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PER FAVORE NON MORDERMI SUL COLLO - (1967) di e con Roman Polanski

Aggiornamento: 5 giorni fa

Prima di Brooks & Wilder, in principio vi era Polanski


LA TRAMA E’ SEMPLICE: l’anziano studioso di vampirismo Abronsius e il suo timido assistente Alfred, giungono in Transilvania e durante una notte passata in una locanda, la bella figlia del locandiere ebreo (Sarah) viene rapita dal Conte Von Krolock. I 2 partono così al salvataggio della ragazza (di cui Alfred si stava invaghendo) e si addentrano nel minaccioso Castello del Conte. L’impresa si rivelerà più ardua del previsto.


COSE Che COSANO: dopo un 1°fortunato lungometraggio e 2 curiosi esperimenti [Repulison e Cul-De-Sac] che oltre a dimostrare dei nuovi modi nel concepire e girare thriller, commedie e drammi, avrebbero preparato il terreno a opere ancor più ardite che l’avrebbero consacrato (Rosemary’s Baby, Chinatown e L’Inquilino del 3°Piano), l’allora giovane Roman Polanski era uno dei registi stranieri più gettonati in Europa e negli States.


Per la sua nuova pellicola scelse di cimentarsi con lo stile Gotico e il mito di Dracula raffigurato dai film della Hammer, facendo però una cosa che ai tempi non era ancora stata provata e che a distanza di anni anticipò ed ispirò il “Frankenstein Junior” di Mel Brooks & Gene Wilder come anche il “Fracchia contro Dracula” con Paolo Villaggio: ibridare l’horror con la commedia.


Per la parte della Lady-in-Trouble scelse la sempre più promettente Sharon Tate (sebbene per la parte inizialmente fu pensata Jill St. John) allora sua compagna di vita (fino alla tragica strage causata dai fanatici Manson-iani), mentre riservò per sé stesso un ruolo una volta tanto di maggior spessore, quello dell’impacciato Alfred (che nell’edizione italiana ha la voce di Oreste Lionello). E così fu: “Per Favore Non Mordermi sul Collo”.


Fin dall’inizio veniamo subito immersi in una dimensione tutta europea nel immaginare un racconto gotico-orrorifico (riportando così il genere alle sue radici) tra scenari innevati (le riprese si tennero fra le Dolomiti); folklore e villaggi di campagna; castelli spettrali; costumi d’altri tempi e richiami ai nostri Bava & Fulci.


Contrariamente a ciò che faranno molti a seguire (spesso fregandosi da soli), la pellicola di Polanski sul piano tonale non parte impostata fin da subito come una parodia (sebbene le intenzioni che stanno alla base siano quelle) ma come un horror in costume in piena regola, con annessi momenti di tensione ed inquietudine ai quali man mano si aggiungono elementi dissonanti e ribaltamenti inaspettati degli stilemi classici che portano alla risata e al divertimento.


Sul piano tecnico il cineasta ha modo di dimostrare nuovamente il suo talento e la sua eleganza con la m.d.p., nell’uso delle inquadrature, dei piani, dei tagli, delle immagini e delle sequenze, oltre a riconfermarsi un brillante story-teller in quanto la narrazione ha un ritmo eccellente (se non trascinante), la caratterizzazione di tutti i personaggi è efficace e si diverte a giocare con quelli che sono i tratti distintivi dei film dell’orrore ribaltandoli in più occasioni.


Un plauso anche per la colonna sonora che alterna passaggi evocativi ad altri più vivaci.


Ottimo l’apporto umano dove spiccano: Jack MacGrowan nei panni del vecchio Abronsius, arzillo e agguerrito studioso e cacciatore di vampiri dalla parvenza buffa che ogni tanto viene fregato dall’età, dalla stessa abnegazione verso la propria missione e dagli iconvenienti; lo stesso Polanski nei pavidi ed imbranati panni di Alfred offre della sana comicità fisica a metà fra Chaplin e Buster Keaton; Ferdy Maine e Iain Quarrier nelle rispettive vesti dell’intimidatorio Conte Krolock e del di lui figlio gay (che in più momenti cercherà di sedurre ed addentare il povero Alfred) sono azzeccatissimi; efficaci infine anche i villici di contorno e gli altri comprimari vampireschi.


Anche se a spiccare fra tutti è l’angelica figura di Sharon Tate che sembra davvero sbucare fuori da una fiaba. Con quella chioma fulva e il volto da cerbiatta baciato dai fiocchi di neve, venendo coperta per buona parte del film (tranne nei momenti in cui è effettivamente vestita e mobile) dalle bolle di sapone delle vasche ove la si vedrà farsi il bagno mentre intrattiene qualche conversazione col timido Alfred. Un’autentica visione portatrice di calore e spensieratezza. Seppur il suo ruolo sia quello della donzella da salvare, è grazie a lei che la vicenda si avvia e che il co-protagonista Alfred si sente spronato a trarla in salvo, seppur in tutto il film ne azzecchi mezza fra i tanti tentativi di essere risolutivo. Con tanto di lieto fine tragicomico per i suoi 3 protagonisti.


In conclusione, “Per Favore Non Mordermi sul Collo” è una pellicola dannatamente divertente ancor oggi, messa in scena con un piglio per i suoi tempi innovativo e che ha fatto molta scuola sebbene in pochi se ne ricordino. Da recuperare e rivedere.

VOTO: 8


#RomanPolanski #SharonTate #ComedyHorror #Vampiremovie #JackMcGrowan #FerdyMaine


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