PAPRIKA - (2006) di Satoshi Kon

L’incommensurabile testamento artistico di un genio e un inno ai sogni


TRAMA: In un futuro non troppo lontano, la giovane Dottoressa Atsuko Chiba è una psicoterapeuta che aiuta i propri pazienti interagendo direttamente con il loro subconscio, tramite un dispositivo sperimentale (il DC-Mini) col quale può immergersi nel piano onirico e, mediante il suo avatar Paprika, sanare i problemi direttamente alla base.


Sfiga vuole che il congegno poi venga trafugato e il di Lei mentore imprigionato nel sogno dissennato d’un maniaco. Il misterioso malfattore intende servirsi di tali conoscenze per interferire e manipolare i sogni e le menti delle persone, in modo da poter governare nel loro subconscio oltre che nel mondo esterno.

Sulle loro tracce si metteranno Atsuko e il Detective Toshimi (che sogna visioni meta-cinematografiche pur dichiarando di non amare i film).


ANALISI + CONSIDERAZIONI: Il buonanima Satoshi Kon firma quello che a tutti gli effetti fu sia un testamento spirituale che il proprio capolavoro: un poliziesco onirico elevato a Blockbuster dall’impostazione sperimentale.


Dispensando a fiume saggi di genialità visiva (immaginifica e concettuale) ed umanista.


Ad accompagnarci in questo viaggio, una “moderna Trilly” <duplicemente doppiata da Perla Liberatori nel mondo reale e Federica De Bortoli in quello onirico> che aiuta il prossimo sia per mestiere e che per compensare le proprie piccole mancanze nella vita reale.


Perché i sogni attraggono e spaventano, spingendo la gente in egual misura a volercisi perdere o a cercare di liberarsene? Per via della loro completa libertà e la totale assenza di logica. Non vi sono soluzioni di continuità né regole, tutto è possibile, i concetti di vita e morte vengono superati, la realtà viene filtrata e resa uno dei suoi strumenti, e tutto si mescola (persino le possibilità, le paure e le aspettative).


E come lo stesso regista, essi non si tirano indietro quando si tratta di giocare sporco, attaccando l’essere umano con le sue stesse fissazioni, pulsioni e patologie: dalla metamorfosi al dualismo, fino alla sessualità (evidenti nella psiche contorta dell’antagonista). Chi vi si abbandona spesso lo fa per poter anestetizzare e fuggire dalle proprie problematiche (tra cui menomazioni od impossibilità fisiche e non), i propri drammi, impotenze, paure ed illusioni.


Chi invece controlla tutto ciò, avrebbe il potere assoluto. Diverrebbe un Dio in terra e potrebbe condizionare a suo piacimento la realtà che vive ed immagina, come gli individui che la popolano.


Ma ci viene ricordato che i sogni sono un riflesso di ciò che potremmo/vorremmo essere o che potremmo/vorremmo far avverare nella realtà, perché è in quest'ultima che le cose possono compiersi e concretizzarsi, sta poi ad ognuno di Noi interpretarne i significati e scegliere se realizzare o meno determinate cose.


Così come con il mezzo cinematografico in sé e come anche nei nostri incubi, il cui superamento spesso avviene venendo a capo con parti e aspetto del nostro vissuto che però non osiamo vivere. Un modo per accettare sé stessi e gli altri, superare le proprie limitazioni e deficit e andare finalmente avanti.


In conclusione, ci troviamo davanti AL FILM DEFINITIVO sui Sogni, un’opera che straripa inarrestabile d’immaginazione, dov’è dolce il naufragare.

VOTO: 9


#SatoshiKon #Anime #Sogni

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