NIRVANA - (1997) di Gabriele Salvatores

Cyber-Punk all'italiana


TRAMONE: Siamo in un futuro non troppo lontano nel mese di Dicembre, in un tentacolare e affollato scenario urbano denominato Agglomerato Nord. Qui, per conto di una multi-nazionale asiatica (la Okosama Starr), verrà lanciato entro Natale un videogioco interattivo a controllo mentale chiamato “Nirvana”.


Un giorno però la copia originale alla quale sta lavorando il programmatore Jimi Dini [Christopher Lambert, doppiato da Roberto Pedicini] viene infettata da un virus e, come conseguenza, il protagonista giocabile, Solo [Diego Abatantuono], prende coscienza della propria esistenza fittizia e comincia a comunicare/interagire con il suo “Creatore”.


Solo implora di venire cancellato in quanto non intende essere replicato e venduto in tutto il mondo per ripetere all’infinito le stesse azioni, situazioni, morti e rinascite senza aver la possibilità di compiere scelte o decisioni alternative che portino ad un qualsiasi cambiamento nella trama di base di questo microcosmo irreale.


Conscio che una simile iniziativa farebbe infuriare i piani alti della compagnia per la quale lavora (che perderebbe così il monopolio che sta esercitando) e che questa sia disposta a ricorrere ad ogni mezzo per impedirgli di compiere tal operazione, Jimi decide d’intraprendere comunque questo viaggio nelle zone periferiche e degradate della città, alla ricerca di qualcuno che lo aiuti a penetrare nei sistemi informatici per cancellare il gioco ma anche per riuscire a rintracciare Lisa, la sfuggente amata che improvvisamente (e senza alcuna spiegazione) l’aveva lasciato un anno prima dissolvendosi nel nulla. Il suo cammino s’incrocerà con quello dei due hacker Joystick e Naima [rispettivamente Sergio Rubini & Stefania Rocca].


IF YOU'RE READY, START! era il 1997, per Salvatores la commedia italiana era morta e quindi quale territorio migliore per portare avanti la propria visione autoriale e il cinema tricolore se non affacciandosi nell’affascinante quanto rischioso genere puro, nella Fantascienza esplorata tempo prima da Margheriti, Cozzi e Bava-padre prima che il mercato italiota se ne dimenticasse in favore delle commedie, dei drammi e delle fiction.


Le riprese del film (durate in tutto 4 mesi) si sono svolte in gran parte tra il quartiere di Portello (Milano) e i vecchi stabilimenti in disuso della Alfa Romeo.


Il cast comprendeva il buon Diego Abatantuono (già frequente collaboratore del regista), Sergio Rubini, una giovane Stefania Rocca, star internazionali quali Christopher Lambert, Emmanuelle Seigner (futura Signora Polanski, fattasi apprezzare in “Frantic” dello stesso) e Hal Yamanouchi <la voce italiana di Ken Watanabe, villain di “Wolverine l’Immortale” e in “Joan Lui”>, più le gentili apparizioni di Claudio Bisio (tassista), Amanda Sandrelli, Paolo Rossi (promotore di droghe sintetiche) e Luisa Corna (truccata da Dea Khali). Nacque così “Nirvana”.


Il ritmo è sinuoso così come i movimenti di macchina, le scenografie di grande effetto, le musiche futuristiche di Mauro Pagani (ex-PFM) funzionano alla grande e gli effetti sia pratici che digitali erano di pregevole fattura (specie per un film italiano dell’epoca).


In tutto ciò Salvatores sceglie di non smarrire la propria italianità e la propria poetica ricorrente come la fuga, il viaggio e l’amicizia.


Richiama il cyber-punk di Gibson-iana memoria con le sue affollate metropoli avveniristiche e multi-etniche ma estremamente decadenti dove gli hackers cercano di tirare a campare a suon di espedienti e incarichi temporali (talvolta pure ingrati); lo filtra attraverso la lente d’ingrandimento della filosofia buddista della re-incarnazione e dell’annullamento personale per trovare la pace e delle risposte a domande esistenzialiste; e, non contento, c’infila pure Pirandello tratteggiando personaggi in cerca di sé stessi, d’un qualcosa che possa aiutarli a tornare a capo delle proprie vite o che migliori la lor situazione, mentre sono in fuga da un contesto castrante ove le multinazionali scandiscono la qualità della vita come più gli fa comodo.


