STAND BY ME (1986) - Un manifesto sull’Amicizia



Stand by Me - Ricordo di un'estate è un film del 1986 diretto da Rob Reiner (attore e regista di films di grande successo come “Harry, ti presento Sally”, “Misery non deve morire” e “Codice d’onore”) tratto dal racconto di Stephen King, Il corpo (The Body), contenuto nella raccolta Stagioni diverse del 1982. Il film vede la presenza del compianto River Phoenix, oltre a Corey Feldman, John Cusack, Kiefer Sutherland e Richard Dreyfuss.


La trama: Gordon "Gordie" Lachance legge su un giornale della morte di Chris Chambers e ripensa a un'avventura accaduta nell'estate del 1959. Gordie, Chris, Teddy Duchamp e Vern Tessio sono quattro amici dodicenni che vivono nella piccola cittadina di Castle Rock.


Un giorno Vern ascolta per caso una conversazione tra suo fratello maggiore Billy e un amico. Viene così a sapere che i due si sono imbattuti casualmente nel cadavere di un ragazzino e non ne hanno denunciato il ritrovamento alla polizia a causa del furto di un auto appena commesso.


Vern corre a raccontarlo agli amici, i quali capiscono che si tratta del corpo di Ray Brower, un ragazzo scomparso pochi giorni prima. I quattro, spinti dal desiderio di riscattarsi e diventare degli eroi agli occhi di tutti, decidono di andare alla ricerca del corpo e si mettono in cammino lungo i binari della ferrovia.


Questa avventura permetterà loro di confrontarsi e di crescere interiormente… spingendo anni dopo Gordie, divenuto uno scrittore, a dedicarsi ad un nuovo romanzo, in cui narra la storia di questo indimenticabile ed avventuroso viaggio.



“Non ho mai più avuto amici come quelli che avevo a dodici anni. Gesù, ma chi li ha?”


Uscendo fuori dal cliché secondo cui, dalla trasposizione di un romanzo del Re del Brivido, non ci si può aspettare altro se non un horror o un thriller, Rob Reiner riadatta cinematograficamente una novella drammatica e avventurosa di King, partorendo Stand by Me – Ricordo di un’estate, un ritratto malinconico sulla vera amicizia, quella che si impernia nell’anima e non nella caducità, dovuta al trascorrere del tempo e alla mancanza di contatto continuo, o nell’egoismo, che giammai può caratterizzare un sentimento puro ed immarcescibile come l’amicizia.


Stand by Me non è però solo un film sui risvolti dell’amicizia, ma una rievocazione nostalgica di tutte le ormai irripetibili avventure degli anni verdi della nostra vita, di episodi e peripezie ancora vivide e nitide nella nostra mente, di ricordi, forse accantonati, ma mai perduti.


Compiendo un tuffo all’indietro nel tempo e nella memoria, Gordie ci presenta la sua adolescenza e quella di altri tre amici. Nel suo ricordo dell’estate del 1959, c’è tutto ciò che la fanciullezza, dolce e spensierata, ma allo stesso tempo rude e difficile, possa offrire: un piccolo borgo dai pochi abitanti, Castle Rock (uno dei posti “del cuore” di Stephen King, creatore di questo micromondo, teatro di moltissime vicende narrate nei suoi romanzi e racconti, n.d.a.), con la sua quiete intrisa di indifferenza nei confronti del mondo.


C'è la banda di Asso (Kiefer Sutherland), bulli sempre pronti a perpetrare vessazioni contro i più piccoli, a compiere azioni teppistiche e a millantare avventure di varia natura; ci sono i problemi familiari, fratelli maggiori invadenti, padri troppo severi o del tutto assenti, pomeriggi perduti a rincorrere sogni e immaginarsi come sarà l’imminente passaggio all’anno scolastico successivo, le prime sigarette, le carte, le casette di legno e cartone, la periferia, la campagna, i treni, il bosco, il fiume; c’è la totale assenza del caos generato dai clacson delle grandi città e dallo smog delle fabbriche, tram, automobili e metropolitane. E c’è quel sentimento basato sul rispetto, sulla stima e sulla profonda fiducia reciproca: l’Amicizia.


Il legame tra i quattro amici di Castle Rock si caratterizza come una panacea per le loro sofferenze personali: Teddy Duchamp (Corey Feldman) maltrattato dal padre, un veterano della Seconda Guerra Mondiale; Vern Tessio (Jerry O’Connell), il più insicuro dei quattro, vessato dal fratello maggiore Billy; Chris Chambers (River Phoenix), migliore amico di Gordie, proveniente da una famiglia di piccoli delinquenti; infine, il narratore della vicenda, Gordie Lachance (Wil Wheaton), rimasto figlio unico dopo la morte del fratello maggiore Denny (John Cusack), trascurato dalla madre e ignorato dal padre.



Stand by me è un manifesto dei rimpianti giovanili e di un tempo che non ritornerà più, ma anche una dicotomia perfetta tra la spensieratezza giovanile e le realtà del mondo adulto, che spesso possono essere tremende e destabilizzanti. Difatti, il viaggio che i quattro amici compiono per andare a ritrovare il cadavere è una metafora del percorso che ognuno di noi affronta quando si arriva alle soglie della maturità, ove il passaggio da adolescente ad adulto è assai delicato e complicato, talvolta decisivo per gli anni futuri.


Reiner tratteggia bene i quattro personaggi e le loro peculiari caratteristiche, mediante le quali si consolida il loro legame d’amicizia, quasi vincolante a quell’età, concentrandosi sulle loro debolezze, sui misfatti e le imperizie dovute alla giovane età, così da renderli emotivamente più vicini allo spettatore, più comprensibili e persino più perdonabili per alcune azioni ai limiti della deprecabilità, come, ad esempio, l’utilizzo di un’arma da fuoco.


Il regista accantona l’elemento forse più caratterizzante la poetica di King, ovvero la paura (in senso lato, n.d.a.), di cui tutti invece soffriamo nel momento in cui diveniamo adulti: la paura di un tempo passato, di un’infanzia perduta, della gioia e della serenità che ormai non torneranno più, la paura legata al futuro, alla vecchiaia e alle amicizie mancate o, peggio ancora, perse.


I quattro amici, colmi di quella sensazione di invulnerabilità tipica della gioventù, terminano il loro viaggio affrontando con coraggio le problematiche della vita (rappresentate dallo scontro con la banda del bullo Asso) e arrivando ad una meta ben precisa: la maturità (il cui simbolo è la telefonata anonima alla polizia per avvertire del ritrovamento del cadavere).


Il finale, durante il quale Gordie, ormai adulto, narra ciò che la vita ha poi riservato ai quattro amici negli anni successivi, è quanto di più triste e malinconico vi possa essere: l’amicizia fra i quattro si è presto eclissata e uno di loro, nel frattempo divenuto un avvocato, è stato ammazzato mentre difendeva un ragazzo nel corso di una rissa.


La scena in cui, mediante dissolvenza, Chris scompare nel nulla, colpisce forte, lasciando profondi strascichi di tristezza negli occhi e nel cuore dello spettatore, considerando quanto drammaticamente capitato a River Phoenix qualche anno dopo. Ciò, tuttavia, contribuisce a rendere Stand by me una pellicola che resta imperitura nel ricordo di chi l’ha vista.


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