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LUPIN III°: Il Castello di Cagliostro - (1979) di Hayao Miyazaki

La Prodigiosa Opera 1^ di un Visionario dell'Animazione internazionale


La TRAMA E’ SEMPLICE: sempre braccato dall’Ispettore Zenigata durante un colpo andato a buon fine, il ladro gentiluomo Arsenio Lupin e la sua gang scoprono che il carico di banconote che hanno rubato sono false e finiscono per incrociare il loro cammino con Clarisse, una ragazza in fuga da un dispotico Conte criminale, nonché gran produttore di valute falsificate che spaccia in giro per il mondo, che la vorrebbe in sposa per poter aver così controllo del misterioso patrimonio nascosto ereditato da costei e divenire ancor più potente.


Tra rivelazioni del passato del nostro protagonista che s’intersecano con il retaggio della sventurata ragazza, l’indifferenza burocratica delle nazioni unite ed improbabili alleanze con l’Ispettore la cui caparbietà l’ha reso diffidato dalla stessa Interpol, i nostri faranno di tutto per salvarla, smascherare le malefatte del Conte e far venire a galla il tesoro nascosto.


ANALISI & CONSIDERAZIONI: gli anni '80 erano alle porte e uno degli anime più in palla del suo tempo necessitava di un lungometraggio per poter accrescere la fama e l’aura mitica. Fu così che Monkey Punch ebbe la lungimiranza di affidare l’onere all’allora già promettente e rodato Hayao Miyazaki. E non si poté fare scelta migliore!


Ciò che Miyazaki tirò fuori dal cilindro non era puntata extra che fungesse da riempitivo e che venisse allungata per riempire a qualunque costo la durata imposta dai piani alti, ma bensì un tripudio di trovate e meraviglie dove l’immagine e la sostanza andavano di pari passo, portando ad un livello superiore la materia di base.


Sul piano tecnico il visionario autore e il suo team danno vita ad una pellicola viva, ricca, colorata e immersiva, dove persino le scene d’azione, la tensione e i momenti topici con i quali viene costruito il climax, sono gestiti addirittura meglio di molti altri film in live-action. Imbastendo una storia fatta di missioni impossibili che per essere risolte necessitano di ingegno, agilità, capacità d’improvvisazione, alleanze improbabili ma con fini comuni e congegni fantasiosi. Arrivando persino a citare il Nostro Mario Bava e ad anticipare quelle che saranno le tipiche iconografie della poetica Miyazaki-ana nel affrontare/raffigurare/mettere in scena i generi fantastici e ciò che li compone.


Con soluzioni visive-narrative, escamotages e pigli avventurosi che a distanza di anni avrebbero ispirato ed influenzato quelle di “Indiana Jones”, “Basil L’Investiga-topo”, “Atlantis – L’Impero Perduto” e la filmografia dello stesso John Lasseter (ex-CEO della Pixar, attualmente in forza alla Skydance).


Ogni personaggio viene delineato e rinnovato alla perfezione pur rimanendo fedele alla propria essenza: dallo spericolato e spensierato protagonista che all’occorrenza sa farsi serio ed introspettivo; alla purezza, l’innocenza e il desiderio di libertà impersonificati da Clarisse; la malvagità e il marciume celati da facce rassicuranti rappresentati dal Conte di Cagliostro e i suoi adepti; passando per Fujiko che da femme fatale doppiogiochista diviene un’efficace final-girl che in più momenti si rivela utile e in grado di fare la cosa giusta; per finire con l’Ispettore Zenigata e la sua perenne caccia al protagonista che lo portano a realizzare di nutrire stima e rispetto nei suoi confronti, che la sua etica non sia molto distante da quella di quest’ultimo e che alla fin fine sia lui a dare forza e senso a ciò che fa ogni giorno. Tanto che quasi non gli dispiace che alla fine sfugga ai suoi continui tentativi d’arresto.


Meravigliosi infine i fondali dipinti e disegnati a mano e le musiche jazzate ora incalzanti ora incantevoli a cura di Yuji Ohno. Come impagabile si dimostra il doppiaggio [sia quello originale ad opera del Gruppo Trenta con Loris Loddi/Lupin, Raffaele Uzzi/Jigen, Paolo Poiret/Zenigata, Tonino Accolla/Goemon; sia quello del 2007 curato da Aldo Stella con le buone anime Roberto Del Giudice <iconica ed emblematica voce del protagonista> e Sandro Pellegrini, l’inossidabile Rodolfo Bianchi, Alessandra Korompay, Antonio Palumbo, Benedetta Ponticelli e uno splendidamente perfido Ivo De Palma].


Sul piano tematico, Miyazaki vola altrettanto alto mettendo in scena un’eterna lotta tra bene e il male che spesso si contrappongono.


Vengono denunciate la falsità e la corruzione delle classi aristocratiche e degli interessi che rendono ottusi e tergiversanti i poteri forti e la burocrazia, di come questi alla fine vengano schiacciati dalla propria negligenza, dalla presunzione e la sete di potere. E di come dietro entrambi gli schieramenti non ci siano altro che umani timorati. Mentre alla fine chi davvero la vince è chi rinuncia ad un bottino (d’importanza non tanto economica ma culturale ed umanitaria) per una causa ben più grande o semplicemente per ridare la libertà ad una persona, come anche chi per amore della giustizia decide di andare oltre i principi che gli sono stati imposti da cariche più alte o per le quali aveva prestato giuramento.


Lo stesso protagonista è una perfetta via di mezzo tra questi 2 estremi, in quanto da una parte pur essendo una canaglia deruba principalmente i più ricchi, per il brivido dell’adrenalina e la voglia di misurarsi con imprese sempre più ardite; dall’altra pur avendo un proprio codice d’onore e per quanto possa essere propenso a fare del bene se gli capitano le occasioni non intraprende mai del tutto questa strada. E in virtù di tutto ciò non solo agisce con sprezzo rompendo le regole e senza rispondere a nessuno ma soprattutto insegue la libertà senza schemi.


Ed è anche per questo che alla fine, nel corso di così tanti anni è riuscito a rubare i nostri cuori.


Ci si trova così di fronte non solo ad uno dei più grandi film d’animazione degli ultimi 50 anni, ma anche alla 1^grande impresa di uno dei massimi geni in materia, una di quelle esperienze filmiche che non hanno prezzo, davanti alle quali non si può che tornare bambini e aver voglia di fantasia. Intramontabile!

VOTO: 8.5


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