THE GREY (2012) - All'inferno e ritorno



John Ottway, interpretato da Liam Neeson (convincente come sempre, n.d.a.), è un solitario cacciatore al soldo di una compagnia petrolifera in mezzo ai ghiacci dell'Alaska, che ha il compito di difendere gli operai dai numerosi lupi presenti nella zona.


La sera prima di partire per tornare a casa in vista di un periodo di riposo, Ottway, angosciato da alcuni ricordi legati a sua moglie, tenta il suicidio, desistendo solo all’ultimo istante.


Una volta partito, lungo la strada verso casa resta vittima, insieme ad alcuni suoi colleghi, di un incidente aereo: la parte posteriore e il tetto del velivolo vengono distrutti e solo in pochi si salvano: Ottway, Hendrick, Talget, Hernandez, Flannery, Burke, Lewenden e Diaz.


Ben presto i superstiti, che si apprestano a passare la notte al gelo, capiscono che quel luogo è abitato da un branco di lupi grigi molto grossi, aggressivi e territoriali, per cui, nel tentativo di difendersi, gli otto uomini organizzano dei turni di veglia. Le strategia, però, non funziona e i lupi iniziano ad uccidere uno dopo l’altro, i componenti del gruppo.


Gli uomini rimasti decidono di prendere i portafogli dei morti per poterli poi restituire alle rispettive famiglie; Diaz (un Frank Grillo in discreta forma, come in quasi tutte le sue apparizioni cinematografiche, da Warrior alla saga di The Purge, n.d.a.) trova un orologio da polso di emergenza con un radiofaro, mentre Ottway ritrova il suo fucile purtroppo ormai inutilizzabile.


Ottway suggerisce di abbandonare il luogo dell'incidente per dirigersi verso il più vicino bosco, pensando di uscire dal territorio dei lupi. Purtroppo anche questo piano fallisce e durante il cammino il gruppo viene nuovamente aggredito dai lupi, che mietono un’altra vittima.


Una minima speranza di sopravvivenza si accende quando il gruppo riesce a uccidere uno dei lupi, cibandosene. Ottway suppone che il lupo sia un'omega inviato dal lupo alfa per testare il gruppo e la sua capacità di difendersi. Diaz, in segno di sfida, decapita il cadavere del lupo e lancia la testa verso il bosco, provocando il branco e scatenando così una vera e propria guerra che vede trionfare la natura selvaggia. Infatti, uno ad uno i componenti del gruppo vengono uccisi e Ottway, rimasto solo, infreddolito e disperato, finisce per ritrovarsi, inavvertitamente, proprio nella tana dei lupi.


Circondato dagli animali, Ottway guarda le foto dei suoi ormai defunti compagni e quella della moglie nel suo portafoglio: a questo punto il film ci svela, tramite un flashback, che in realtà lei sta morendo a causa di un male terminale (le immagini sono accompagnate da una struggente melodia al pianoforte che rende la scena molto efficace e toccante, n.d.a.) e ciò ci fa meglio comprendere la parte iniziale del film.


Dopo aver recitato una poesia scritta da suo padre e rimastagli impressa nella memoria, Ottway si scaglia contro il lupo alfa, armato solo dell’orologio con radiofaro, di un coltello e di schegge di vetro di alcune mini bottiglie legate ad una mano.

Joe Carnahan sceglie di chiudere il sipario su The Grey investendoci bruscamente con il nero su cui arrivano i titoli di coda.


Dopo i titoli è possibile vedere una scena extra.

Si vede il lupo alfa giacere e respirare in modo lento. Si scorge poi la nuca di Ottway appoggiata sul fianco dell'animale. Anche lui sembra vivo. Il finale lascia così spazio a diverse interpretazioni.


“Ancora una volta nella mischia, nell’ultima vera battaglia che affronterò… Vivi e muori in questo giorno… Vivi e muori in questo giorno…”


La storia raccontata in The Grey mette gli uomini di fronte alla Natura, una Natura incontaminata che appare sin da subito tanto selvaggia da far presto giungere i personaggi del film alla consapevolezza che il loro destino è già segnato: qualunque cosa facciano, non usciranno vivi da quella situazione.


Al centro del racconto c’è l’Uomo, preso nel contesto più ostile possibile, nella crudezza della Natura, nella ricerca di un appiglio per restare a galla in quel mare chiamato Vita. Il personaggio di Ottway è sicuramente il più abile, il più freddo e razionale, ma anche il più spirituale, come si può intuire fin dalle prime sequenze in cui iniziamo a conoscerlo (sequenze nelle quali siamo proiettati in un luogo che sin da subito ci appare “meravigliosamente ostile” – e qui la fotografia è molto ben realizzata e le ambientazioni sono davvero mozzafiato).


"Mi lascio vivere come immagino facciano i dannati, come un'anima in pena e mi sembra sia solo una questione di tempo" scrive Ottway, pensando alla sua vita, a ciò che è stato prima di giungere in quel posto estremo, e agli affetti che sembra aver perso solo per sua colpa. I ricordi del passato, di quando la vita aveva un senso, di quando gli affetti davano un calore speciale a quel lungo viaggio chiamato esistenza, scivolano addosso alla sua solitudine e alla sua profonda sofferenza, pesanti come il piombo dei proiettili con i quali Ottway ha intenzione di farla finita, sparandosi in bocca col suo fidato fucile.


Vittima, come i suoi compagni, di un terribile incidente aereo, Ottway mette subito in pratica le sue abilità, elaborando strategie e piani difensivi che possano salvare lui e i suoi colleghi sopravvissuti al disastro. La Natura, però, non perdona: l’ostilità dell’ambiente circostante, condensata nella furbizia e nella feroce aggressività del branco di lupi grigi, riscuote inesorabilmente il suo tributo in vite umane, fino a quando il protagonista resta completamente solo a combattere un battaglia non alla sua portata.


John Ottway sembra aver scontato tutti i peccati commessi nel corso della sua vita, quei peccati che lo hanno portato alla separazione dalla moglie e a desiderare il suicidio.

Tutto lascia presagire che il protagonista sia pronto a morire, sia pronto alla sconfitta…

La vista delle foto dei suoi colleghi e quella della moglie, che in realtà è molto probabilmente morta a causa di una grave malattia e che, nel suo ricordo più nitido, gli dice “Non avere paura”, lo segnano fortemente e lo spingono a reagire con veemenza.


E’ sopravvissuto fino a quel momento e non può rendere vano il sacrificio dei suoi amici né può – a questo punto, dopo sofferenze indicibili – darla vinta ai lupi, a Dio, alla Natura.

Ottway trova una forza che non pensava di avere.

Il lupo alfa scaccia il resto del branco, si avvicina lentamente e terribilmente, pronto a chiudere la partita sferrando il suo ultimo letale assalto.

Due specie animali, una contro l'altra, in cui l'uomo è spoglio di tutta la civiltà e le comodità che si è costruito intorno nel corso di millenni.


John, però, non ha paura: indossa l’orologio col radiofaro, lega con il nastro adesivo un coltello alla sua mano destra e delle mini bottiglie di alcool alla sua mano sinistra, rompendole su una pietra in modo da renderle delle vere e proprie armi. Il suo sguardo dice che è pronto alla sua ultima vera battaglia, una battaglia da cui potrà trarre vita o morte, una battaglia che tuttavia ha deciso di combattere senza dare più spazio alla disperazione, una battaglia che darà in ogni caso un nuovo senso alla sua esistenza.

Una battaglia che, a prescindere dall’effettivo esito dello scontro con il lupo, John ha già vinto.

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