono la tecnica e il gusto di Wright, il montaggio, la fotografia, le musiche e gli attori.


In conclusione “Last Night in Soho” è una pellicola godibilissima che si lascia andar giù senza problemi e che oltre a riconfermare il talento recitativo di 2 attrici molto promettenti, restituisce in forma smagliante (seppur stavolta lo script mostri qualche zona d’ombra) un cineasta interessantissimo, in gamba e di cui dobbiamo continuare ad avere bisogno.


Oltre a mostrarci un curioso saggio sul non perderci nel nostro piccolo confortevole mondo ideale, in quanto non è lì che concretizzeremo il nostro successo (ma nella vita quotidiana con i suoi pregi e difetti) e che anche questo potrebbe contenere spiacevoli sorprese dalle quali rischieremmo di venire inghiottiti e non fare più ritorno. Attenti a ciò che si desidera.

VOTO: 7/8


#EdgarWright #AnyaTaylorJoy #ThomasinMackenzie #MattSmith #DianaRigg


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