THE BATMAN (2022) - Di Matt Reeves




Dopo 2 anni circa d'attesa e in un periodo teso come quello che stiamo vivendo, finalmente arriva in sala quello che per il momento rappresenta il titolo più caldo ed atteso (in attesa di altri altrettanto attesi che arriveranno) di questo 2022: "The BATMAN" di Matt Reeves [Cloverfield, Apes Revolution, War for the Planet of the Apes]!!


La TRAMA E’ SEMPLICE: il Batman è in attività da ormai 2 anni, ma gli attacchi di un pericoloso serial-killer e terrorista, denominato Riddler, metteranno ancor più in luce la corruzione dilagante di Gotham. Corruzione i cui collegamenti sembrano avere radici anche nella famiglia del proprio alter-ego.


Dovrà quindi addentrarsi fra i meandri più oscuri della città e fare la conoscenza di figure ambigue quali Selina Kyle/Catwoman e Oswald Cobblepot/Penguin, per riuscire a scovare il malvivente e sventarne gli attentati.


PERCHE’ FUNZIONA ANCORA? a 83 anni dalla sua creazione (di cui 2 di posticipi dovuti alla pandemia), dopo le innumerevoli declinazioni cartacee, animate e videoludiche; l’auto-ironia e il camp di metà anni ’60; le pennellate gotiche, fumettose e Felliniane di Tim Burton e quelle più colorate e fracassone di Joel Schumacher negli anni ’90; il taglio anti-terroristico e pseudo-realista di Nolan e quello più (bonariamente) pomposo ed epicheggiante di Zack Snyder, l’iconico vigilante creato da Bob Kane rivive sul grande schermo grazie al Matt Reeves di “Cloverfield” e degli ultimi 2 (ottimi) capitoli sul “Pianeta delle Scimmie” e, a sto giro, ha il volto di un Robert Pattinson sempre più distaccato dall’immagine di teen-idol vampiresco che tempo addietro lo rese famoso.


Come se la saranno cavata?

Partendo subito da Pattinson, oltre a dare una delle migliori performance della sua carriera, dà vita ad una delle migliori rappresentazioni possibili ed immaginabili di questo tormentato personaggio. Una forza della natura inesorabile, intimidatorio, inarrestabile eppur sofferente, non sempre ben visto da chi dovrebbe essere dalla sua parte e non sempre ben integrato quando non indossa il costume.


Il suo è un Batman ancora in divenire, a tratti auto-distruttivo, che cerca di capire che tipo di emblema intenda essere. La facciata di Bruce Wayne è divenuta una maschera rassicurante per le apparizioni pubbliche e per rappresentare ciò che resta del suo retaggio (ormai Bruce è morto la notte in cui uccisero i suoi genitori e il vigilante vendicativo e rancoroso ha preso il sopravvento).


Come codice morale non uccide eppur sembra trarre beneficio e gusto nello spaventare e rimescolare le ossa ai criminali a cui dà la caccia. E finalmente viene dato spazio e risalto alla vena investigativa del personaggio, al suo modo d’indagare, di unire i punti e trovare soluzioni.


Per quanto sia ossessionato all’idea di cambiare le cose non è del tutto sicuro di riuscirci. Più volte lo vedremo interrogarsi se siano solo la paura e la vendetta a doverlo spingere ad agire, se debbano essere solo questi i principi che intende trasmettere e come questi possano influenzare la società nella quale opera. Finendo col mettere in dubbio la stessa capacità di questa di poter effettivamente cambiare e ciò in cui credeva.


La nuova Catwoman interpretata da Zoe Kravitz è una creatura fascinosa e piena di risorse, quanto tormentata e disillusa, che vive sempre sul filo del rasoio.


Esteticamente e caratterialmente richiama la versione cartacea di “Year One” di Frank Miller. Altra nota a favore è la percettibile tensione sessuale che s’instaura (senza mai per forza esplodere) fra lei e il Pipistrello che nella trilogia di Nolan mancava (certo, non siamo ai livelli della Pfiffer con Keaton ma è decisamente un passo in avanti rispetto agli standard cine-fumettistici attuali).


Certo, lo scettro della miglior incarnazione della Gatta resta fra gli artigli dell’intramontabile Michelle, ma se non altro la direzione data da Reeves riesce a renderla più memorabile e sfaccettata della versione di Anne Hathaway.


E finalmente viene dato il giusto valore filmico ad un’antagonista come Riddler (qui col faccione pulito di Paul Dano nel ruolo più inquietante della sua carriera), meno piacione e per nulla ironico rispetto a come lo conosciamo ma più sadico, invasato e machiavellico.


Anche quando non c’è si avverte la minaccia che emana la sua presenza e il suo operato. Il costume che indossa è a sua volta un segno del marciume celato dalla società in cui vive, i suoi metodi sono brutali e la punizione finale che ha in mente per la città è quasi biblica.


Anch’egli come Bruce Wayne ha patito delle perdite ma contrariamente a quest’ultimo, ha toccato con mano il degrado, ci è cresciuto e nessuno è mai venuto in suo soccorso.