Vi è poi un profondo senso di ricerca della libertà che viene rappresentato e portato avanti dagli stessi personaggi: il protagonista, incarnato in maniera piuttosto convincente da Lambert è prigioniero d’una routine grigia e alienante che in fin dei conti non lo soddisfa come spererebbe, il peso di alcune cose compiute o vissute in passato non lo fanno sentire a proprio agio (per quanto provi a nasconderlo), infine non ha ancora superato la mancanza della propria fidanzata (non sapendo cosa l’abbia allontanata e che fine abbia fatto) e ciò lo rende ancor di più un’animale in gabbia.


Il personaggio da lui creato, interpretato con grandissima dignità e trasporto dal Abatantuono nazionale <forse una delle sue migliori performance> è protagonista d’una realtà fittizia che non porta da nessuna parte, alla quale non sente più di appartenere e dov’è condannato a ripetere all’infinito azioni/svolgimenti/incontri/scontri prestabiliti, per diletto altrui, senz’alcuna possibilità di cambiamento od opposizione. Anche se la libertà che brama comporterebbe il suo annullamento totale e definitivo, la cosa ormai non lo turba e l’accetta, proprio perché si rende conto di non aver nulla da perdere o di cui rammaricarsi in quanto non reale. Ed è l’unica cosa che può fare per opporsi alla propria condizione.


Ai due si aggiungono figure a loro volta alla ricerca di qualcosa, il cui contributo sarà un mezzo per raggiungere un comune obiettivo. Da una parte abbiamo il ribelle e schizzato Joystick, interpretato da un Sergio Rubini perfettamente sopra le righe senza mai esuberare, per certi versi il comic-relief di turno, con le sue iridi artificiali scalcinate e il suo modo colorito d’insultare il sistema, per quanto sbandato e sempre al verde, è la miglior guida che Jimi ha per addentrarsi e sopravvivere nelle zone periferiche <come un personaggio giocabile mosso da un joystick esterne perché possa avventurarsi e proseguire il proprio viaggio nel modo più efficace>.


Dall’altra parte abbiamo Naima <possibile anagramma di “anima”?>, una quadratissima Stefania Rocca con i capelli corti e tinti di blu, efficiente e risoluta hacker la cui perdita di memoria del proprio passato (dovuta a un guasto dei propri impianti cerebrali durante un’immersione nel mare digitale) stimola a vivere pienamente il presente e la rende una perfetta trasportatrice di file e materiali (soprattutto quelli inerenti ai ricordi e le memorie altrui). Quest’ultima si rivela l’unico collegamento possibile per Jimi per poter ritrovare ciò che resta della propria amata e capire cosa le sia successo.


Arrivando finalmente a Lisa [la fascinosa Emmaneulle Seigner Polanski] che appare prevalentemente in squarci onirici (dove si sforza a parlare in italiano), frivoli solo in apparenza ma che in realtà ci fanno capire il peso e l’importanza di ciò di cui Naima si è fatta portatrice ma anche dei suoi rammarichi: non essere stata del tutto onesta con Jimi, non aver tentato prima di aprirgli gli occhi sulle proprie reciproche necessità e non avergli concesso alcuna possibilità di ricongiungimento o comprensione.


Il fine del protagonista e dei due comprimari, farà sì che Jimi riacquisti la padronanza della propria vita senza più limiti, buttandosi alle spalle una volta per tutte il passato, le scelte sbagliate e i propri fardelli morali (liberando in questo modo anche Lisa). Permetterà a Solo di ribellarsi alla propria natura, dimostrerà a Naima e Joystick che non sempre il sistema o i poteri forti avranno sempre la meglio.


Tutto ciò con la stessa purezza d’un insieme di fiocchi di neve che non cadono da nessuna parte. Liberi, incomprensibili, sconfinati ma con un vissuto. Questo e molto altro è “Nirvana”. L’ultimo grande film di Fantascienza italiano (co-prodotto con la Francia).

VOTO: 7/8


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