Speciale "ALPHAVILLE" in memoria di Jean-Luc Godard

In questo 13 Settembre 2022, è venuto a mancare uno dei massimi esponenti della Nouvelle Vague, uno dei cineasti più innovativi della 7^Arte dalla 2^metà del '900 in poi, nonché critico cinematografico (anche se con la filmografia di Kubrick ebbe un rapporto d'amore e odio) ed ispiratore della Nuova Hollywood (tant'è che lo stesso Quentin Tarantino nominò la sua casa di produzione con il titoli di uno dei suoi film).


Artefice (in quanto il termine "autore" non gli piaceva) di numerose pellicole fra le quali "Fino all'Ultimo Respiro", "Bande à Part", "Alphaville", "La Gaia Scienza", "Vladimir et Rosa", "Si Salvi Chi Può", "Le Livre d'Image" e svariati documentari (anche a sfondo musicale). Opere con le quali abbatté gli standard e i dogmi imposti alle arti cinematografiche. Ed è proprio di "Alphaville" del 1965, nel quale riprese un celebre personaggio creato da Peter Cheney, di cui oggi si andrà a trattare.


Un Neo-Noir distopico in b/n che finse da precursore di pellicole come "Farenheit 451" (dell'amico/collega/occasional collaboratore François Truffaut), "2001 Odissea nello Spazio", "Solaris", "Stalker", "Blade Runner", "Brazil" e persino "Matrix".


Come per gli altri suoi film del periodo, il cineasta francese rimescola le carte in tavola e rivolta i generi come un guanto per poi riplasmarli in qualcosa di inedito e innovativo. Sfoggiando movimenti di macchina ricercati (alcuni pure con la macchina a mano), montaggi frammentari e un uso essenziale inquadrature, angolazioni, carrellate e sfondamenti della 4^parete.


Sempre mantenenso quello spirito ribelle e quella carica liberatoria che contraddistingue il suo modo di fare cinema e veicolare messaggi, filosofie, sottotesti e flussi di pensiero tramite questo medium. Arricchendo il tutto con un bianco&nero avvolgente ed elegante.


Mediante la missione investigativa sotto-copertura con l'eliminazione del soggetto designato (il tipico scienziato pazzo e dittatoriale), Godard ci mostra un'inquietante futuro dove una grossa intelligenza artificiale ha preso il controllo della popolazione, omologando gli individui a tal punto che senza di essa si ritroverebbero completamente smarriti.


Dove persino la facoltà della parola e la comunicazione non riescono a veicolare nessun tipo di verità. Mentre chi si oppone viene fucilato nelle piscine pubbliche, sempre se non impazzisce prima per il ripetersi statico e meccanico della quotidianità.


L'unico modo per spezzare questa ciclicità logica ma oppressiva è destabilizzare gli equilibri, riportare a galla i dubbi e rimettere i piedi per terra.


Spiazzando la macchina dominatrice con tutto ciò di più umano il suo raziocinio non riuscirebbe a codificare, anche semplicemente con la poesia (non più intesa come una sfilza di frasi e versi aulici da ripetere meccanicamente ma qualcosa di più profondo e che per certi versi marchia il passaggio degli esseri senzienti sulla terra) o degli indovinelli (la cui soluzione talvolta sta nel pensiero che scavalca gli schemi prefissati).


Infine la decadenza percepibile nell'atmosfera della pellicola non sono soltanto quelli del futuro disumanizzato che viene mostrato ma anche un tentativo dello stesso regista per esprimere la profonda malinconia che stava provando dall'allora recente divorzio dalla moglie. Dove la salvifica love-story finale oltre a gettare qualche spiraglio di luce all'interno della storia è anche un tentativo di auto-esorcizzarsi dal dolore e ritrovare la spinta per continuare a vivere.


Anche se purtroppo Jean-Luc è scomparso, il testamento esistenziale e umano l'ha lasciato alla propria filmografia, la quale permarrà e verrà tramandata ai posteri (anche mediante coloro che ne sono stati ispirati). Merci encore, Bon voyage et à Bientôt.


#JeanLucGodard #NouvelleVague #CinemaFrancese #NeoNoir


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