WENDELL & WILD - (2022) di Henry Selick & Jordan Peele [Netflix]

L'accettazione del lutto e il desiderio di rivalsa e redenzione

tra Satanassi, Suore, Gioventù Punk, Mani Demoniache, Squallidi Raggiri e Predestinazioni


La TRAMA E’ SEMPLICE: ognuno ha i propri demoni interiori, Kat Elliot orfana adolescente cresciuta tra un riformatorio e l’altro ne ha ben 2 (i fratelli Wendell & Wild) che cercano di farsi aiutare da lei per raggiungere il mondo dei vivi (con la promessa di resuscitare i suoi cari periti a causa di un incidente stradale di cui si dà la colpa). E come se non bastasse, la ragazza ha persino una bocca scheletrica che le cresce sulla mano e la sua città natale rischia di essere rasa al suolo da una disonesta compagnia familiare che vorrebbe costruire un grosso penitenziario e che tempo addietro sembrerebbero essere invischiati nell’incendio che distrusse l’impresa che i genitori della Nostra stavano cercando di avviare.


COSE Che COSANO: sono passati 13 anni dall’ultimo masterpiece in stop-motion di Henry Selick [“Coraline” per la Laika di Travis Knight] e 29 da quello che lo consacrò [“Nightmare Before Christmas” per Tim Burton], dopo tante ricerche, sodalizi che purtroppo non hanno portato frutto e tentativi di finanziamento per poter dare vita ad altri suoi progetti (oltre ad altri ibridi live-action realizzati per conto proprio e aver curato delle animazioni su commissione) finalmente il leggendario regista/animatore è tornato sulle scene, trovando l’occasione giusta collaborando con un brillante filmaker attualmente sulla cresta dell’onda quale Jordan Peele [Get Out, Us, Nope] che contribuisce a firmarne la sceneggiatura e doppia uno dei personaggi principali.


E malgrado sia passato così tanto tempo, ritrovare Selick a fare ciò che sa fare meglio non poteva che fare un gran bene.


“Wendell & Wild” è un’irriverente delirio gotico e surreale dove il talento immaginifico dei 2 autori fluisce libero e pur trattandosi di un racconto dedicato ad un pubblico ampio e generalista non si fa problemi a tirar fuori schegge di cinismo e cattiveria.


La messa in scena non molla mai i personaggi e gli avvenimenti, presenta dei bei movimenti di macchina e vi sono anche dei giochi con le ombreggiature. Il tratto grezzone ed iper-stilizzato dei personaggi è affascinante; la cura dei dettagli è maniacale e la fluidità delle loro animazioni ed interpolazioni è ottima, come ottimo risulta l’impiego degli effetti digitali nel dar vita a scene e sequenze altrimenti impensabili da trasporre. Mentre la fotografia riesce ad amplificare l’immersione degli spettatori, trasmettendo il senso di sporcizia, artigianato, gelo, accidia e flebili sprazzi di calore che la vicenda deve trasmettere.


Ottima si rivela l’alchimia e l’apporto dati dai vari personaggi, come del multiculturalismo e la rappresentazione delle diversità di cui questi si fanno portatori senza risultare mai forzati, fuori luogo o fini a sé. Dalla ribelle e solitaria Katy [doppiata da Chiara “Undici” Fabiano], col suo look afro-punk, i cui traumi l’hanno resa una combattente; Suor Helley [in originale Angela Bassett, da noi Alessandra “Xena” Cassioli] agguerrita esorcista che cerca di aiutare la protagonista in quanto essa stessa fu una ragazza demoniaca; il suo scontroso mentore e cacciatore di demoni Manberg [da noi Pasquale Anselmo]; l’apparentemente benevolo ma marcissimo Padre Bests [in originale James Hong, da noi Olivero Dinelli]; l’empatico Raul, ragazzo ispanico transgender appassionato d’arte e la cui madre [doppiata da Ilaria Latini] è una procuratrice distrettuale che lotta strenuamente per far luce su vari malaffari; gli avidi e squallidi coniugi Klaxon [rispettivamente doppiati da Alberto Angrisano ed una quasi irriconoscibile Valentina Mari] disposti ad ogni maneggio pur di ottenere ciò che vogliono e che non si fanno problemi a mettere a tacere chi gli si oppone; la loro viziata ma non cattiva figlia; per finire con i 2 diavolazzi co-protagonisti [in originale Peele e il compagno di merende Keegan-Michael Key, da noi Paolo Vivio & Nanni Baldini], scaltri ma non particolarmente furbi, spesso sfaccendati e assuefatti dalla crema che usano per riportare in vita i morti e far ricrescere i capelli al loro padre-padrone [in orignale Ving Rhames, in italiano Alessandro Rossi].


Non meno importanti sono le tematiche che Selick & Peele vogliono veicolare: la definitiva accettazione della perdita e degli sbagli compiuti per potersi perdonare ed essere persone migliori spezzando quelle catene che invece condurrebbero all’eterno rimorso, il nichilismo e l’autodistruzione; al fare attenzione a ciò che si desidera e l’importanza dei legami con le altre persone; di farsi forza a vivere per coloro che non ci sono più; il rapporto generazionale tra vecchio e nuovo alla ricerca di un compromesso che valga; la lotta alla corruzione, al capitalismo e al consumismo (non a caso uno dei 2 coniugi Klaxon pur essendo di colore ha un parrucchino alla Donald Trump); la privatizzazione delle carceri per inseguire solo il profitto e la mancanza di spazi aggregativi.


Lo stesso capitalismo che viene criticato a quelli che sono gli antagonisti della vicenda è però qualcosa a cui agognano i 2 satanassi e il loro Boss nel voler imbastire dei grossi parchi divertimento. Anche perché nella dimensione di costoro tali concetti non esistono.


Ottima infine la colonna sonora curata dal francese Bruno Coulais [Microcosmos, I Fiumi di Porpora, Vidocq, Coraline, Mune il Guardiano della Luna, Wolfwalkers] con l’aggiunta di canzoni Punk/Crossover di cui la protagonista e i suoi genitori vanno matti (da sballo l’entrata in scena nel mondo dei vivi del Diavolazzo con in sottofondo “Cult of Personality” dei Living Colour).


Tuttavia l’operazione non è esente da difetti, riscontrabili per lo più nello sviluppo della storia, dove alcuni passaggi, intrecci e sotto-trame dati dagli altri personaggi vengono risolti in maniera fin troppo semplice e sbrigativa. Anche se non so dire se la colpa di ciò sia stata dovuta alla difficoltà nel dover realizzare la pellicola in piena pandemia rispettando scadenze, accordi e budget stipulati o se tali sviste fossero già insite nello script di base.


In conclusione, malgrado alcuni scivoloni nella scrittura che ogni tanto rischiano di intaccare il climax e il ritmo, “Wendell & Wild” è fantasy-horror per ragazzi piacevole ed efficace come se ne vedono sempre meno e che ci restituisce un artigiano dell’animazione di cui davvero si sentiva la mancanza e la cui poetica autoriale ben si lega con l’inventiva e il gusto per la satira socio-politica del genietto fanta-horror newyorkese.


Auguriamoci solo che Selick torni a stupire al più presto e possa lavorare con maggior continuità.

VOTO: 7.5


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