The HATER (2020) - di Jan Komasa

La pericolosa arma a doppio taglio tra Social e Fake News in una quotidianità sempre più spietata ed arrivista



La TRAMA: Varsavia, giorni nostri, Tomasz Giemsza è un ragazzo di campagna venuto in città per studiare giurisprudenza e far fortuna. Ad ospitarlo e finanziarne gli studi, la famiglia borghese Krasucka che soleva andar in vacanza/villeggiatura dalle sue parti assieme alla ribelle figlia secondo genita, Gabi, della quale è da tempo segretamente infatuato.


Viene però espulso dalla facoltà con l'accusa di plagio e come non bastasse, scopre di non stare particolarmente simpatico ai suoi benefattori che sparlano alle sue spalle e non vedono l’ora di dargli il benservito al 1°fallimento che potrebbe compiere.


Un giorno però riesce a farsi assumere dalla società di Beata Santorska, specializzata ad incastrare e rovinare la carriera di politici, influencers e personalità famose per conto d’altri, mediante social, fake-news, profili falsi ed infiltrazioni sotto copertura.


Pur non venendo visto di buon occhio da uno dei colleghi, pian piano la sua scalata professionale ingrana e comincia ad entrare nelle grazie di Beata. Viene così incaricato di sabotare la campagna elettorale di Pawel Rudnicki (progressista e gay non dichiarato, sostenuto dalla famiglia di Gabi), facendosi assumere nel suo staff come stagista e, allo stesso tempo, aizzandogli contro Guzek, youtuber/programmatore di giochi di ruolo in cerca di notorietà e soldi nonché fervente filo-nazista più volte pregiudicato, fortunatamente ignaro di queste macchinazioni.

Fin dove intenderà spingersi il protagonista pur di avere successo e conquistare la propria amata? Ma soprattutto riuscirà davvero a mantenere il controllo della situazione fino in fondo?


ANALISI & CONSIDERAZIONI: Homo homini lupus. Sui social come nella realtà, nel passato come nel presente, le tensioni e il cannibalismo sociali non se svaniscono mai. Dopo la scalata al potere tra sacro e profano di “Chorpus Christi”, il valente Jan Komasa decide di raccontare un’altra ascesa che si fa discesa nei moderni inferi terreni, scegliendo di restare sempre nella natia Polonia, spostandosi dalle piccole cittadine di campagna al modernismo della capitale. Nazione che storicamente fu fra le prime a patire l’occupazione e i soprusi dei nazi (che cercarono di annientarli e privarli pure sul piano culturale), fin tanto da ospitarne i tristemente noti ghetti e campi di concentramento, e dove nonostante tutto la democrazia è ancora minacciata dai germi del populismo, della xenofobia e dell’omofobia.

Ma questa non è una storia di destra o sinistra. Che si svolga in quel Paese, in questi tempi, come si sarebbe potuta ambientare altrove o in altri periodi storici, i messaggi che veicola sono universali e manterrebbero inalterate sostanza e significato in qualsiasi contesto.


Da una parte abbiamo i social network con i quali le persone sono collegate, si esprimono e scambiano opinioni, sono succubi dalle opinioni altrui, consultano informazioni e notizie d’ogni tipo (non sempre veritiere) e possono diffonderle a loro volta, divenendo anche palchi e tribunali fittizi i cui effetti si ripercuotono soprattutto nella realtà. Da un’altra parte vi è una società politicamente tesa fomentata dalla titubanza, l'inettitudine ed inefficienza di chi governa, dove avere un titolo di studio rispetto ad un altro non fa davvero l’individuo e serve più che altro come un mero lascia passare da mostrare per accedere a luoghi od impieghi (tanto poi quel che conta è come te la caverai subito dopo) e vi è una perenne guerra fra classi più agiate ed altre meno che ormai son disposte a tutto pur di raggiungere la presunta beatitudine socio-economica-esistenziale di questi primi.


In mezzo a tutto ciò sguazza e agisce Tomasz, personalità arrivista, machiavellica e dalla mentalità imperscrutabile (persino quando lo vediamo piangere non sappiamo mai cosa stia passandogli veramente per la testa), affabile, estremamente determinato e multi-tasking ma “castrato” dal proprio status di “poveraccio”, disposto a tutto e a ricorrere a qualsiasi mezzo per arrivare alla cima alla quale ambire secondo quel sistema che l’ha plagiato, conquistare la ragazza dei suoi sogni ed ossessioni e allo stesso tempo vendicarsi di tutti coloro che ostacolano la sua ascesa professionale, deumanizzandosi sempre più in un contesto che già di suo deumanizza gli individui facendogli bramare il successo a tutti i costi, la glorificazione dell’apparenza e del consumismo.


Alimentando l’odio latente della popolazione, manipolando l’informazione, sfruttando il potere mediatico, facendo fessi tutti (anche i propri burattinai) e rovinando la vita a chi forse non se lo sarebbe neanche meritato.

I personaggi di contorno sono perfettamente funzionali e ognun di loro gode di una buona caratterizzazione: Beata è una redattrice ambiziosa, autoritaria e senza scrupoli, il cui unico obiettivo è raggiungere gli obiettivi impartiti dalle alte sfere e ottenere profitto; Gabi è una figura interessante e che stimola il protagonista ad agire (per il quale prova un minimo di simpatia ma non ancora attrazione), forse avrebbe meritato un maggior sviluppo ed approfondimento, snob ma ribelle ed annoiata dalla propria famiglia; il candidato-sindaco Pawell sarebbe invece l’unico personaggio positivo della vicenda, per quanto ingenuo e non particolarmente risolutivo come politico per lo meno è onesto, non abusa della propria posizione, non reca danno a nessuno, ammette pure i propri sbagli ed è benvoluto dal proprio staff; Guzek invece è una persona orrenda, rappresenta il fascismo che purtroppo non ha mai abbandonato il paese, le cui ideologie estreme vengono "giustificate" dal disagio, la povertà e la mancanza di una guida affidabile per il paese (guarda caso gli stessi fattori che mezzo secolo fa alimentarono il livore e la scalata al potere dei partiti più estremi).


Per le seguenti 2 ore e 15 minuti (che volano senza pesare), passiamo dal dramma esistenziale e sociale alla spy-story e al thriller più al cardiopalma, strizzando l’occhio al cyber-punk di stampo hackeristico, senza lesinare fughe virtuali in immaginifici giochi di ruolo (dove il Nostro può mascherarsi e plagiare), sprazzi di movida della generazione 2.0 e brevi/improvvise esplosioni di guerriglia urbana che farebbero desiderare di non trovarci mai in quelle situazioni.


Il tutto messo in scena con energia iper-cinetica, gusto ed eleganza necessariamente patinata da Komasa che saggiamente sceglie di non schierarsi da nessuna parte e non averne per nessuno, men che meno per un protagonista anti-eroico in evoluzione capace di svendere ogni fibra del suo essere e della sua persona per arrivare dove vuole. Per il quale riusciamo ad avvertire sia empatia che profondo sdegno, in quanto ciò a cui ambisce è marcio e anche se alla fine lo si vedrà vittorioso alla faccia di chi l’ha maltrattato (dopo che gli eventi innescati per poco non gli sfuggono di mano), vi avvertiamo il male puro.

Una pellicola originalissima, che pur strizzando l’occhio a “Mr. Robot”, “Parasite”, “Joker”, "Taxi Driver" (sia quello di Scorsese che di Jang Hoon) e ai film di Fincher, mantiene una voce tutta sua, grazie ad una sceneggiatura avvincente con la quale lancia un monito d’inquietante attualità.

VOTO: 8+

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