ROCKY (1976) di John G. Avildsen - “GOING THE DISTANCE!”



Il 1976 rappresentò un anno straordinario dal punto di vista cinematografico: vedeva la luce “Quinto Potere” di Sidney Lumet, con uno straordinario Peter Finch nel ruolo di un anchorman in crisi esistenziale; Scorsese, in una crepuscolare New York notturna, raccontava i disagi esistenziali di Robert De Niro/Travis in “Taxi Driver”; Dustin Hoffman, Robert Redford e Jason Robards si esaltavano a vicenda in “Tutti gli uomini del Presidente”, diretti dal magistrale Alan J. Pakula.


Tra tutti questi giganti, ecco apparire timido, quasi senza farsi notare al principio, un film costato appena un milione di dollari, sceneggiato e interpretato da un attore fino ad allora sconosciuto, tale Sylvester Stallone da Hell’s Kitchen, che per pagarsi da vivere dignitosamente fu costretto anche a vendere l'amato cane.


Il regista John G. Avildsen aveva accettato la sfida del trentenne italoamericano e tra mille difficoltà e pochi soldi, oltre alla diffidenza della United Artists sulle capacità attoriali di Stallone (scelto alla fine dietro insistenza dello stesso Avildsen), il film arrivò nelle sale.


Fu un successo planetario. La platea mondiale rimase incantata dalle vicende di questo boxeur di origine italiana dei ghetti popolari di Philadelphia, un fallito che per vivere faceva il “recupera crediti” per conto di uno strozzino, e che voleva essere un campione, senza però avere le forze economiche né quelle morali per intraprendere un simile percorso. Un fallito, sì, ma che poi magicamente veniva sfidato dal campione del mondo dei pesi massimi, riuscendo così ad ottenere il suo momento di gloria.


Tutto questo rese "Rocky" il più grande incasso della stagione: il film era riuscito a fare breccia nel cuore di tutti e soprattutto fu una rivincita morale per il suo protagonista, Sylvester Stallone, che nel film non faceva altro che interpretare se stesso, alle prese con le sue paure, le sue difficoltà e la situazione finanziaria poco felice.


"Rocky" è un film che gode, insieme con la scenografia di una splendida Philadelphia – con la sua scalinata meta degli allenamenti di Rocky (oggi meta di turisti da tutto il mondo) – anche di una sceneggiatura commovente e sempre lucida, di una colonna sonora innovativa realizzata da Bill Conti e, infine, di una compagnia di attori che hanno aiutato il film a diventare un vero e proprio mito.


Basti pensare a Talia Shire Coppola, la Connie de “Il Padrino”, che interpreta l’amore del nostro Rocky Balboa, Adriana Pennino; oppure Burt Young, alla sua prima interpretazione importante nei panni di Paulie, fratello di Adriana e migliore amico di Rocky; o ancora due personaggi iconici interpretati rispettivamente da Burgess Meredith, nei panni del tenace e arcigno Mickey, proprietario della palestra dove si allena Rocky e poi allenatore e guida spirituale dello stesso, e l’ex campione di football americano Carl Weathers, che impersona Apollo Creed, il campione del mondo dei pesi massimi che lancia la sfida allo “Stallone Italiano”, per il puro gusto di dare un’occasione ad un pugile qualsiasi nel giorno dell’Indipendenza americana.


L’incontro tra Rocky e Apollo è basato su fatti storici. Infatti Stallone prese spunto da un episodio particolare: il campione del mondo di allora, il leggendario Mohamed Alì, fu sfidato da un pugile sconosciuto, tale Chuck Wepner, che riuscì nell’impresa di mandare al tappeto colui che “pungeva come un’ape, ma volava come una farfalla”.


“Rocky” fu apprezzato anche dall’Academy, tanto che ottenne 10 nomination, e fu la rivelazione assoluta della notte degli Oscar del 1977, arrivando a vincere i premi sia come Miglior film che come Migliore regia, sbaragliando i più accreditati competitors.


Fa venire le lacrime agli occhi la scena dei produttori Winkler e Chartoff che portano sotto braccio Sylvester Stallone all’annuncio della vittoria come migliore pellicola, a testimoniare l’impegno abnorme e la generosità di colui che in futuro diventerà, tra alti e bassi, una delle più importanti icone di Hollywood e del cinema di azione.


Una favola cominciata tra mille dubbi, tante difficoltà, e che è terminata con un lieto fine dal sapore del riscatto.


Voto 8.5

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