MONTY PYTHON - Il SENSO della VITA (1983) di Terry Jones & Terry Gilliam


LA più grande DOMANDA Esistenzialista secondo la visione scorretta ed irriverente del brillante sestetto britannico



PRELUDIO: Un gruppo di vecchi impiegati precari e sfruttati dalla Crimson Permanent Assurance insorgono contro i nuovi amministratori, assumono il controllo dello studio dove lavorano e, come dei moderni pirati, salpano alla ricerca di centri finanziari da saccheggiare.


Le loro scorribande cominciano a dare i loro frutti e sarebbero continuate se solo le moderne teorie sulla geografia del mondo non si fossero dimostrate tragicamente errate, facendo precipitare il loro veliero oltre i confini del pianeta.

Dopo questo incipit a sé stante, diretto dal solo Terry Gilliam, comincia il film vero e proprio. TRAMA…chiamiamola Trama: Un gruppo di pesci nell’acquario d’un ristorante s’interrogano sul senso della vita. Seguono una serie di sketch a tema suddivisi in: nascita; crescita ed apprendimento; gli scontri tra schieramenti e ideologie diverse; la mezza-età; il trapianto di organi vivi; gli anni del declino; la Morte che giunge e l’epilogo con la spiegazione a tutto.

Famiglie cattoliche nello Yorkshire costrette dalla disoccupazione e dal mancato uso di profilattici (vietatogli dalla propria fede religiosa) a vendere la propria spropositata prole come cavie per gli esperimenti medici; un’insegnante di sessuologia che si appresta a fornire alla classe gli esempi pratici d’un amplesso; una partita di rugby tra il corpo docente contro gli studenti; il servizio militare e le guerre Zulù; un’allegra coppia di mezz’età che giunge alle Hawaii in un ristorante imbastito come una segreta inglese dove i menù sono composti da tutta una serie di possibili conversazioni di tipo filosofico ed esistenzialista; l’utilità o meno del trapianto degli organi; un ricco signore sovrappeso si reca nel ristorante francese dov’è solito ingozzarsi e rigurgitare, ma le portate che ordina cominciano ad essere troppe anche per lui; un tizio viene condannato a morte per aver inserito battute sessiste all’interno del film, la pena che gli viene concessa di scegliere è quella di venire inseguito da una frotta di ragazze in deshabillés fino all’orlo d’un precipizio; infine un gruppetto di snob inglesi e americani seduti a tavola vengono raggiunti dalla morte in persona. Ma IL Senso della Vita quale mai potrà essere?

COSE che COSANO: giunti al loro 4° ed ultimo lungometraggio [se pensiamo che il loro “Bryan di Nazareth” uscì all’estero con 12 anni di ritardo rispetto a quando fu fatto, ognuno dei membri si mise in proprio e Chapman purtroppo venne a mancare nel 1989], i Nostri decidono di tornare un po alle origini, dando vita ad un film antologico completamente libero da ogni regola e catalogazione. Finendo per riconfermarsi dei mostri sacri nella scrittura, nella messa in scena e nella recitazione con una disinvoltura allarmante!!

Un susseguirsi esilarante e sempre più sorprendente di gag e sketch, slegati eppure perfettamente funzionali per la totalità complessiva dell’opera. La regia ad ampio respiro del buonanima Terry Jones è fra le migliori che si siano mai viste in ambito comico, un’ottima direzione degli attori e degli argomenti messi in scena.


Un mano immensa però la dà anche Gilliam sia nel dare vita ad alcune sequenze animate o dipinte, e dirigendo il gagliardo cortometraggio iniziale che anticipa il film vero e proprio, fa già presagire il tocco visionario, barocco e delirante che il Nostro metterà ancor più in risalto con “Brazil”, “Time Bandits”, “Il Barone di Munchausen” e tutti gli altri filmoni a venire che realizzerà in solitaria.

I numeri musicali sono fantastici e tutti e 6 i nostri si divertono a rivestire molteplici ruoli. Eric Idle (spesso e volentieri agghindato da donna) e Michael Palin risultano come sempre irresistibili e trascinanti in qualsiasi cosa gli facciano fare, a loro spettano i ruoli più simpatici; passando per un John Cleese fine, incisivo e carismatico che già dimostrava di reggere la scena come pochi sanno fare; Terry Jones si riconferma un caratterista camaleontico, oltre che buffissimo per come viene conciato, fino a dominare interamente la scena nel disgustoso quanto geniale segmento del ristorante francese; al buon Graham Chapman spettano invece i personaggi meno predominanti e più “normali” (dopo essere stato protagonista in “Bryan di Nazareth” e “Monty Python & Il Sacro Graal”); mentre Gilliam, a sto giro, è quello che appare di meno, in quanto ormai più concentrato (e avviato) a dirigere e creare, più che a recitare.

Come nella miglior tradizione dei Monty Python, non ce n’è per nessuno: né per le religioni, né per l’esercito, le guerre, la finanza e le multi-nazionali, il consumismo/lo snobbismo/la superficialità, certi tipi di sistema scolastico o per qualsiasi tabù imposto dalla società. Non ne hanno neppure per sé stessi. Ma fra cotanto umorismo alto, gloriosa idiozia e surrealismo, alla fine questo agognato senso della vita cosa sarà mai? In cosa concerne?


Le ipotesi sono tante: o è un’insieme di piccole ma fondamentali cose (apparentemente) ordinarie che ormai la gente ignora e d cui non si cura più - emblematica e commovente la rivelazione del cameriere interpretato da Idle e del irriverente explicit conclusivo di Palin-, oppure non c’è ne mai stato uno vero e proprio (forse non lo si è mai cercato davvero o lo si è cercato nei luoghi sbagliati o forse non lo vogliamo sapere davvero perché non saremmo in grado di reggerlo) o magari c’è ma lo sapremo solo una volta giunti dall’altra parte. Il bello o il brutto è che non vi è una risposta definitiva, ognuno può trarne le proprie conclusioni, ammesso che di conclusioni si possa davvero parlare e una fine effettivamente ci sia.

In definitiva, tra le mani non ci troviamo solo di fronte ad una delle migliori commedie che siano state fatte (a pari merito con Bryan di Nazareth probabilmente fra i loro lavori migliori e fra i loro migliori lasciti artistici) ma anche un’opera preziosa ed esilarante dove il Delirio, la Satira e la Scorrettezza si fanno ARTE.

Applausi aggiuntivi al non facile ma riuscitissimo adattamento curato del sempre sia lodato Renato Izzo, come d’applausi i contributi vocali di giganti del doppiaggio quali Sergio Fiorentini su Terry Jones e sul Tristo Mietitore, Paolo Poiret che si alterna tra Terry Gilliam e Michael Palin (2 volte), Tonino Accolla su Eric Idle, Luigi La Monica su Graham Chapman, Paolo Buglioni su John Cleese e Mauro Gravina che si sdoppia tra Palin e Gilliam (1 volta). - Di tutti questi citati solo Gravina, Buglioni e La Monica sono ancora fra noi, gli altri ormai albergano nell’Olimpo dei grandi che furono.

VOTO: 8/9

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