Retrospettiva su "The FURY" - (1978) di Brian De Palma

Mutanti cinematografici ante-litteram secondo uno degli ideali eredi spirituali di Hitchcock.


Il racconto dello sfruttamento indiscriminato da parte dei servizi segreti governativi [capitanati da John Cassavetes e la sadica dottoressa alle sue dipendenze] di giovani con poteri psico-/telecinetici. La dura lotta di un padre [Kirk Douglas] nel salvare il proprio figlio adolescente rapito da questi scriteriati e reso ormai una forza instabile, che si intersecano con la ricerca di sé stessa di una ragazza insicura in possesso di un potere immenso [Amy Irving].


Ciò che De Palma mise in piedi fu un racconto ad alta tensione dove confluirono molteplici generi: le componenti orrorifiche e fantascientifiche vennero smussate ed ibridate con altre più action e thriller dal ritmo palpitante e non mancò neppure qualche punta di comicità inaspettata ma ben piazzata (Douglas che fugge in mutande o alcuni sceicchi intrappolati in una giostra manomessa mentalmente).


Divenendo addirittura un racconto di diversità e inadeguatezze, di repressione sia sessuale che degli altri istinti, ma anche una parabola di crescita ed accettazione di ciò che si è e si diverrà con tutti i problemi che ne derivano.


Sul piano tecnico il regista mise in atto tutti i sistemi appresi da Hitchcock e dal "Profondo Rosso" di Dario Argento nel creare coinvolgimento e una suspense palpabile: tra movimenti di macchina, carrellata, piani sequenza e riprese a 360° tanto esplorativi da entrare nei pensieri e nelle visioni dei personaggi; l'uso dei rallenty per esaltare certi momenti; split-screen e riprese di soggetti e spazi su diversi piani di profondità; modi terribilmente creativi per far sgorgare il sangue; oltre ovviamente all'efficace evoluzione delle dinamiche fra i vari personaggi.


Senza lesinare sugli squarci onirici e allucinati indotti dagli esperimenti e le allucinazioni sui malcapitati personaggi. E non nascondendo le pulsioni erotiche della vicenda e senza rinunciare alle propensioni voyeuriste nel far intendere e sperimentare le cose agli spettatori. Rendendo inoltre l'azione non solo fisica ma anche psicologica.


Mentre la colonna sonora curata da John Williams (che l'anno prima musicò il 1°capitolo della saga di Star Wars) riuscì a rappresentare in forma musicale atmosfere che da quotidiane possono farsi tesissime ed irrequiete.


A tutto il resto ci pensarono la recitazione di Douglas, Cassavetes e della Irving.


Per certi versi un anticipatore dello "Scanners" di Cronenberg (con tanto di deflagrazioni corporee) e una sorta di precursore di quelli che sarebbero stati i film sugli X-Men <e non solo>.


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