LOST BOYS - (1987) di Joel Schumacher

Quando il Vampirismo si fece fenomeno Glam e Teen


TRAMONE: Siamo a Santa Carla [California], i nostri protagonisti sono i fratelli Emerson con la madre Lucy (recentemente divorziata e in cerca d’un nuovo punto di partenza) si trasferiscono nella casa dello stralunato nonno che ivi abita. Michael (il più grande), un giorno fa la conoscenza di Stella e se ne invaghisce per poi scoprirla membro d’una banda di giovani motociclisti, cappeggiati da un certo David, non troppo ben visti dalla comunità ma che sembrano esercitare una strana influenza sulla cittadina. Nel frattempo Sammy (il più giovane e nerd), recandosi in una fumetteria incontra gli svalvolati fratelli Ranocchi che si definiscono cacciatori del paranormale e raccontano al ragazzo degli strani omicidi che si verificano frequentemente nella zona.


Nel frattempo, Michael, pur di poter stare assieme a Stella viene sfidato dalla gang di motociclisti ad una serie di gare, alle quali riesce ad uscirne vittorioso pur se non poche difficoltà.

Questi allora decidono di insignirlo fra i loro ranghi e lo iniziano a delle misteriose pratiche rituali che cominciano a scatenare in lui degli strani cambiamenti. Comprendono la natura vampiresca di questi soggetti, pur di liberare Stella e la città dal loro giogo e di rompere la maledizione che progressivamente lo sta trasformando in uno di loro, con l’aiuto di Sammy e dei Fratelli Ranocchi, dovranno individuare ed eliminare il capo-vampiro. Ma sarà più complicato del previsto.


ANALISI & CONSIDERAZIONI: era la metà degli anni 80, gli anni dei “Goonies”, di “Stand by me”, dei “Gremlins”, di “Breakfast Club”, “Weird Science”, “Footlose” e "Flashdance". Dopo una lunga gavetta come costumista/truccatore, dopo aver sceneggiato "Car wash" del '76 (commedia importante per la comunità afro-americana e che avrebbe ispirato "Fa la Cosa Giusta" di Spike Lee) ed essersi fatto una reputazione come videoclipparo e artefice di pellicole che affrontavano l’universo giovanile in tutte le sue sfaccettature, Joel Schumacher era alla ricerca della giusta opportunità con la quale affermarsi e allo stesso tempo uscire dalla propria comfort-zone.


L’occasione si presentò con un titolo molto particolare: un progetto orrorifico che però si rivolgesse ad un pubblico che stava crescendo e andava per la maggiore. Inizialmente era stato pensato per Richard Donner [allora regista del 1°Superman, di Omen, di Lady Hawke e dei summenzionati Goonies] che però dovette rinunciarvi (pur rimanendovi attaccato come produttore) per concentrarsi su un altro fenomeno che sarebbe stata la saga di “Arma Letale”.


Subentrò allora Schumacher che finì per rivelarsi l’uomo perfetto per l’ingaggio e lo fece suo!

Abbracciò la ribellione giovanile di JamesDean-iana memoria (dove ragazzi trascurati dalla società e dalle proprie famiglie ricorrevano ai modi più anti-convenzionali per poter esprimere la loro vera natura, trovare una propria identità e un loro posto nel mondo) e la estremizzò, per poi ibridarla con il mito del vampiro.


Il risultato fu un cult immediato che marchiò a fuoco quegli anni, divenne un fenomeno glamour, re-inventò la mitologia delle creature della notte, anticipò altri fenomeni pop quali “Buffy” e “Twilight” <saga dalla quale, per grazia di Cthulhu, i poveri Robert Pattinson e Kristen Stewart si stanno giustamente scollando di dosso> e consacrò Joel Schumacher come uno dei nomi di punta della Nuova Hollywood, permettendogli anche di spaziare ed ampliarsi a più generi.


Merito d’un manipolo di attori a dir poco Per-Fet-Ti: a partire da un mefistofelico Kiefer Sutherland, allora giovanissimo e con look Post-Punk, che emana carisma e cattiveria da tutti i pori nei panni di David (capoccia dei vampiri motociclisti, di cui fa parte anche il buffo Alex Winter, amicone di Keanu Reeves ai tempi di “Bill & Ted” e successivamente autore di “Freaked” del ‘93); passando per i convincenti Jason Patric e Jami Gertz, rispettivamente Michael e Stella; una brava Dianne Wiest di Allen-aiana/Burton-iana memoria (successivamente la ritroveremo in “Edward Mani di Forbice”) nei panni della madre dei protagonisti; troviamo poi Corey Feldman e Jamison Newlander completamente sciroccati nei panni dei Fratelli Ranocchi e infine Barnard Hughes che fa una gran figura nei panni del Nonno.


Ma ciò che davvero fa funzionare l’opera sono il gusto e la mano sicura del regista Schumacher, che riesce a coniugare perfettamente le anime del racconto senza che una prevalga sull’altra e restandovi coerente. Riuscendo ad orripilare, far ridere, intrattenere alla grande e creare suspense, catturando perfettamente lo spirito decadente e kitsch di una generazione, il fervore di quegli anni/di quella cultura con l’orrore vampiresco.


Merito di un uso sapiente della macchina da presa, dei suoi movimenti, delle inquadrature, dei tagli, dell'uso di panoramiche e grandangoli, delle location e delle dense alternanze cromatiche ora calde ora immediatamente più fredde della fotografia.


Un ulteriore plauso và ad una colonna sonora da urlo che annovera: Echo & the Bunnymen che rifanno “People Are Strange” dei Doors, gli INXS (di cui Schumacher diresse vari videoclip), Roger Daltrey degli Who che rifà un pezzo di Elton John, Tim Cappello, Lou Gramm e altri ancora.


Ancora oggi una visione godibilissima. Uno dei vampire-movies più ganzi mai fatti, uno dei migliori titoli dello scomparso cineasta e uno stiloso ritratto d’un iconico periodo che fu.

VOTO: 7/8


#JoelSchumacher #KieferSutherland #anni80 #Doors #Inxs


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