VAMPIRE HUNTER D: BLOODLUST - (2000) di Yoshiaki Kawajiri

Sangue, Furore, Dramma, Epica, Fantasia e Sentimento


LA TRAMA: Siamo in un futuro imprecisato (sorta di far west retro-futurista eppur medievaleggiante), dove i vampiri imperversano per le strade e ad ogni angolo. L'unico a poterli ostacolare ed impedirgli di annientare l’umanità è il cacciatore di taglie/mercenario D, un dhampir (figlio di un vampiro e di un’umana).


Un giorno questi viene rintracciato dal ricco John Elbourne la cui figlia Charlotte è stata rapita dal succhia-sangue Meier Link, che lo incarica così di salvarla o eventualmente “terminarla” sul posto qualora venisse vampirizzata.


La sua missione s’incrocierà con quella di altri cacciatori di taglie senza scrupoli, dei quali fa parte anche la coscienziosa Leila e il loro cammino verrà ostacolato dalle forze del male aizzategli dalla rediviva Carmilla, una contessa-vampira millenaria che sembrerebbe nutrire uno strano interesse verso Charlotte e Meier Link per chissà quali ignote macchinazioni. Inoltre, gli

intenti di quest’ultimo sono effettivamente sanguinari e lussuriosi come si crede o il presunto rapimento cela qualcosa di ben più puro ed intimo?


ANALISI & CONSIDERAZIONI: il nuovo millennio stava per cominciare e una nuova rivoluzionaria ondata di anime giapponesi si sarebbe abbattuta cambiando le regole di come ormai eravamo abituati a concepirli. Fra i tanti capisaldi di questa nuova ondata vi fu il revival del già piuttosto noto “Vampire Hunter D” e la scelta su chi affidarlo ricadde sul veterano Yoshiaki Kawajiri, fattosi apprezzare tra la metà degli anni ’80 e nel decennio successivo grazie a titoli quali “Ninja Scroll”, “Wicked City” e “Goku Midnight Eye”, divenendo uno dei nomi cardine dello studio MadHouse.


Il risultato dell’unione tra lo stile adrenalinico di Kawajiri e il fascino science-fantasy-horror di V.H.D. è una delle comprove più sontuose su come si riesca a creare arte elevata con l’animazione, i puri generi, del sano intrattenimento e un gusto Shakespear-iano nel proporre il dramma delle situazioni e dei personaggi.


La forza di “Vampire Hunter D: Bloodlust” risiede in molteplici punti. In primis nelle animazioni estremamente dettagliate, ricche di colori e particolari; una fotografia avvolgente; nel tratto fortemente espressivo e affilato di Kawajiri e in un world-building incredibilmente variegato tra: lande desertiche ove si aggirano gigantesche mante volanti <evidenti richiami ed ispirazioni da “Dune”>, avamposti militari e satellitari in disuso, foreste, cimiteri, città diroccate e decadenti, castelli di varia natura con astronavi annesse. Il tutto calato in un’atmosfera sospesa tra il passato, il retro-futurismo e un certo retrogusto per il western ed il chanbara.


Kawajiri dal canto suo gira di lusso ed evolve il proprio stile. Non rinuncia a coreografie d’azione al cardiopalma, inquadrature e montaggi audaci, violenze assortite, cura maniacale d’ogni dettaglio, la espressività affilata nei volti dei personaggi e virtuosismi visivi ma sa quando rallentare i ritmi per far respirare il dramma, le vicende, l’epica, l’aura fuori dal mondo degli scenari e delle atmosfere e per approfondire i personaggi. A nobilitare ulteriormente cotanta meraviglia ci pensano le intercalazioni del protegé Takeshi Koike [che successivamente si metterà in proprio con l’intrippante e adrenalinico “Red Line”] e le musiche magistrali del italianissimo Marco D’Ambrosio [già passato in ambito anime con “Le Bizzarre Avventure di JoJo”] degne di un film hollywoodiano tra passaggi suggestivi ed evocativi, altri più serrati, altri più solenni e struggenti a base di clavicembali, organi a canne, synth, semi-orchestrazioni e canti simil-gregoriani.


