SWINGERS (1996) - Un piccolo cult dimenticato

Aggiornamento: 17 ago 2021



Swingers è un film del 1996, diretto da Doug Liman (regista e produttore, coinvolto tra l’altro nella saga dedicata al personaggio di Jason Bourne) e sceneggiato da Jon Favreau (attore poliedrico, sceneggiatore, produttore e regista dei primi due films della saga di Iron Man).


Mike Peters, interpretato dallo stesso Favreau, è un comico in difficoltà che ha lasciato New York per trovare successo a Los Angeles. Nonostante siano trascorsi ormai sei mesi è ancora in forte crisi per la rottura con la sua ragazza storica, Michelle.

Per aiutare Mike con la sua depressione, il suo amico donnaiolo Trent (un Vince Vaughn sopra le righe, ma molto convincente) e altri aspiranti amici attori - tra cui spicca il personaggio di Rob (interpretato da Ron Livingston) - cercano di riportarlo a fare un po’ di vita sociale, facendogli fare il giro dei locali e delle feste e trascinandolo in avventure quasi paradossali, in un susseguirsi di piccole scene cult (come quelle che replicano la sigla de Le Iene di Tarantino e l’entrata nel ristorante Copacabana di Henry e Karen Hill in Quei bravi ragazzi di Scorsese).


Affinchè Mike si riprenda, Trent lo convince a fare un viaggio improvvisato a Las Vegas. Lì Trent riesce a rimorchiare due cameriere, ma l'ossessione di Mike per Michelle rovina i piani di Trent.

Tornati a Los Angeles, Mike, Rob e altri amici vanno in giro a fare bisboccia, si fermano a una festa e poi in un locale notturno. Ispirato dalla leggerezza e intraprendenza dell’amico Trent, Mike conosce una donna di nome Nikki e riesce a farsi dare il suo numero di telefono.

Sin da subito però Mike inizia a contattare la ragazza lasciando una serie di messaggi sempre più ansiosi e disperati sulla sua segreteria telefonica fino a quando lei risponde al telefono chiedendogli di non chiamarla più. Questo acuisce ancora di più la tristezza di Mike, sempre più disperato e consolato a malapena da Rob e dagli altri.


Tuttavia, durante una serata swing al club Derby, Mike, facendo appello a tutto il suo coraggio, si avvicina ad una donna di nome Lorraine (la bellissima Heather Graham), balla con lei e, a fine serata, i due si salutano scambiandosi i numeri di telefono.

Il mattino seguente, Mike riceve una chiamata da Michelle che gli confessa di amarlo ancora. Tuttavia, mentre parla con Michelle, Mike riceve anche la telefonata di Lorraine e decide di terminare la telefonata con la sua ex per parlare con lei.

Nella scena finale, Mike parla con Trent e gli spiega che l’aver conosciuto una ragazza molto simile a lui gli ha fatto dimenticare Michelle che, quasi come d’incanto, non gli manca più.


Alla fine, siamo tutti un po’ Mike…:

Il percorso di Mike, che solo alla fine del film lo porterà a dimenticare la sua ex e ad andare avanti, è un percorso che quasi tutti nella vita siamo – prima o poi – chiamati ad affrontare.

La perdita di un grande amore, giocoforza, spinge a mettere in discussione le precedenti certezze, a scappare dai ricordi – nei quali si tende ad affogare, nella speranza, spesso vana, di poterli concretamente rivivere – dalla vita di prima, dai luoghi e dalle esperienze vissute.


Gli amici di Mike lo adorano e sono per lui di grandissimo supporto, ma poco possono contro la totale disperazione ed inedia nelle quali Mike versa.

Trent e Rob sono dei veri e propri fratelli per lui: Trent è la leggerezza, la spensieratezza, il saperci fare con le donne, mentre Rob è la calma, la consolazione, il calore della vecchia New York. Entrambi cercano, in modi del tutto differenti, di scuotere l’animo di Mike.


L’esperienza con le due cameriere a Las Vegas è significativa: mentre Trent sta per avere un incontro intimo con una delle due, vuole prima assicurarsi che anche Mike stia facendo altrettanto. La sua però è una mera illusione: Mike pensa ancora alla sua ex al punto da fermarsi a parlare di Michelle con la cameriera e da interrompere Trent sul più bello (povero Trent!) per verificare se ci siano messaggi provenienti da New York sulla sua segreteria telefonica.


Nei giorni successivi, Mike viene trascinato in vari locali e in diverse avventure, ma la sua mente è ancora concentrata sul ricordo di Michelle (i numerosi, ansiogeni e disperati messaggi lasciati nell’arco di pochi minuti sulla segreteria telefonica di Nikki, donna bellissima conosciuta solo poche ore prima in un locale, ne sono la prova).

Il ricordo del passato, la sua timidezza con le donne, la mancanza di cambiamenti in positivo nella sfera lavorativa spingono lentamente Mike ad isolarsi dagli altri e a prendere la decisione di tornare a casa, nella sua New York, lontano dallo sfolgorio di luci che avvolge Los Angeles (la fotografia è uno dei punti di forza del film, a mio parere)…ma proprio in quel momento si ha la svolta.

Al club Derby, Mike conosce Lorraine, bellissima, timida ed impacciata proprio come lui: i due parlano di tutto e ballano, sotto lo sguardo visibilmente compiaciuto di Trent e di Sue, un altro loro amico. A fine serata i due si scambiano il numero di telefono, ma Mike non sa ancora se richiamarla.

Il mattino successivo è la stessa Lorraine a chiamare Mike, il tutto in barba a piccole stupide regole (mal tollerate da Mike) che uomini e donne si danno per non sembrare disperatamente alla ricerca di affetto (come ad esempio, il dover attendere almeno un paio di giorni prima di chiamare la persona cui si è interessati). La dolcezza di Lorraine e la sua affinità con Mike lo trascinano tutto d’un tratto fuori dal vortice nel quale era sprofondato e gli fanno comprendere in maniera del tutto naturale e senza soluzione di continuità che non si può star male per chi ti ha fatto del male, che niente è finito, che si va avanti e che, molto spesso, cambiare è qualcosa di buono, non una via di fuga nè una semplice necessità.

Mike è finalmente pronto, pronto ad una nuova avventura, ad un nuovo e – chissà – più grande amore.


La storia di Mike è un po’ la storia di tutti, la storia di chi lotta per affermarsi nel lavoro, di chi lotta con la tristezza, di chi ha perso un grande amore, ma nonostante questo e grazie alla propria forza d’animo, ai propri amici e ad un pizzico di fortuna, riesce ad andare avanti.

Alla fine, siamo tutti un po’ Mike Peters!

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