Regali da uno sconosciuto (2015) – Bullismo: nel Dubbio sta la Vendetta



Regali da uno sconosciuto (The Gift) è un thriller psicologico del 2015, scritto e diretto da Joel Edgerton (già protagonista insieme a Tom Hardy e Nick Nolte di “Warrior” di Gavin O’Connor – film di cui potete trovare una mia personalissima recensione su questo blog, n.d.a), al suo (ottimo, n.d.a.) debutto alla regia di un lungometraggio e che vede come protagonisti lo stesso Edgerton, Jason Bateman (attore versatile, apprezzato in numerose pellicole di grande successo quali “Come ammazzare il capo…e vivere felici”, “Come ammazzare il capo 2”, “Juno”, “Up in the air”, “Hancock”, per citarne alcune, n.d.a.) e Rebecca Hall (“The Prestige”, “Vicky Cristina Barcelona” “Frost/Nixon-Il duello”, “Transcendence”, “The Town”, tra gli altri).


Simon e Robyn Callum sono una coppia di sposi impegnati col trasferimento da Chicago ad un sobborgo di Los Angeles, per il nuovo lavoro di lui. Un giorno, casualmente, i due incontrano un vecchio compagno di scuola di Simon, Gordo. L'uomo, sin da subito, inizia a recapitare loro strani regali, di cui Robyn sembra felice, mentre Simon appare sospettoso. Sempre più infastidito dalla costante presenza di Gordo e dalla sua crescente invadenza, Simon intima stizzito all’ex compagno di classe di non cercare o contattare più né lui né sua moglie.



Da quel giorno, si verificano strani ed inquietanti fenomeni in casa dei Callum: gli esotici pesci regalati da Gordo alla coppia muoiono e Robyn non riesce a dormire, terrorizzata dalla sensazione di non essere sola in casa.

La donna assume dei sonniferi per trovare un po’ di quiete, finché un giorno non perde i sensi, forse a causa dell’abuso di pillole.


Gordo invia una lettera a Simon, che viene intercettata da Robyn, in cui chiede al vecchio amico di lasciarsi alle spalle il passato. Nonostante il marito affermi di non sapere a cosa Gordo si riferisca, Robyn viene a sapere che Gordo era stato oggetto di molestie da adolescente e che quel particolare era stato svelato proprio da Simon. Parlando con Greg, un amico del marito, Robyn scopre che Simon era un bullo, che al liceo perseguitava Gordo e ha inventato la storia delle molestie per prendersi gioco di lui, cosa per cui il ragazzo è stato vessato e quasi ucciso dal padre, convinto che fosse omosessuale.


Robyn è letteralmente sconvolta ma, nonostante manchino pochi giorni al parto, decide di mettere alle strette il marito, che dapprima nega e poi viene obbligato dalla moglie a chiedere scusa all’ex compagno di scuola (scuse che Gordo non accetta). Robyn, intanto, scopre altre informazioni su un uomo di nome Danny MacDonald, che Simon avrebbe sabotato sul lavoro. Robyn, delusa dal marito, gli dichiara di volersi separare, mentre Simon invece viene licenziato per frode.


La donna, finalmente, dà alla luce un figlio… il che potrebbe far tornare il sereno nella coppia… ma non è così. Grazie a Gordo e alla sua oscura ambiguità, Simon ha svelato la sua vera natura alla moglie e ciò ha definitivamente incrinato il loro rapporto di coppia.


Tuttavia, c’è un ultimo, terribile e sconvolgente “regalo”: un video recapitato a casa, che fornisce qualche informazione in più a Simon sul giorno in cui Robyn aveva perso i sensi. Nella registrazione si vede un uomo mascherato da scimmia vicino a Robyn, il che fa intuire – pur non dandone conferma - che Gordo abbia violentato la moglie dell’ex compagno quando era svenuta a causa dei sonniferi e che quindi la paternità del bambino potrebbe non essere certa.



Simon si precipita in ospedale e, mentre Robyn culla il neonato osservando freddamente il marito, egli si dispera seduto sul pavimento del corridoio. Gordo lo guarda da dietro un vetro, con un inquietante ghigno stampato sul volto: constatato che l'uomo è a pezzi, gli volta le spalle e si allontana. Simon è distrutto e Gordo palesemente soddisfatto: finalmente ha trovato la propria vendetta. Ora può riprendere tranquillamente la propria vita.


“...è meglio che tu vada a dare un'occhiata al bambino… sta tutto negli occhi sai..? Visto che succede quando avveleni la mente delle persone..?”


Instillare il seme del dubbio, forte e lancinante.

Un dubbio atroce, crudele, dilaniante al punto da spingere alla follia, alla perdita di tutto ciò che si ha di più caro e prezioso al mondo. La vendetta estrema e terribile che Gordo infligge a Simon per il turpe e meschino passato che li accomuna è proprio questa: porre davanti agli occhi altrui una certezza, che sembrerebbe lampante, incontestabile, senza lasciare tuttavia un modo per poterla concretamente verificare.


Il bullismo inevitabilmente condiziona l’esistenza di chi lo subisce, imprimendo una peculiare condotta, un particolare modo di agire e un’eterna sete di vendetta nelle sue vittime.


