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SPEED RACER - (2008) delle Wachowski

A Tutto Gas!


TRAMONE: anno 2085, Speed Racer è un’abile pilota d’auto da corsa, passione che gli scorre nel DNA in quanto il padre e la madre gestiscono un’officina e il fratello maggiore Rex era anch’egli un pilota affermato prima che un fatto inspiegabile lo cambiò drasticamente facendolo diventare uno dei competitori più scorretti, finendo per morire durante un rally.


Dopo una serie di ottime prestazioni in varie gare, Speed viene notato dalla Royalton Industries, interessata a metterlo sotto contratto, offerta che declina in favore della correttezza sportiva e al quieto vivere. Peccato che questa decida di complicargli la vita ad ogni campionato e ad infangare nuovamente il nome della sua famiglia.


Scoprendo la corruzione e la schematicità a tavolino dettata dagli interessi degli sponsor, il Nostro si allea con il misterioso Racer-X e all’organizzazione internazionale di cui fa parte per vincere i campionati senza mettere in pericolo l’incolumità propria e della famiglia, in cambio li aiuterà a smascherare i malaffari della Royalton e dei loro maneggi in associazione con la malavita.


COSE Che COSANO: Dopo aver lasciato un segno indelebile con la trilogia di “Matrix”, inaugurando col botto gli anni 2000, e dopo la trasposizione di “V for Vendetta” di Alan Moore, le Sorelle Wachowski (allora ancora Fratelli) erano sulla cresta dell’onda, avrebbero potuto percorrere strade più semplici o fare qualcosa di affine alle loro ultime produzioni. 7E INVECE NO!


Decisero di stupire nuovamente tutti non con qualcosa di cervellotico, cupo, serrato od impegnato ma bensì con la trasposizione cinematografica di uno dei loro show animati preferiti: “Mach Go Go Go!”, puntando al target family-friendly e spostandosi in uno studio cinematografico a Berlino per effettuare le riprese. L’esito fu stupefacente, seppur non tutti reagirono con entusiasmo per poi rivalutarlo col passare degli anni.


La prima cosa che salta all’occhio di “Speed Racer” è il lato visivo. Il comparto effettistico [merito dell’azione congiunta della francese BUF Compagnie e dei Digital Domain] e la messa in scena sono elevati ad arte in movimento in un delirio iper-Pop surreale (secondo solo al “Dick Tracy” di e con Warren Beatty) dove l’unico elemento tangibile o realistico è dato dagli attori. I colori sono acidissimi e glitterati, la loro gradazione è per lo più assente proprio per donare l’effetto tipico di certi vecchi anime televisivi, mentre il surrealismo presente richiama Warhol come Fellini.


Le corse d’auto sono girate benissimo, trasmettono adrenalina e i loro scontri con le vetture degli altri concorrenti hanno la valenza d’un incontro d’arti marziali. Mentre le poche coreografie di lotta fisica sono affidate alle sapienti mani di Chad Stahelski & David Leitch [vecchi collaboratori dei/delle Wachowski e futuri registi di John Wick, Atomica Bionda, Deadpool 2 e Bullet Train] che come sempre fanno un lavorone.


Le musiche di Michael Giacchino conferiscono quel giusto mix di epica e flavour cartoonesco che l’opera necessita.


Le Wachowski, dal canto loro, si divertono come delle pazze, rimembrando il loro passato di fumettisti sfidando leggi della fisica e la stessa materia cinematografica per metterle a disposizione dell’immaginazione e dell’oltranzismo. La composizione delle inquadrature si fanno ricerca dell’eccesso, così come il cromatismo stesso e i vistosi scenari virtuali.


Il puro intrattenimento diviene un mezzo col quale veicolare la sperimentazione messa al servizio della 7^Arte e la ricerca nella sospensione dell’incredulità per dar vita all’irreale. Andando così a bilanciare l’estrema semplicità dello script che comunque non sdegna qualche frecciata alla corruzione, l’avidità e i magna-magna che aberrano e rovinano lo sport e le passioni.


Gli attori forniscono tutti delle performance volutamente bidimensionali in linea con la spensieratezza e l’ingenuità bonaria di certi anime vecchio stile (lontani dalla complessità con la quale ora il conosciamo) eppure tutti svolgono a dovere la loro parte: dagli azzeccatissimi Emile Hirsch (fattosi apprezzare con “Into the Wild”) e Christina Ricci (ex-bimba prodigio passata anche per i lidi underground di “Buffalo 66” e quelli drammatici di “Monster”) rispettivamente Speed, al quale il nostro riesce ad infondere una maggior profondità, e la sua fidanzatina Trixie (di cui sarebbe stato bello approfondire alcune sue competenze innate) <rispettivamente doppiati Davide Perino & Domitilla D'Amico>; passando per un John Goodman perfettamente a suo agio nei panni del padre del protagonista <con la voce di Massimo Corvo> e una perfetta Susan Sarandon sulla mamma; dei convincenti Matthew Fox (quello di “Lost”) sul misterioso ed implacabile Racer-X <doppiato da Francesco Prando>, il teutonico Benno Furmann <da noi Christian Iansante> sull’Ispettore e il teen-idol sudcoreano Rain (che ritroveremo protagonista nello spericolato “Ninja Assassin” da loro prodotto) sullo sfuggente e spocchioso pilota Taejo Togokhan <per la voce di Gianfranco Miranda>.


Un menzione a parte per il buffo meccanico Sparky (Kick Gurry) e per il petulante fratello minore di Speed interpretato da Paul Litowsky con tanto di scimmia-mascotte (reale), presenza irritante ma per certi versi necessaria essendo presente anche nell’anime.


Cult, scult, un cazzatone colorato e indigesto, una delle migliori trasposizioni occidentali di un’opera giapponese? Ognuno ci vede quel che vuole. Questo è molto altro è “Speed Racer” un Blockbuster allegramente trasformista e destrutturato come il cinema e la natura stessa delle Wachowski. Duo registico che come il protagonista continua imperterrito ad essere animato dal desiderio di cambiare le cose, proporre novità, sorprendere e spiazzare.

VOTO: 7.5


#Wachowsky #EmileHirsch #ChristinaRicci #JohnGoodman #SusanSarandon #MachGoGoGo


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