Ultimi ma non per importanza, i personaggi, i loro approfondimenti e la scrittura che li accompagna e muove la storia. Partendo dalla figura apparentemente ostile di Meier Link [doppiato da Claudio Moneta], troviamo un personaggio inaspettatamente nobile, raffinato e profondamente innamorato di Charlotte (il rapimento in realtà è una vera e propria fuga tra due amanti appartenenti a due mondi avversi ed inconciliabili) e allo stesso tempo combattuto dalla propria scelta. Non se la sente di vampirizzarla perché così le toglierebbe ciò che la rende unica e lo considererebbe un’atto egoistico ma allo stesso tempo non sopporterebbe il peso di sopravviverle e vederla morire di vecchiaia. Eppure per lei è disposto a tutto: dall'affrontare la mortale luce del sole (in una scena veramente toccante) ad affrontare chiunque possa impedire il loro coronamento di felicità e ad imbarcarsi con lei alla volta delle stelle alla ricerca di un luogo dove poter vivere pacificamente.


Dall’altra parte invece troviamo D [doppiato da Marco Balzarotti], un cacciatore solitario ed implacabile (con tanto di parassita parlante in una delle mani che assorbe le anime delle sue vittime e snocciola battutacce) ma allo stesso tempo profondamente malinconico proprio per via della sua natura ibrida che non gli permette di crearsi rapporti (gli umani lo temono e lo guardano con sospetto, se non lo sfruttano provano ed eliminarlo, e i vampiri lo disprezzano considerandolo uno scherzo della natura), di sopravvivere a quelle poche persone con le quali fosse riuscito a creare dei legami e di vagare solitario per chissà ancora quanto. Sempre più indifferente nei confronti di un mondo che non lo considera. Comprende gli intenti di Meier Link ma lo pone di fronte all’impossibilità di essere veramente felice.


Fra i comprimari a spiccare di più è sicuramente Leila [con la voce di Loredana Nicosia, doppiatrice di Uma Thurman in "Pulp Fiction" e di Geena Davis in "Thelma & Louise"], cacciatrice determinatissima che teme i vampiri perché questi tramutarono sua madre in una di loro e i villici la uccisero ed è rassegnata al fatto che se dovesse morire nessuno verrebbe a commemorarla o a rimpiangerla, eppure riuscendo a comprendere la solitudine di D e la nobiltà degli intenti di Meier Link, metterà in dubbio le proprie convinzioni e cercherà di fare la cosa giusta.


Quanto ai fratelli Markus (uno dei quali, gravemente debilitato, per combattere si serve di un ologramma letale dopo essersi iniettato una dose di un non ben specificato intruglio) sono l’emblema di come certe volte i veri mostri siano gli umani, il loro operato è pervaso dall’avidità, dall’efferatezza e da un certo machismo tossico.


Tra creature mutanti, servi repellenti, licantropi e mutaforma, vi è poi la villain principale Carmilla, entità sanguinaria un tempo amata dal padre di D ma confinata da costui a causa delle sua pericolosità e cupidigia. Un’antagonista più che discreto che però avrebbe meritato maggiori approfondimenti. Mentre infine Charlotte è un personaggio sì stereotipato ma perfettamente funzionale.


In conclusione, questo “Vampire Hunter D: Bloodlust” è senza mezzi termini un filmone con molte frecce al suo arco e tutte andate a segno. Dove ogni cosa è al suo posto. Il ritmo è ottimo, non ci sono forzature né fronzoli, la caratterizzazione di tutti i personaggi è sfaccettata quanto basta, riuscendo a far trasparire la giusta dose di empatia e ognuno di loro ha l’epilogo che gli spetta. Le animazioni sono una festa visiva ad ogni frame e Kawajiri confeziona così una delle sue opere migliori e più complete, toccando vette artistiche ed emotive di grande impatto. Per certo uno dei migliori anime-movie degli ultimi 21 anni.

VOTO: 9


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