Mentre dal canto loro: Andy Serkis è un Alfred eccellente, meno paterno e più maestro d’armi, ma comunque benevolo e che cerca d’impedire al protagonista di varcare la soglia di non ritorno; come eccellente si rivela Jeffrey Wright sul Commissario Gordon, riuscendo ad incanalare tutte le qualità che definiscono il personaggio pur non venendo approfondito molto a livello psicologico come quello Nolan-iano; il truccatissimo Colin Farrell è un Penguin meno tragico di quello di DeVito ma egualmente grottesco e più compiaciuto della propria natura gangster; il boss malavitoso John Turturro è un personaggio volutamente detestabile ed è per certi versi il motore che scatena le reazioni di alcuni dei personaggi cardine di questa storia; Jayme Lawson nei panni della candidata sindaco di Gotham è un personaggio di contorno funzionale e il cameo finale di Barry Keoghan (nei panni di…ehh vedrete…dico solo che tutti i requisiti per incarnare una delle versioni più diaboliche e visivamente disturbanti di questo figuro, ce li ha) getta luci molto promettenti per quelli che saranno i prossimi titoli che vedranno nuovamente presenti questi personaggi.


Sul piano tecnico Matt Reeves è in forma smagliante: pur prendendosi i suoi tempi per unire tutti i punti, il ritmo è incalzante, la noia è praticamente bandita e le 3 ore di durata non pesano (anche se certi passaggi potevano venire un po asciugati); ragiona molto sulla contemplazione delle immagini e delle azioni compiute senza cercare l’epica a tutti i costi; la tensione viene imbastita e portata avanti con rigore e classe divenendo sempre più palpabile e quando esplode si fa travolgente; le sequenze d’azione e gli inseguimenti sono giostrati con maestria, forza e adrenalina; e vi sono addirittura degli inaspettati picchi orrorifici che quando si abbattono lo fanno con brutalità (inevitabili i richiami a “Se7en” e “Zodiac” di Fincher che a sua volta richiamano a certe cosucce insite nella filmografia di Kiyoshi Kurosawa).


Giocando con i tagli di luce e delle inquadrature, le gradazioni di colore, l’uso accorto del montaggio e delle elissi temporali.


Mentre a livello di scrittura viene mostrata una società disastrata sempre sul punto di esplodere, con dei pesanti scheletri nell’armadio e affari sporchi, dove la giustizia non sempre prevale e in pochi sono davvero disposti a battersi fino in fondo per questa.


Vi possiamo avvertire influssi del neo-noir, dei gangster-movie, delle detective-story e dei procedural-movie di stampo settantiano <con qualche strizzata d’occhio al cinema di Paul Schrader come a “Tutti gli Uomini del Presidente”, oltre all’ispirazione data dai cicli fumettistici di “Year One”, “Long Halloween” ed “Ego”>. Un luogo dove non sempre la determinazione e la buona volontà di pochi può fare la differenza e che se mal incanalate non è detto porteranno ai miglioramenti sperati.


Perciò è importante non basare delle crociate contro l’ingiustizia solo sulla vendetta, l’ostinazione dei propri ideali e l’intimidazione, senza di curarsi di aiutare le persone e sanare la società anche nelle cose più piccole che ignoriamo ed ispirare barlumi di speranza che davvero possano fare la differenza e permettere un cambiamento ben più solido e costruttivo. E Iddio (o chi per lui) solo sa quanto in momenti come questi che stiamo vivendo ci sia bisogno di un minimo di speranza.


La Gotham City qui ritratta, con il suo mélange di passato e presente, è nuovamente fuori dal tempo com’è giusto che sia, venendo valorizzata dalla fotografia densa di Greig Fraser che ne accentua il cuore di tenebra e la sporcizia come anche il caldo bagliore salvifico del sole che timidamente fende le nuvole rispecchiandosi sulle vetrate e sull’acqua.


Buoni anche gli effetti visivi dati dalle forze congiunte di WETA Digital, IL&M e Scanline Vfx. Ulteriore freccia di questo vasto arsenale è la colonna sonora curata da un Michael Giacchino in preda a non si sa bene quale furore divino. Dando vita ad una cornice musicale incalzante, solenne ed intensa, che unisce elementi orchestrali, arie sinfoniche e tendenze Grunge. A mani basse forse la migliore che abbia concepito finora (o come minimo una delle migliori che abbia proposto).


Della combinazione di tutti questi elementi vive e trae forza il film, così come nella capacità pazzesca del suo regista di riuscire sempre a ricavare e comunicare qualcosa di nuovo da materie già trattate innumerevoli volte, trovando l’ideale compromesso tra alto intrattenimento e autorialità ricercata.


Passano gli anni, si alternano le genti ai governi, ma gli evergreen quando vengono riproposti con astuzia, gusto, il desiderio di comunicare qualcosa di nuovo o mostrare dei nuovi lati di personaggi celebri senza dover compiacere il fan-service e senza doversi curare di creare a tutti costi nuovi universi narrativi condivisi per mettersi in competizione con altri, non stuferanno mai.


La giusta via per realizzare e concepire Blockbuster appassionanti e pensanti passa anche di qua. Esattamente tutto quel che si potesse desiderare e anche di più. Bentornato Batsy!


VOTO: 9


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