OLD (2021) - Shyamalan Did It Again!



La TRAMA è Semplice: i coniugi Guy & Prisca sono una coppia sull’orlo del divorzio, decidono di regalare ai figlioletti (Maddox e Trent) la loro ultima estate da famiglia unita in un resort tropicale, più precisamente in una spiaggia isolata - perché se le mete più trendy non stanno isolate par brutto - situata in prossimità di una grossa riserva naturale.


Una volta giunti sulla costa cominciano a familiarizzare cogli altri villeggiatori, ma la quiete viene bruscamente interrotta col verificarsi di strani ed inspiegabili avvenimenti. In quel quadrante il tempo sembra scorrere molto più velocemente e le persone prendono ad invecchiare precocemente e deteriorarsi in maniera anomala. Sarà solo l’inizio di una fuga disperata e la ricerca della causa di tutto ciò.


ANALISI che Analizzano e CONSTATAZIONI che Constatano: dopo aver concluso nel modo più originale e catartico la sua personalissima epopea supereroistica di “Unbreakable” ed essersi buttato alle spalle alcuni epic-fail cocenti (L’Ultimo Dominatore dell’Aria e After Earth), il valoroso Shyamalan torna alla riscossa con la trasposizione della graphic novel francese “Sand Castle”.

L’orrore o il principale motivo d’angoscia stavolta non si aggira tra le tenebre o in spazi claustrofobici e diroccati bensì in piena luce in un vasto spazio all’aperto. E non c’è impresa più difficile che trasmettere qualcosa di disturbante o destabilizzazione in spazi aperti ed illuminati. Impresa che però sembra fatta apposta per il Nostro Shyamalan che senza paura, getta il cuore oltre all’ostacolo, sfornando una pellicola solidissima che non poteva non funzionare se non proprio grazie a lui.

A sto giro il regista pur mantenendo tutto il suo amore per Hitchcock e Polanski, riscopre il piacere di farsi cantastorie e narratore. Il ritmo si fa incalzante; la regia è sempre fluida e puntuale; il tasso ansiogeno è palpabile e una volta innescato non si ferma più; il coinvolgimento e il senso di impotenza non mancano e vanno a braccetto con il gusto per lo stupore e la sorpresa; la voglia di spiazzare non manca e viene resa ancor meglio proprio per la contrapposizione tra i toni calorosi ed estivi del setting e l’orrore corporeo/collettivo/psicologico che subiscono i personaggi e gli spettatori.


Proprio perché la minaccia è sotto gli occhi di tutti, siamo impreparati, non la possiamo fermare e non sappiamo come reagire. Non ci saranno le geometrie di “Glass” ma ciò che viene mostrato ha comunque una carica immersiva tutta sua. Non lesina neanche in punte di grottesco che giungono inaspettate e non rinuncia ai plot-twist suoi trademark. Il comparto musicale, invece, pur risultando orecchiabile e funzionale manca d’incisività (di sicuro non immediata) e identità.

Tutto il cast assemblato risulta tanto funzionale quanto sfaccettato. Dalla promettente Thomasin McKenzie ad Alex Wolff (controparti adolescenti dei figli dei coniugi protagonisti) che la segue a ruota; Gael Garcia Bernal funziona sempre e ha sempre la faccia giusta con Vicky Krieps a fargli da contraltare (anche se in certi momenti risultano entrambi un po statici in merito a ciò che accade e che vedono); Abbey Lee, Arron Pierre ed Eliza Scanlen fanno il loro e non sfigurano; mentre il chirurgo interpretato da Rufus Sewell si rivela il personaggio più instabile di questa storia.

Shyamalan dimostra di voler bene ai personaggi che si ritrova fra le mani ma non si fa problemi ad essere crudele quando necessario e non risparmia nessuno. Non si fa problemi a mostrare che la paura e la mancanza di certezze invece che unire le persone ad andare più a fondo e trovare una soluzione, spesso causano chiusure, divisioni, isterie e caos. Situazione quest’ultima non tanto diversa da questi 2 anni difficili che stiamo vivendo. Non si pone remore ad esporli ad una minaccia intangibile e inarrestabile quale lo scorrere anomalo del tempo. Facendoci capire quanto vulnerabili siamo di fronte a cose che non possiamo controllare e che vanno oltre la nostra comprensione. Quanto sia importante superare le divergenze. E non le manda certo a dire a chi si fa condizionare dal caos o a chi sfrutta determinate circostanze per diabolici torna-conto.


Oltre a voler lanciare un monito alla fretta, le ambizioni e l’iperattività asfissiante della società odierna. Anche se una spiegazione precisa alla natura del fenomeno che dà il titolo al film sarebbe stata gradita.


Tempo, tempo, tempo. A volte ne vorremmo di più, a volte il suo scorrimento ci spaventa e a volte vorremmo che fosse subito. A volte preferiamo rifugiarci nel passato per rimuginare i bei tempi che furono e non voler affrontare il presente e ciò che verrà e a volte guardiamo avanti senza però curarci di quel che si ha, di ciò ch’è stato e cos’abbia significato. A volte siamo costretti ad aspettare e a volte rimandiamo le cose, altre volte abbiamo pure troppa fretta o ne veniamo colti di sorpresa. Il film oltre a voler far riflettere su tutto ciò che il trascorrere del tempo comporta pone una lente su Noi stessi e su ogni azione compiuta.


A porci interrogativi su cosa faremmo e di cosa saremmo disposti se il tempo cominciasse a scorrere troppo velocemente e ce ne rimanesse sempre meno. Come anche la privazione nel vivere quelle esperienze e quei cambiamenti che si vivono con l’avanzare dell'età. E il ricordo dei bei momenti che ci sono stati e di quanto ancora si potrà costruire.

Come i castelli di sabbia forse non dureranno in eterno e se ne perderanno le tracce ma l’esperienza o il piacere con le quali sono stati fatti resterà e si ripresenterà in una vita o nell’altra, in questo mondo o in un altro anche se le certezze non sempre ci saranno. La sabbia di per sé non ha forma ma è l’aggiunta di altri elementi a renderla tale e a dargli un senso.

Come molti film del cineasta da “Signs” in poi è destinato a dividere, ma come ognuno di questi, per ceti versi, è sempre un evento imperdibile al quale assistere al termine del quale ognuno lo assimila a modo proprio.


“OLD” possiede quel sano connubio tra coinvolgimento/partecipazione, stupore e gusto per la narrazione che negli ultimi tempi si sta andando un po a perdere nei prodotti di puro d’intrattenimento. Quando ci sono la giusta ispirazione, cura e impegno, la voglia di fare e di mettersi in gioco e si ha qualcosa di profondo da voler trasmettere, anche quando non sempre si fa centro pieno è ammirevole il segno che viene lasciato (indipendentemente da quanto grande sia) ed è sempre un piacere seguire il percorso in divenire di un autore che ha ancora molto da comunicare.

VOTO: 8

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