LEON (1994) - di Luc Besson

27°anniversario per l’agrodolce favola urbana di un audace cineasta francese che puntava in alto.


TRAMA: Léon è un efficentissimo e spartano sicario della malavita newyorchese che al proprio mestiere alterna un'esistenza solitaria basata sulla cura d'una piccola pianta alla quale è molto affezionato, l’esercizio fisico, qualche capatina in vecchi cinema dove vedere vecchi film e l'acquisto di latte come principale alimento.


Un giorno, nel grande appartamento dove abita, una ragazzina poco più che dodicenne di nome Mathilda, figlia d'un piccolo spacciatore, e testimone impotente dello sterminio della sua famiglia da parte d'un sadico agente corrotto della D.E.A., bussa alla sua porta per cercare rifugio e protezione.


Inizialmente riluttante, decide di accogliere la ragazzina nella propria vita: lui le insegnerà le regole del mestiere perché possa vendicarsi, lei gli insegnerà a godersi la vita e fra i due un po' alla volta s'instaurerà qualcosa di più profondo d'una semplice amicizia e convivenza. Ma Stansfield (l'agente responsabile della morte della famiglia di Mathilda) è in agguato.

{Cast, regia, tecnici} Nel ruolo del protagonista che dà il nome alla pellicola abbiamo quella che è probabilmente la miglior interpretazione del francese Jean Reno (qui doppiato da un immenso Massimo Corvo).


Un antieroe solitario e di poche parole, estremamente efficiente, letale e meticoloso nel proprio lavoro con una forte etica professionale «niente donne e niente bambini». Le uniche cose che contano per lui sono una pianta della quale ama prendersi cura (perché come lui non ha radici), l'alimentazione a base di latte (come una specie di rimedio alla mancanza d'una figura materna) e la preparazione fisica-psicologica per poter essere sempre pronto a svolgere i propri compiti ed incarichi. Eppure dietro cotanta virilità troviamo la purezza e l'insospettabile innocenza d'un bambino nel corpo d'un adulto.


L'ingresso nella sua vita della piccola Mathilda porta man mano ad un’epifania, una nuova luce nella propria esistenza e uno sguardo diverso sulla vita. Nei panni apparentemente innocenti di Mathilda, possiamo ammirare una giovanissima ma già talentuosa Natalie Portman (resa alla grande da Valentina Mari) che con il suo look particolare (il taglio a caschetto e gli occhi immensi) riesce spesso a rubare la scena ai "più grandi" presentandoci il dramma d'una pre-adolescente già adulta alla ricerca d'una propria strada e di un modo per vendicare la morte del fratellino (l’unica persona della sua squallida famiglia a cui avesse voluto davvero bene).


In Léon non trova solo una figura paterna che gli è spesso mancata ma vi trova il suo primo vero amore per quanto strano, prematuro ed atipico. Un vero spasso la sequenza in cui improvvisa una sorta di simpatica sfilata di look e personaggi diversi al proprio irremovibile ma infantile protettore (ulteriore prova di quanto già fosse brava).


Magistrale e perfettamente sopra le righe è la performance di (Sir.) Gary Oldman nei panni del terrificante, carismatico e schizzatissimo agente corrotto Norman Stansfield (impreziosito ancor di più dal buonanima Tonino Accolla, qui in froma smagliante, anche come direttore di doppiaggio). Un interpretazione stratosferica per il più classico ed efferato tipo d'antagonista tossicodipendente (ogni volta che s'impasticca pare una bomba pronta ad esplodere che poi implode): nevrotico, violento e senza scrupoli; ama gli attimi di quiete prima della tempesta ed è un gran appassionato di Bethoveen che ritiene perfetto nelle occasioni in cui deve sporcarsi le mani od essere più intimidatorio (Mozart è troppo leggero per questo tipo di cose, dice lui), le sue vittime preferite sono coloro che dimostrano un maggior attaccamento alla vita.

Un altro bel personaggio è il malavitoso Tony, interpetato da Danny Aiello (con la voce di Giorgio Lopez, r.i.p.), l'unica persona con la quale Léon ha un rapporto "umano", in quanto suo mentore e mandante. Pur non essendo un personaggio "positivo" è fra i pochi a manifestare atteggiamenti protettivi ed incoraggianti nei confronti del sicario.

La regia e la sceneggiatura di Luc Besson sono semplici ma davvero efficaci, ulteriormente esaltate dalla fotografia e dalla risoluzione delle immagini che ci presentano dei toni caldi e vibranti d'una vicenda che sa di quotidiano e di società medio-bassa. I momenti di rinfrancante normalità e sentimento sono alternati a sequenze d'azione tese e adrenaliniche; abbiamo poi piani sequenza, inquadrature, carrellate d'ottima fattura ed una cura puntigliosa dei personaggi, della loro caratterizzazione e della loro evoluzione.


Ad arricchire il tutto ci pensano le musiche versatili di Éric Serra (compositore-musicista-cantautore di fiducia del regista francese), talvolta affilate e malinconiche e talvolta più dolci e quotidiane, esprimendo mistero, tensione, sorpresa e sentimento, sempre in bilico tra parti semi-orchestrali e richiami al background New Wave/Synth-pop/World music ai quali il compositore non rinuncia, e che costituiscono alcuni dei suoi tratti distintivi. Sua è la canzone apposita "Hey Little Angel". Si segnalano anche la presenza nella soundtrack della solare “Venus as a Boy” di Bjork e della struggente “Shape of My Heart” del grandissimo Sting sui titoli di coda.

{CONSIDERAZIONI FINALI}: Quella di "Léon" (“The Professional” in inglese), al di fuori dell'azione, della violenza e degli sprazzi d’umorismo nero, è una storia di routine ed amore atipici, bizzarri e disillusi. Fatta e scritta col cuore, con passione ed intelligenza.


Per quanto strana e proibita (vista la differenza d'età) la relazione tra il killer e l'orfanella, più che tra un maestro ed un'allieva, è una storia tra due amanti (con tanto di reciproche dichiarazioni) impossibile da realizzarsi concretamente fino in fondo e, proprio per questo, affascinante, pura e sentita.


Come affascinante e tenero è il binomio tra il rude adulto-bambino e la disincantata ragazzina-adulta precoce, nonostante la miseria, le difficoltà e le violenze con le quali debbono convivere in questa società imperfetta ma insospettabilmente graziosa, in qualche modo riescono a trovare una dimensione più spensierata tutta loro.


Un connubio perfetto tra azione, passione e sentimento accompagnati da ottime e convincenti interpretazioni guidate da una mano registica scrupolosa, patinata ma mai fine a sé e di buon gusto.

VOTO: 8+

55 visualizzazioni0 commenti

Post recenti

Mostra tutti