LOLA CORRE - (1998) di Tom Tykwer

Il Nuovo Cinema Tedesco secondo il linguaggio videoclipparo di fine '900


TRAMONE: Lola è una giovane berlinese squattrinata che convive con il proprio fidanzato Manni, sognando un futuro migliore per entrambi. Un giorno riceve al telefono una chiamata disperata da parte di costui, il quale lavora come corriere per un potente boss malavitoso della zona e, a causa di tutta una serie di inconvenienti, disguidi e casini vari ha perduto la somma di 100.000 marchi custoditi in una vettura rubata e se non li ritroverà in un meno di un’ora, subirà l’ira funesta e omicida del capoccia.


La Nostra, per tanto, comincia una corsa senza sosta per recuperare, in un modo o nell’altro, la somma necessaria facendo convergere molteplici scenari ipotetici con i quali dovrà provare a portare a compimento la propria missione e risolvere la situazione, cercando di uscirne sani e salvi.


COSE Che COSANO: la fine degli anni ‘80 si era portata finalmente via il muro che divideva le 2 Germanie, il popolo si stava riunificando, l’Unione Europea stava cominciando a formarsi ed era tempo di novità. In un tempo di simile fermento il cinema tedesco moderno aveva bisogno di nuova linfa vitale dopo che alcuni suoi autori emigrarono altrove e il loro principale esponente (il factotum Rainer Werner Fassbinder) venne a mancare, l’allora 33enne Tom Tykwer si dimostrò la persona giusta al momento giusto.


Sfruttando sapientemente lo stile videoclipparo, con un gusto tra il videoludico e il fumettoso molto in voga in quel periodo ed immettendovi una sana dose di anarchia, sfornò una pellicola che non poteva non divenire un cult post-moderno, simile a nulla che si fosse visto (anche se molti lo associano a “Trainspotting”) o che sarebbe potuto venire. E così fu: “Lola Rennt”.


Dove il cuore palpitante e l’animo indomito che donano linfa vitale alla pellicola sono quelli della protagonista, interpretata da una Franka Potente (doppiata da Gabriella Borri) a dir poco inarrestabile, che vediamo correre a perdi fiato per quasi tutta la durata del film, con il suo look sportivo-stradaiolo e la vistosa chioma rosso fuoco.


Determinata ad ogni costo a salvare la vita di chi ama, continuare a vivere e crearsi un avvenire migliore. Non sa a cosa andrà incontro o a quali costi, lei corre per raggiungere il futuro, non ha alcuna intenzione di fermarsi e non si tirerà indietro davanti a nulla (neppure quando il suo inetto padre le metterà i bastoni fra le ruote senza prestarle alcun aiuto). Un’autentica forza della natura.


E di conseguenza si comporta la m.d.p. che segue gli avvenimenti e tutte le possibili derive con un ritmo indiavolato ma senza risultare inutilmente caotica, abbattendo e centrifugando i generi, arrivando persino a distorcere il formato delle immagini/degli spazi/dei personaggi in disegni animati (wtfk?!) e dove la tensione non fa altro che crescere.


Altrettanto Efficaci si rivelano le musiche composte dallo stesso Tykwer che, mescolando New Wave, Elettronica di stampo Rave e Musica da Camera, non fanno altro che fondersi ed amplificare l’anarchia sperimentale ed iper-cinetica dell’operazione.


In ogni momento potremmo vincere ma potremmo anche perdere tutto. Fin dove siamo in grado di spingerci e quanto davvero siamo pronti di fronte a qualsiasi evenienza?


Pur non brillando per chissà quale profondità, complessità o sviluppo nella caratterizzazione dei personaggi (per i quali non possiamo non fare il tifo) riusciamo ad avvertire alcuni tratti della poetica autoriale del cineasta, fra cui l’abuso di potere e la corruzione che schiacciano gli individui rendendoli succubi ed impotenti di fronte ad avvenimenti e casualità. Di come basti così poco per stravolgere ogni cosa e come ogni singolo gesto od accadimenti possano generare scenari diversi.


Per certi versi potremmo considerare tal operazione come un inconsapevole precursore di “Enter the Void” (intrippante capolavoro di Gaspar Noé) per la rappresentazione della coscienza della protagonista che per andare avanti ipotizza più scenari per altrettante opportunità di vittoria e fallimento.


In conclusione, l’opera di Tykwer è una pellicola fieramente esagerata (poco importa della plausibilità degli avvenimenti), figlia dei gusti e delle tendenze che resero grande quel periodo storico. Colpisce forte e proietta con stile ed energia gli spettatori verso il Nuovo Millennio.


Se gli imprevisti e una certa dose di caos, nel bene e nel male, sono il sale della vita, questo film ne è la comprova.

VOTO: 7.5


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