C’è chi si lascia completamente travolgere dal proprio dolore, diventando ciò che non è mai stato, perdendo la propria umanità; c’è chi reagisce a livello totalmente inconscio e va avanti nella propria vita, relegando in un piccolo antro della mente il triste e doloroso ricordo del male subìto, magari traendone la forza necessaria per affermarsi da un punto di vista umano e professionale; c’è infine chi medita vendetta, una vendetta frutto di una profonda, inestinguibile e a tratti insana sete di giustizia, una vendetta crudele che aspetta solo il momento propizio per essere attuata.


Se, da un lato, Simon ha come arma principale una violenza fisica e mentale ai limiti della sfacciataggine, Gordo, dall’altro lato, con il passare degli anni, individua nella paziente attesa, nella machiavellica sottigliezza della strategia l’arma vincente, prendendosi gioco della sua nemesi.


Di inquietante ed indecifrabile nella presenza del vecchio ragazzo succube c’è molto, anche a livello puramente estetico e visivo: Joel Edgerton veste i panni di una persona, vestita in maniera singolare, col suo pizzetto e l’orecchino di diamante, dai colori e dagli atteggiamenti ai limiti del grottesco, una sorta di ingenuo “innocente” dallo sguardo cupo, quasi vitreo, alla cui finzione apparente si oppone quella invece subdola e concreta della vera natura di Simon e del suo passato.


Nel finale si dà libero sfogo all’escalation di tensione, caratterizzante tutta la pellicola, con un video in grado di mostrare i fatti nella loro completezza e, per l’effetto, di mettere chi lo guarda a conoscenza degli stessi. L’improvvisa interruzione delle immagini, però, nega questa possibilità e Gordo sa bene che la sofferenza maggiore per il suo antico aguzzino risiede proprio nell’ignoranza, nel dubbio, nel non poter sapere se il figlio che la moglie ha appena partorito è frutto del loro amore o di un abuso, di cui la donna non è neanche a conoscenza.


Simon Callum era la vittima, poi è passato ad essere il carnefice e infine si è rivelato vittima e carnefice allo stesso tempo. Lo spettatore è disorientato e, esattamente come lui, non capisce quale sia il confine tra realtà e suggestione, rendendosi conto solo della feroce e spietata rabbia di una persona umiliata e non riuscendo davvero a prendere una decisa posizione sui suoi comportamenti.


Come nei migliori thrillers psicologici, il carnefice (o meglio, il carnefice-vittima, nel caso che ci occupa) assesta un vero colpo da maestro al suo antagonista, facendolo precipitare in una profonda confusione, che trae scaturigine da dubbi laceranti. Proprio come lo spettatore, Simon non sa cosa pensare… ed è proprio questa incertezza, questa confusione la vera forza del piano di Gordo e del finale del film.


Il ragazzo che, solitario ed indifeso, subiva le angherie di Simon, è cresciuto e colpisce più forte di quanto possa fare un pesante maglio. In lui, però, resterà in ogni caso la consapevolezza di aver speso gran parte della vita a mettere in piedi il piano perfetto per la sua vendetta.


Quanto questo tempo sia da considerare sprecato e, per contro, quanto la soddisfazione per il danno provocato sarà duratura, solo il tempo potrebbe rivelarlo. Tuttavia, il film si interrompe subito dopo l’innesco della deflagrazione e gran parte di ciò che accadrà rimane sospesa, al di fuori dallo schermo.


Il risultato è che ci sentiamo tutti un po’ come Simon, quasi inebetiti, in preda a dubbi in base ai quali possiamo solo fare congetture e ipotesi, probabilmente del tutto destituite di fondamento.

Joel Edgerton gioca con lo spettatore, privandolo della prerogativa principale del mezzo cinematografico, esattamente allo stesso modo in cui Gordo si prende gioco del suo nemico.


L’ultimo regalo che il vecchio conoscente fa al suo bullo è di svelargli tutti i dettagli relativi al mistero dello svenimento della moglie, ma lo priva del più grosso, del più ingombrante ed importante dei dati: nessuno sa cosa sia successo dopo che la videocamera ha smesso di registrare…solo due persone ne sono a conoscenza e cioè Gordo e il regista del film (che, guarda caso, sono la stessa persona. Toh!, n.d.a.).


Regali da uno sconosciuto – The Gift lascia spiazzati e stupiti, in quanto la progressiva scoperta dei fatti ha un ritmo in crescendo lungo tutta la durata del film, ma si interrompe bruscamente nel momento in cui Gordo pone fine alla registrazione del video. Tutti i dubbi che si sono moltiplicati nel corso del racconto trovano una repentina spiegazione, lasciando però spazio a una domanda ben più grande e importante, che rende il film un thriller psicologico in tutti i sensi, in cui il ricorso alla violenza e allo spargimento di sangue è sostanzialmente tagliato fuori dallo schermo.


Il finale alternativo – Una breve nota

Nonostante la volontà del regista di lasciare lo spettatore in balìa dei propri interrogativi su cosa sia realmente accaduto a Robyn, c’è tuttavia da dire che Edgerton ha girato anche un finale alternativo per il film, presente negli extra-credits finali.


Tale epilogo avrebbe sostanzialmente dissipato ogni dubbio: Gordo, a registrazione finita, si sarebbe tolto la maschera, allontanandosi dalla donna.


Anche se questo finale appare decisamente più confortante, c’è da sottolineare che lo spettatore non avrebbe goduto degli stessi dilemmi e della stessa intrigante frustrazione. Tale sequenza mette comunque in evidenza una punizione spietata e lucida, ma, allo stesso tempo, elimina completamente quel senso di malsana ambiguità del finale originario, finendo forse per togliere al film la sua carica maggiore.


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